Liste di proscrizione? No, solo necessità di informare

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Aurelio Mancuso parla dopo la lista dei 36 senatori malpancisti del PD da noi postata ieri

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Da quando ieri Gay.it ha pubblicato l’elenco dei senatori che sarebbero contrari alla stepchild adoption e che voterebbero anche contro la legge sulle unioni civili , è scoppiato il putiferio.

Tra alcune smentite (per ora poche), balbettio e condanna per il metodo seguito, questi eletti del Pd non hanno ancora trovato il coraggio politico di rispondere a una semplice domanda: se l’aula dice sì alla stepchild voi voterete poi a favore della legge?

Che nel Pd su ogni provvedimento di una certa importanza si scatenino conflitti non stupisce. Volendo, questo fa pure parte della particolarità costitutiva di un partito che ha al suo interno visioni molte volte distanti non solo sui temi che attengono ai diritti delle persone, ma anche sull’economia, le politiche sociali, l’ambiente e così via. Anche la suddivisione classica tra cattolici e laici non regge, perché nell’elenco pubblicato (cui mancano alcuni nomi di senatori che per ora non hanno espresso pubblicamente la loro opinione) si possono individuare storie politiche e culturali assai differenti fra loro: dai comunisti più comunisti ai confessionali tridentini. Non deve nemmeno sfuggire che anche in questa discussione è presente, seppur lateralmente, l’elemento di scontro tra chi sostiene convintamente il segretario e chi invece ne vorrebbe la fine politica.

Insomma, nonostante il giusto fastidio, se non rancore, che tante e tanti di noi provano per il fatto che da 30 anni non si riesce in questo Paese ad approvare nemmeno una legge ormai superata dal matrimonio egualitario, sostenuto da governi di destra e di sinistra in diverse parti del mondo, in Italia si riesce a litigare sulle tutele ai minori. Se un bambino bisogna condannarlo per come è venuto al mondo, allora bisognerebbe avere il coraggio di sostenere che Erode avesse le sue ragioni nel sterminare i neonati di Israele. Il segretario del Pd ha chiaro che portare a casa la legge attiene anche alla sua credibilità di mantenere le promesse, è però possibile che molti dei senatori dissidenti non abbiano contezza di stare offrendo all’opinione pubblica del centro sinistra (e non solo) uno spettacolo inguardabile e, non perché sono contrari alla stepchild adoption, ma perché è legittimo il sospetto che sia una scusa per mandare all’aria le unioni civili.

Gli iscritti e gli elettori del Pd hanno il diritto di sapere cosa hanno intenzione di fare questi miracolati dalle parlamentarie, su cui magari un giorno anche chi oggi fa il furbo e tenta di far dimenticare, avrà il coraggio di dire che sono state in molti luoghi una porcata. Nessuna gogna mediatica, quindi, ma normale funzione di un sito di informazione (strettamente interessato al tema) di conoscere, di non dover registrare inerme ancora una volta un nulla di fatto. Le piazze del 23 gennaio e pure quella orribile dell’ennesimo cristiano reazionario Family Day, giustamente interpellano i parlamentari vogliono sapere, per cui ogni ambiguità è bandita. Decine hanno già aderito al raduno di piazza San Giovanni, qualcuno avrà il coraggio di sostenere le iniziative del movimento LGBT?

La politica non può accusare la società di dividersi in fronti contrapposti, se il copione si ripete stancamente è proprio colpa dell’ignavia diffusa nel Parlamento. Attendiamo fiduciosi risposte convincenti, rispettosi delle posizioni che ognuno si assumerà, non disposti a fare sconti o a indorare la pillola: chi voterà contro il ddl sulle unioni civili nel suo complesso, significa che è a favore delle discriminazioni, in palese contrasto con le norme del Codice Etico del Pd.

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