Arizona: la governatrice dice no alla legge anti-gay

Permetteva di rifiutare dipendenti e clienti gay per “convinzioni religiose”, ma il rischio di boicottaggio e le pressioni di politici, aziende e associazioni hanno convinto la governatrice a dire no.

Pericolo scampato in Arizona. La governatrice Jan Brewer ha posto il veto sul disegno di legge che permetteva a imprenditori, datori di lavoro e commercianti di rifiutarsi di avere dipendenti o clienti gay per rispettare le proprie convinzioni religiose. Le polemiche scatenate dall’approvazione da parte del parlamento del controverso testo, la posizione netta presa da più di 83 aziende, alcune delle quali di livello internazionale, e le forti pressioni ricevute hanno convinto la conservatrice Brewer a rifiutare la legge. Secondo la governatrice, la legge “non affronta una preoccupazione specifica legata alla libertà religiosa in Arizona, non ho sentito di un caso in Arizona dove sia stata violata la libertà di religione di un imprenditore. Il disegno di legge potrebbe portare a conseguenze indesiderate e negative”.

Tanto per fare un esempio concreto, nei giorni della protesta era anche circolate l’ipotesi che l’NFL potesse spostare la sede del SuperBowl del 2015 nel caso in cui la legge fosse stata emanata perché la politica della lega football “enfatizza la tolleranza e l’apertura e proibisce le discriminazioni in base all’età, il genere, la razza, la religione, l’orientamento sessuale ed altri standard impropri”. Conseguenze economiche, dunque, oltre che sociali. E si sa che rischi di questo genere hanno sempre una certa presa anche tra i più conservatori. Oltre alle associazioni lgbt e alle aziende, contro la legge si erano espressi anche noti politici statunitensi come il senatore repubblicano John McCain, l’ex candidato alla presidenza Usa Mitt Romney, il segretario di Stato John Kerry (secondo cui la Corte Suprema avrebbe comunque considerato la legge incostituzionale).

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