Australia: la battaglia sulle unioni gay non è finita

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Dopo l’intervento censorio del primo ministro il governo del Territorio della capitale preannuncia contromosse. Intanto anche i giudici e magistrati del paese vorrebbero pari trattamento per i gay.

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CANBERRA – Continua agli antipodi il dibattito sui diritti civili delle coppie composte da persone dello stesso sesso. Il Territorio della capitale australiana (ACT) non si da per vinto e promette battaglia al governo federale, dopo che il primo ministro conservatore John Howard ha annullato la legge che introduceva il diritto di poter contrarre un’Unione Civile per le coppie omosessuali residenti nel territorio di Canberra. Il ministro della giustizia dell’ACT, Simon Corbell, ha definito come «arrogante» e «non democratica» la mossa del governo del Commonwealth australiano e ha annunciato per i prossimi mesi una nuova proposta di legge che avrà le stesse finalità della precedente ma che sarà redatta in modo tale da porla al riparo dalle interferenze del governo federale, differenziando ulteriormente la definizione di Unione Civile da quella di matrimonio. Consapevole della stretta maggioranza (32 a 30) con la quale il Senato ha votato per il mantenimento del veto sulla legge dell’ACT il governo di Howard ha fatto sapere di essere disposto a prendere in considerazione una versione modificata di tale provvedimento.
Nel dibattito sulla questione si è nel frattempo inserito anche l’organo di rappresentanza dei giudici e dei magistrati che alla Conferenza dei giudici d’Australia ha presentato un documento alla propria Commissione per i diritti umani e le pari opportunità chiedendo che i partner omosessuali possano beneficiare dello stesso trattamento di vedove e vedovi delle coppie eterosessuali, sposate o de facto che siano. Secondo la mozione è discriminatorio che la legge sulle pensioni dei giudici faccia riferimento ai soli “marito” o “moglie”, impedendo quindi che i partner dello stesso sesso possano essere trattati come i partner di sesso opposto. Al documento ha aderito oltre le metà dei giudici e magistrati d’Australia. (RT)

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