BASTA ALL’ODIO!

Roma unita, dopo il brutale omicidio di Paolo Seganti, per porre un freno alla violenza omofoba. Martedì fiaccolata in Campidoglio. Veltroni annuncia provvedimenti. Commozione ai funerali.

ROMA – Una fiaccolata per ricordare Paolo Seganti, ucciso lunedì scorso nel parco di via Val d’Ala, nel quartiere Montesacro, e con lui le altre 199 vittime dell’odio omofobo uccise negli ultimi dieci anni in Italia. La manifestazione si svolgerà in piazza del Campidoglio a Roma, eccezionalmente concessa dal sindaco della Capitale. Il Comune di Roma, nella persona dell’assessore alle Pari Opportunità, Mariella Gramaglia, era presente anche ai funerali del ragazzo, massacrato con almeno 30 coltellate la notte di lunedì 11 luglio nel parco in Via Conca d’ Oro, nel quartiere Montesacro dove era solito recarsi per innaffiare alcune piante che lui curava. Paolo Seganti, 38 anni, ex studente di teologia, cattolico praticante, era da anni impegnato in alcune associazioni di volontariato.

Una città unita nel doloreUna profonda commozione ha colto tutti alla notizia del brutale assassinio; anche il sindaco Walter Veltroni ha immediatamente deciso di far svolgere la fiaccolata commemorativa in piazza del Campidoglio, solo raramente concessa per iniziative popolari: «Siamo favorevoli alla fiaccolata in memoria di Paolo Seganti in Campidoglio essendo una manifestazione senza colore politico o partitica – ha dichiarato il primo cittadino della Capitale sabato pomeriggio, dopo i funerali di Paolo – Non sapevo di questa manifestazione, ma quando l’ho saputo ho dato subito il mio consenso perchè la piazza del Campidoglio è una piazza di impegno civile ed è il luogo giusto per una manifestazione come questa».

Fiaccolata contro la violenzaIl programma della fiaccolata, alla quale hanno aderito Arcigay Ora, il circolo Mario Mieli, Di’ Gay Project e molte altre associazioni glbt romane, comincia alle 21 con un raduno in piazza San Marco (nei pressi del capolinea degli autobus alla base della Scalinata del Campidoglio) e mezz’ora dopo inizierà il corteo che si dirigerà fino a piazza del Campidoglio. In seguito il canto del Coro Religioso degli amici di Paolo, e poi l’intervento dei genitori del ragazzo e di un rappresentante del Comune.

La concessione della piazza testimonia l’impegno della amministrazione capitolina nella lotta alla violenza omofoba, confermata anche nella presenza ai funerali dell’assessore Gramaglia, e dalla intenzione, annunciata dallo stesso Veltroni, di portare la questione degli omicidi di omosessuali a Roma all’ordine del giorno del prossimo Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. «Paolo Seganti – ha detto Veltroni – non è il primo gay che viene ucciso a Roma e penso che sulla questione occorra riflettere con determinazione per capire e tutelare gli omosessuali al modo giusto».

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Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma, ha commentato positivamente l’atteggiamento del Comune: «Oltre alla fattiva collaborazione per l’organizzazione della Fiaccolata – continua Marrazzo – è apprezzabile l’annunciata volontà del Sindaco di ragionare sulla definizione di una struttura dedicata alla lotta contro l’omofobia. Arcigay Roma, con il sostegno della Provincia di Roma, sta lavorando a un numero verde contro l’omofobia, che partirà a settembre».

«Roma è una città aperta e solidale – dichiara il presidente Onorario di Arcigay, Franco Grillini – e la violenza di pochi non può intaccare la vita civile e democratica della città dove esiste una delle più grandi comunità glbt del paese».

«La fiaccolata di martedì – conclude Grillini – vuole essere una occasione per tutti per affermare i valori di civiltà, tolleranza e convivenza civile contro la furia omicida che ha fatto decine di vittime tra gli omosessuali a partire dal delitto Pasolini 30 anni orsono».

«La drammaticità della morte di Paolo ha sconvolto la nostra comunità – ha aggiunto Marrazzo presidente Arcigay Roma – sono molte e sempre più numerose le adesioni delle associazioni gay e non, della cittadinanza, dei politici, e delle istituzioni, etc. ad oggi ricevute. Questa giornata la dedichiamo a Paolo e alle tante vittime degli “omocidi”».

Alla fiaccolata hanno aderito tutte le associazioni glbt (gay lesbiche bisessuali transessuali) romane: sabato sera al Gay Village la musica è stata fermata per alcuni minuti, durante i quali è stata ricordata la figura di Paolo Seganti e di quanti come lui hanno perso la vita per mano dellla società Roma Natura, Amnesty International, la federazione romana dei DS, Gayleft (consulta omosessuale dei Ds) e il suo portavoce per Roma e per il Lazio Alfredo Capuano che hanno realizzato dei manifesti per la rendere nota ai cittadini la fiaccolata; saranno presenti Alessandro Cecchi Paone, Vanni Piccolo (presidente nazionale Gayleft), Titti de Simone (deputata Prc, di Arcilesbica), Franco Grillini (deputato Ds e presidente onorario di Arcigay), l’assessore del Comune di Roma Mariella Gramaglia e il Consigliere della Regione Lazio Enzo Foschi.

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Funerali commossiSabato mattina si sono svolti, presso la chiesa di San Frumenzio di via Cavriglia, a Roma, i funerali di Paolo, ai quali hanno partecipato centinaia di persone commosse. Alla cerimonia erano presenti gli amici di Paolo, i familiari, con la madre Augusta, il padre Giuseppe e la sorella Marina, i compagni della parrocchia che per tanti anni aveva frequentato dedicandosi al volontariato e molti esponenti della comunità gay romana, oltre all’ assessore capitolino alle Pari Opportunità, Mariella Gramaglia.

I funerali hanno toccato momenti di grande emozione, sia durante l’ omelia di padre Giampaolo Palmieri, sia, soprattutto, quando a parlare sono stati la mamma di Paolo e il suo amico Vincenzo. «Basta con quelle facce piene di rabbia! Basta. Noi non siamo odio, noi siamo amore!» ha quasi urlato tra la commozione generale Vincenzo, che tra le lacrime ha raccontato di Paolo, come lui diviso «tra l’amore per la Chiesa di Cristo e la mia attitudine sessuale».

«Noi – dice mentre la voce gli trema – saremmo peccatori? Saremmo gli ultimi? Ma Cristo dice di amare gli ultimi. Ci vedete far festa per tutta la notte, magari bevendo whisky… Ma non capite che lo facciamo perchè siamo soli? Che siamo disperati? Sapete cosa passa nei nostri cuori? Anche Paolo non trovava pace. Paolo cercava il Cristo…».

A celebrare le esequie è padre Giampaolo Palmieri. Nell’omelia parla della Gerusalemme del cielo, «dove non c’è morte, non c’è bisogno di cibo perchè ci sono i frutti dell’albero della vita. E’ la città che tutti desideriamo. La nostra, invece, è piena di contraddizioni e insieme alle grida di gioia ci sono le grida della paura e del dolore. C’è gente che grida per fame e per sete, per il dolore, e chi grida perchè è innocente e viene ingiustamente ucciso. Anche Paolo ha vissuto il fato dell’innocente che grida nella città che dorme. L’innocente che grida perchè perseguitato».

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In prima fila, davanti alla bara di legno chiaro circondata da mazzi di fiori, ci sono il padre Giuseppe e la sorella Marina. A lato, tra i ragazzi della comunità di omosessuali cristiani ‘La Sorgente’, c’è la mamma Augusta, ch eprende la parola con voce flebile, parlando di quel figlio che per lei «era più di un figlio, perchè vivevamo insieme nella stessa casa». Nelle parole della madre, Paolo «aveva sempre un parola per tutti, per chiunque avesse bisogno: Paolo era generoso, altruista, riservato. Quando non poteva intervenire direttamente, lo faceva attraverso i padri comboniani in Brasile, con i quali aiutava tante famiglie. Paolo – continua la mamma – non ha mai discriminato nessuno per la classe sociale, per la razza, per la religione. Mi ha insegnato che c’è la morte ma io non accetto che un corpo così bello possa essere stato dilaniato da un altro uomo, o da altri uomini. Però non odio queste persone. Provo soltanto molta pietà: oggi i valori della vita si sono persi e che ce li ha è considerato strano o scemo. Paolo non era scemo, era un uomo di fede».

Al termine cerimonia un lunghissimo applauso ha accompagnato la bara di legno chiaro che usciva dalla chiesa prima di compiere l’ ultimo viaggio verso il cimitero di Prima Porta. Tutti si chiedono cosa sia successo nel parco di via Conca d’oro nella notte tra domenica e lunedì scorsi. Nessuno trova il perchè di un tale accanimento sul corpo di una persona che non aveva mai fatto del male a nessuno e che è morto a pochi metri dai palazzi che affacciano sul parco.

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