Bambini sì, ma solo eterosessuali

Perchè l’immagine di un neonato utilizzata per far passare un messaggio sociale è rivoltante mentre quella di un bambino che si atteggia da adulto non lo è? La “pedofilia aziendale”.

Se sentite un bambino che fa "oooh", oggi, probabilmente è appena rimasto ammaliato da uno spot che pubblicizza l’ultima diavoleria a lui dedicata. E i bambini fanno "oooh" sempre di più perchè nella "loro" fascia, quella pomeridiana, passano centinaia di pubblicità che vogliono propinare qualsiasi cosa: giocattoli, merendine, vestiti e altro. Quei prodotti, ci dicono i dati, occupano una fetta di mercato sempre crescente: il 3% degli investimenti. Una cosa enorme ma che sarebbe innocua in sè. Il fatto è che queste opere di persuasione richiedono la presenza negli spot dello stesso target cui esse sono rivolte: i bambini.

Ve la ricordate la famigliola serena che corre nei campi di grano, ride contorniata da un’aurea di beatitudine e si ritrova unita intorno a un tavolo intenta a sgraffignare merendine ipercaloriche (ma quanti figli avevano quei due?)? Quell’immagine del Mulino Bianco, oggi Barilla, veicolava valori che agli italiani piacciono molto. Inteneriscono. Sono un elemento fondamentale della comunicazione.

La presenza dei bambini negli spot è un problema talmente grande che la legge gasparri del 2006 tentò di arginarlo proibendo l’uso dei minori in televisione. Un tentativo che si dovette scontrare con le lobby della comunicazione, che vinsero. E giusto per far capire quanto è grande il problema nel marketing è stata addirittura coniata l’espressione "Corporate Paedophilia", che significa pedofilia aziendale, per quelle pubblicità che impiegano immagini sessualizzate di bambini e bambine. La sessualizzazione viene perseguita principalmente attraverso l’abbigliamento, la postura, il trucco. Bambini che si atteggiano ad adulti.

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Con la campagna contro l’omofobia lanciata dalla Regione Toscana non c’entra nulla la pedofilia aziendale, non ci sono pre-adolescenti sessualizzati, né altro del genere. Tutto ciò è sempre stato prerogativa del mondo eterosessuale. Le città di quella Regione saranno tappezzate con un neonato che non sappiamo neanche se sia davvero “homosexual”. Ma la foto, di per sé, è ripugnante – ha detto un politico cattolico. Immagino che il ragionamento sia stato: “accostare un simbolo dell’ innocenza a un vizio è una cosa che mi fa venire la nausea”. Mi sento di dire al politico dell’UDC: quella campagna è anche per lei, onorevole Volontè.

E una domanda: che danno provoca un neonato "utilizzato" per far passare un messaggio di rispetto e tolleranza? È davvero quella un’immagine ripugnante? O lo è piuttosto la foto di una bambina vestita da capo a piedi con una marca di abbigliamento che porta il nome di una bambola? Perchè il rischio è che fra spot e trasmissioni le liste di attesa per fare la Velina si allunghino. Poi, visto che nel mucchio qualche lesbica ci sarà, che almeno possa vivere in una società senza discriminazioni.

Daniele Nardini

direttore dei contenuti

di Daniele Nardini