Automobili: quando i gay cercano marche gay-friendly

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Nel considerare a chi dare i propri soldi uno dei fattori di valutazione può essere: ma questa marca ha pregiudizi o comportamenti aziendali discriminatori contro gay e lesbiche?...

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WASHINGTON – Cercasi auto gay-friendly. Il sito statunitense Gaywheels.com ha messo a disposizione dei propri lettori un servizio per aiutarli a decidere quale auto acquistare. Quando si vuole comprare una macchina nuova sono tanti i fattori da tenere in considerazione ma, tra questi, uno può essere quello di voler dare i propri soldi a una compagnia che sia gay-friendly, che “osi” rivolgersi direttamente anche al pubblico GLBT (Gay, Lesbico, Bisessuale e Transgender) e che non abbia per i suoi dipendenti regolamenti discriminatori. Le “ruote gay” a cui fa riferimento il sito riguardano appunto questi fattori, aiutando i lettori a individuare quelle compagnie che vendono le proprie auto negli Stati Uniti e che rispondano principalmente a un requisito molto importante: quello di riconoscere ai partner conviventi dei loro dipendenti, anche dello stesso sesso, gli stessi benefici (assicurativi e previdenziali, eccetera) che vengono riconosciuti a chi è sposato. Questo è di primaria importanza in un paese nel quale la possibilità d’accesso a cure mediche dipende fondamentalmente dalla copertura assicurativa derivante dal proprio contratto di lavoro.
In base al criterio suddetto le marche gay-friendly in America sono risultate essere Aston Martin, Audi, Bentley, Chevrolet, Chrysler, Ford, Jaguar, Land Rover, Mazda, Mercedes Benz, Mitsubishi, Saab, Subaru, Toyota, Wolkswagen e Volvo. Bocciate invece Acura, Hyundai, Mini, BMW, Infiniti, Nissan, Honda, Kia, Suzuki. Volendo fare una cosa simile riferita alla realtà italiana delle quattro ruote uno dei fattori potrebbe essere quello di individuare quelle marche non bigotte che hanno pubblicizzato i loro prodotti sui media rivolti alla comunità GLBT. Certamente Peugeot, Opel, BMW, Lancia, Mini, Renault e Europecar (per il settore noleggio auto) rientrerebbero con questo criterio nella categoria friendly, viste le loro campagne pubblicitarie apparse anche nel corso del tempo proprio su Gay.it. (Roberto Taddeucci)

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