Avvenire contro Concia per il matrimonio: è una provocazione

Il giornale dei vescovi attacca Paola Concia accusandola di essersi sposata per montare un caso sulla stampa. Lei: “a un eterosessuale non lo si avrebbe detto”, e pubblica la lettera del padre.

Due giorni fa le nozze, in Germania. Oggi la polemica, in Italia. Scatenata da un editoriale di Avvenire, che parla di "polverone propagandistico". Il matrimonio tra Paola Concia e Ricarda Trautmann finisce nel mirino del giornale dei vescovi e la parlamentare, insieme alla sua compagna, si dice "offesa" da "attacchi volgari" e preferisce lasciare spazio alla lettera che suo padre, 80enne, ha scritto a lei e a Ricarda, in cui dice loro: il vostro è "un amore diverso ma non per questo meno intenso e meno puro". In serata, la replica alla parlamentare del Pd del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio: "Stupisce me, e molto, che l’onorevole Concia associ il concetto di volgarità alle argomentazioni di Avvenire. Probabilmente non ha letto quel che abbiamo scritto, e se l’ha letto finge di non capirlo. Ma, appunto, a chi vuol celebrare un caso (condito di esclusiva fotografica) importano polemica e clamore non la sostanza…"

L’editoriale di Avvenire – A innescare il dibattito, un editoriale di Avvenire, dal titolo emblematico "Se si celebra un ‘caso’". Perché proprio

questa è la tesi sostenuta: quello celebrato tra le due donne è "un caso", "più che un matrimonio". Cioè "un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile, scontro". "Quello che colpisce e lascia perplessi – prosegue l’articolo – è la straordinaria macchina del consenso che si è messa in moto per trasformare un momento comunque intimo in un episodio segnato da una pesante etichettatura ideologica". Paola e Ricarda, dice insomma Avvenire, potevano amarsi e vivere insieme, niente glielo impediva in Italia. "E invece le due signore hanno preteso di convolare in Germania, con gran seguito di reporter e fotografi".

"Nessuno si sposa per provocare" – Ma su questo punto la Concia non ci sta e avverte il quotidiano cattolico: "Non c’è stata alcuna mercificazione: io e Ricarda abbiamo deciso di dare l’esclusiva a Vanity Fair gratuitamente, perché volevamo raccontare la nostra storia in modo vero e delicato, come è stato fatto". Paola Concia ha così deciso di querelare il quotidiano. "Nessuno si sposa per provocare. A nessuna coppia eterosessuale si sarebbe detto questo", ricorda la deputata che afferma di aver ricevuto tantissimi attestati di sostengo sul suo blog.

La lettera del padre – On line, la Concia ha pubblicato anche la

lettera che suo padre ha inviato a lei e Ricarda, non potendo essere presente alle nozze. "Solo voi potete sapere quanto è stato duro, difficile ed anche doloroso arrivare a questo giorno di felicità. Ho oltre 80 anni e neanche per me è stato facile capire e accettare fino in fondo – ammette -. Già da domani tornerete ad affrontare l’intolleranza e in qualche caso addirittura l’odio per chi ha fatto una scelta di amore". Ma "né a me né ad altri dovete rendere conto, ma solo l’una all’altra. Perché il diritto di amarvi è scritto più in cielo che in terra. In paradiso i matrimoni non ci sono ma l’amore sì".