Il caso dei Bagni misteriosi di Milano: la piscina senza Coca Cola per salvare i bambini ricchi dal degrado

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Impazza sul web la polemica. Selvaggia Lucarelli contro Andreèe Ruth Shammah, la direttrice del Teatro Franco Parenti. Milano spaccata tra sostenitori e critici.

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Ha da poco inaugurato a Milano una nuova piscina all’aperto. Un progetto importante, di cui si parlava da mesi, anzi da anni. Un luogo storico, quello dell’ex piscina Botta, ora Bagni misteriosi, complesso balneario chiuso da 8 anni e da tempo in uno stato di degrado assoluto. È stato salvato dalla rovina e trasformato in un posto a quanto pare molto bello dalla Fondazione Pier Lombardo del polo culturale del teatro Franco Parenti, uno dei luoghi istituzionali della cultura milanese. Un posto in cui vengono organizzate in continuazione cose importanti e pregevoli. E fin qua tutto bene.

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A innescare la polemica, tutt’ora in corso, sono stati alcuni post su Facebook e alcuni articoli sul Fatto di Selvaggia Lucarelli, rabdomante della provocazione, reagendo ai quali la dispotica e poco diplomatica matrona del Parenti, Andrée Ruth Shammah, si è esibita, sulla sua bacheca Facebook, in una serie di commenti imbarazzanti, censurando ogni incursione di dissenso, compresa la mia. Tra i bannati infatti c’è finito pure il sottoscritto, reo di aver espresso la propria opinione civile anche se fastidiosa. Ma capisco che sono giornate tese, succede.

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La nota ironica dei commenti della Lucarelli è che la piscina sia, di fatto, un tempietto del radical chic. Stiamo imparando che quelli del Parenti se dici che la piscina misteriosa è radical chic ti mangiano vivo. Loro sono di sinistra, progressisti, vicini al popolo, che radical chic e radical chic. Eppure il sostegno dalle signore della sinistra bene milanese, 15-20 euro di ingresso nel week end, il bar bio-natural-green-km 0, Einaudi e i Radiohead in sottofondo, l’erbetta perenne sintetica da presepe laico, tutto ciò come lo vogliamo chiamare?

Agli amici del Parenti stanno girano fortissimo le balle: erano alcuni anni che si aspettava la riapertura della piscina di via Botta. L’ha preceduta una gran mobilitazione di iniziative e retorica sinistrorsa, tutta all’insegna del valore sociale e politico e urbano e estetico. Ora che la piscina ha aperto s’è scoperchiata la vasca di Pandora: si parla, nel week end, di un 100% in più rispetto al prezzo delle piscine comunali milanesi. Il bar – “Un posto incredibile”, vola basso – è stato affidato al team che gestisce la Cascina Cuccagna, noto locale all’aperto dalle velleità bucoliche.

Serate jazz e aperitivi esclusivi sotto le stelle sono in programma per la corrente stagione estiva. Magnifico. Ma a quanti parla questo progetto? Alla Cuccagna (nota anche come “Un posto a Milano“), permettetemi questa nota personale, per festeggiare il compleanno tentarono di impormi un catering privato. Costo 400 euro. Questa la condizione per riservarmi un tavolo. Perché, giusto per capire di che tipo di posto stiamo parlando, loro dicono che non riservano tavoli – vogliono giocare al centro sociale sciallato, che accoglie tutti. Ma se paghi (tanto) ti tengono il tavolo e ti forniscono pure lo schiavetto che ti serve. Capito, no?

Il confronto con le piscine comunali è continuo: la stessa Shammah nei suoi post ha scritto – e buon dio, non ci si crede: “ai Bagni vogliamo persone educate che apprezzino il restauro i fiori la musica soffusa e che non facciano fuggire le mamme e i bambini che nelle altre piscine non vanno più a causa di ladri pedofili schiamazzatori sporcizia e altro” (non cercate le virgole perché non c’erano).

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Vorremmo dire che ok, tutto benissimo, una favola metropolitana, ma per piacere, che non la si butti sulla cosa per i milanesi, il progetto sociale per salvare i bambini dal degrado. Perché dal degrado lì si salvano solo i bambini ricchi. Tariffe alla mano, mamma papà e, poniamo, due figli, nel week end per entrare spendono 48 euro e se vogliono mangiare qualcosa al bar “incredibile”, addio. Quelli di Rozzano organizzeranno un crowdfunding. 

E’ davvero insopportabile la retorica pseudopolitica che in tanti hanno cercato di riversare su questo progetto. Una retorica che ora si è ridotta al continuare a menarla che è bellina pulitina che non ci sono rotture di palle e tamarri. Quando, almeno sulla carta, quelle rotture di palle e quei tamarri in teoria sono ciò per cui chi guarda “a sinistra” si dovrebbe battere. Volerli tenere a distanza è interessante, vien voglia almeno di farlo notare a queste signore bene della sinistra meneghina, che dovrebbero militare con la Santanché. Sono stronze uguali ma si vestono peggio. Viene da preoccuparsi per questa gente che vive dissociata, che predica bene e razzola creando metafisici bagni retrò dove, con una cuffietta con su il dipinto impressionista costo 10 euro, l’orecchio testo all’assolo jazz e n’addentata al sandwich mignon che costa come una pizza margherita, puoi osservare dall’alto la dignità dei migranti che però puzzano quindi se devono andare in piscina vadano al Lido, la piscina dei poveri in piazzale Lotto, grazie. E senza bere la coca perché fa ruttare, senza patatine che poi ci ungete tutto brutti schifosi.

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