Attivista gay ucciso ad Aversa, nella chiusura delle indagini il racconto del terribile delitto

Vincenzo Ruggiero era stato ucciso e smembrato dal compagno di un’amica transgender, per gelosia.

Nei prossimi giorni Ciro Guarente, in carcere per l’omicidio del giovane attivista gay, sarà interrogato dalla pm Vittoria Petronella.

A distanza di quasi un anno dalla notte in cui fu ucciso Vincenzo Ruggiero, attivista gay di 25 anni, è stata notificata dalla Procura di Napoli Nord la chiusura delle indagini preliminari. Il dispositivo conferma il barbaro occultamento del cadavere tentato da Ciro Guarente, principale imputato della vicenda.

L’uomo, 36 anni, avrebbe assassinato Ruggiero per gelosia, a causa del suo rapporto d’amicizia con la sua compagna, la transessuale Heven Grimaldi. Nell’attuare l’omicidio, avvenuto con tre colpi di pistola, il presunto assassino sarebbe stato aiutato dall’amico Francesco De Turris, pregiudicato del quartiere Ponticelli, che gli avrebbe fornito l’arma.

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La vittima, Vincenzo Ruggiero.

Dopo l’uccisione di Ruggiero, avvenuta la notte del 7 luglio scorso, Guarente ha tentato di sbarazzarsi del cadavere cementificandolo in un massello costruito ad hoc all’interno di un autolavaggio. Nel dispositivo della Procura si legge che il corpo della vittima “è stato tranciato di netto in due parti con una accetta”, riempito di “acido, così da far sciogliere gli organi interni” per poi “ricompattare ciò che era rimasto per costruire, con il cemento a presa rapida, uno scalino”. La testa invece, che non è mai stata ritrovata sarebbe stata distrutta a colpi di fucile.

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Solo poche settimane fa, la famiglia della vittima aveva richiesto tramite i suoi legali di riavere finalmente i resti di Vincenzo, per potergli dare una degna sepoltura.