Aspettando l’Italia: la Corte portoghese ha detto “sì”

Si attende da lunedì la sentenza della Corte Costituzionale italiana sulla leggittimità delle nozze gay. Intanto, l’omologa portoghese ha ammesso i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Lo aveva promesso in campagna elettorale e lo ha fatto. Il premier portoghese, il socialista Jose Socrates e il suo governo hanno presentato una legge che consente anche alle coppie gay di sposarsi che però, dopo l’approvazione del parlamento, il  presidente Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante e membro del principale partito d’opposizione, ha voluto sottoporre al vaglio della Corte Costituzionale. Adesso la Corte si è espressa con una sentenza con la quale dà il via libera alla legge che autorizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Unico neo della legge è il divieto esplicito di adottare figli.  A favore della nuova norma si sono espressi 11 membri della Corte, mentre solo due hanno votato contro.

Adesso il presidente ha venti giorni di tempo per firmare la legge o porre il veto. Nel secondo caso, il parlamento dovrà votare

nuovamente la legge che sarebbe approvata anche con la maggioranza semplice. Questo potenziale inconveniente non ritarderebbe l’entrata in vigore della norma, prevista per l’estate. Il Portogallo diventa così il sesto stato europeo ad ammettere i

matrimoni tra persone dello stesso sesso insieme a Belgio, Olanda, Spagna, Svezia, Norvegia, cui si aggiungono Canada,

Repubblica Sudafricana, Massachussetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, Washington D.C. e alcune municipalità e/o regioni di Argentina, Messico e Brasile. Ricordiamo, poi, che sono 17 le nazioni in cui alle coppie gay vengono riconosciuti gli

stessi diritti di cui gono le coppie etero (Austria, Francia, Danimarca, Regno Unito, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Finlandia, Islanda, Andorra, Croazia, Colombia, Nuova Zelanda, Uruguay).

A pochi giorni dalla tanto attesa sentenza della Corte Costituzionale italiana, sentenza che sarebbe dovuta arrivare lo scorso 23 marzo ma che è stata rimandata a dopo il 12 aprile, le notizia in arrivo dal Portogallo sembrano di buon auspicio.

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Si felicita per il via libera che la Corte Costituzionale portoghese l’associazione radicale Certi Diritti.

"La Corte ha respinto le riserve del Presidente della Repubblica – affermano Sergio Rovasio e Ottavio Marzocchi, segretario e responsabile delle questioni europee dell’associazione -, ricordando il divieto di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale ed affermando che nulla nella Costituzione portoghese impedisce l’entrata in vigore di una tale legge, eliminando così l’ultimo ostacolo sulla strada del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Di fronte all’inazione del legislatore italiano Certi Diritti attende con fiducia la sentenza della Corte Costituzionale, prevista dopo il 12 aprile, nella speranza che l’Italia possa rientrare in Europa invece che allontanarsene sempre di più".

"La Corte (portoghese, ndr) ha spiegato che il concetto di matrimonio, proveniente da un certa tradizione, è oggi ben diverso,

aperto e in evoluzione  – si legge in una nota della presidenza di Arcigay – ed ha motivato l’approvazione con il fatto che l’apertura alle coppie gay e lesbiche non ostacola la salvaguardia dell’unione uomo-donna. Ora l’ultimo passaggio prima dell’entrata in vigore è la firma del Capo dello Stato".

"La comunità lgbt italiana attende con ansia e grande speranza questa decisione, auspicando che possa essere riconosciuto un

diritto fondamentale di uguaglianza e che finalmente le famiglie omosessuali possano smettere di essere invisibili grazie ad un

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riconoscimento pubblico dei propri amori e delle proprie relazioni – dichiara il presidente nazionale Arcigay Paolo Patanè –.  Più volte gli organismi europei hanno invitato i Paesi UE a dare dignità a tutte le relazioni familiari, convinti che solo attraverso la tutela di ogni persona e di ogni coppia si possa davvero costruire una nuova società ricca di molteplici relazioni affettive".