BABILONIA: PARLANO I PROTAGONISTI

di

Il fondatore e l'ultimo direttore della testata gay spiegano il fallimento. Cossolo: «Troppe riviste free». Mario Anelli: «Quando le cose si calmeranno, svelerò cosa è successo».

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
5418 0

MILANO – Lo sapete: Babilonia ha chiuso i battenti. E a questo punto ci dovremmo seriamente chiedere perché mercato e imprenditoria puramente gay non riescono più, nonostante ogni sforzo, a rappresentarci. Perché se altri media continuano a vivere o sopravvivere, la chiusura della “storica” Babilonia rappresenta una sconfitta per tutto il movimento Glbt italiano. Mentre continuiamo caparbiamente a presumere che la comunità omosessuale necessita di strumenti anche editoriali per continuare le proprie battaglie.
All’estero, al contrario che da noi, gay e lesbiche sono considerati un target di mercato a tutti gli effetti, le riviste omo chiudono i bilanci in attivo e riescono a influenzare il target politico e culturale ottenendo risultati concreti. Altro che mass market italico. Dunque, Babilonia ha chiuso!

Pensata e voluta dal bravo Felix Cossolo nel 1982, ha cominciato a vivere l’anno dopo con una tiratura di 10 mila copie, un prezzo di copertina di 2500 lire, distribuita in edicola e librerie alternative dalla Dipress. «Esisteva un bollettino che si chiamava Lambda, ma sentivo l’esigenza di sbarcare in edicola. Trovati i soldi e il sostegno di un socio, Bartolo Miani, avviammo con il contributo di Ivan Teobaldelli e Mario Anelli, il progetto editoriale», spiega Felix.
Il mensile viene collocato tra le riviste porno, esiste già la difficoltà di reperire pubblicità e la piccola comunità gay, allora molto litigiosa, fa mancare il suo appoggio anche economico. L’identità di un brand gay è lontana e forse manca l’uso corretto delle tecniche di marketing, l’identificazione di una fascia di persone che ha bisogni diversi. «L’errore grosso – dice Cossolo – era la mia incoscienza. Come potevo con 13 milioni di lire (la mia liquidazione Fiat) editare un giornale nazionale ed andare in edicola? Eppure ce l’abbiamo fatta, affiancando iniziative come i campeggi gay, le feste di autofinanziamento, le guide gay, il videotel, la libreria, il volontariato».
E’ proprio la Libreria Babele a “distrarre” Felix dai ritmi massacranti della rivista, dove gli tocca fare anche fattorinaggio e pulizie.

Lascia Babilonia e si trasferisce nella libreria gay di via Sammartini a Milano. Oggi ha sei testate, tutte in attivo e conclude: «Attualmente ci sono tre riviste free: a me sembrano troppe. Ho proposto una fusione tra Pride e Clubbing, la prima sarebbe utile andasse in edicola e sono anche disposto a finanziare il passaggio, ma dubito che sarà accettata. Eppure non vedo alternative, se vogliamo veramente continuare a sostenere le battaglie civili di tutto il movimento».
Ma alle lotte per i diritti si mescola la passione politica e a molti non piace una Babilonia che si mostra compiacente con quella destra che ama sperimentarsi sul linguaggio ma rifiuta di esporsi nelle piazze. «Se la sinistra non fa nulla – dicono – per la destra non esistiamo o veniamo insultati». La situazione in redazione non è delle più rosee, mentre fuori qualcos’altro succede. Succede che nascono nuove iniziative editoriali come Pride, Guidemagazine, il recente Clubbing che snobbano la grande distribuzione e arrivano direttamente e gratuitamente nei bar e ritrovi gay. A quel punto a Babilonia non si discute di redditività del capitale investito ma di come uscire indenni da una situazione sempre più grave. Le risorse pubblicitarie sono sempre state scarse e la comparsa di nuovi soggetti non aiuta certamente. Ma si apre anche uno scontro ideologico e politico tra coloro che accusano Mario Anelli, ultimo “deus ex machina” del periodico, di aver abbandonato l’interlocutore privilegiato dei gay, cioè la sinistra, e quanti pensano che la lotta per i diritti dei gay è una sola, equidistante dai partiti.

Anelli, raggiunto al telefono, non intende parlare, ha l’animo iroso verso coloro che hanno puntato l’indice accusatorio contro di lui. «Parlerò a tempo debito – dice – visto che rimangono delle cause pendenti riguardo a Babilonia. La mia esperienza e il mio lavoro è tutta scritta sul giornale, quando finirà tutto questo baillame, scriverò anch’io qualcosa in merito a questa vicenda». E alla fine spiega: «Poi, se a qualcuno interessava qualcosa, io sono andato via un anno fa; non ce ne si può occupare così a distanza di tempo solo perché qualcuno mi etichetta a destra o a sinistra. Magari questa mia posizione è anche sbagliata ma le cose che ho finora fatto le ho sempre pagate in prima persona. Se c’è una persona che non ha guadagnato in Babilonia, quella sono io, ma la cosa non è semplice e dura da tre anni senza che nessuno se ne sia interessato. Quello che ha scritto Giovanni Dall’Orto è roba da diciottenni, comunque libero di pensarla come crede. Poi le cose che mi riguardano non sono concluse, perché Babilonia srl esiste ancora e non dirò altro finché non sistemo tutte le questioni ancora in ballo». Amen!
Non sta a noi giudicare le parole dell’ex direttore, ma forse dovremmo tutti fare un breve esame di coscienza se le cose sono arrivate ad un punto così critico e il livello di litigiosità così acuto. Intanto l’editore Mario Baggi e soci hanno chiuso e venduto la testata, vanto di decenni di informazione per la comunità omosex italiana. Il nuovo editore non intende sbilanciarsi, ma resta fondamentale la ricerca di un mercato e di spender pubblicitari capaci di dare energia e vitalità ad un prodotto che forse di gay manterrà solo quel nome che ci ha guidati e rassicurati per tanti anni.
Se vuoi commentare questo articolo o leggere il dibattito sul Forum, fai clic qui.

di Mario Cirrito

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...