Bene l’operazione outing. Goffe le critiche. Restano i “ma”

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Aurelio Mancuso farà bene a pubblicare i nomi degli omofobi gay. Certo, questa pratica è figlia della barbarie di un paese nel quale a "vizi privati" non corrispondono...

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Tra me ed Aurelio Mancuso, si sa, è da tempo che non corre buon sangue. Sono stato tra i principali critici della sua presidenza di Arcigay perché ritenevo – e credo che gli eventi successivi mi abbiano dato ampiamente ragione – che lui fosse il principale responsabile di un profondo depauperamento ed isolamento politico della maggiore associazione lgbt italiana.

Eppure, almeno in linea di principio, non mi dispiace questa iniziativa dell’OUTING che lui ha annunciato per il 23 settembre – salvo poi, in modo un po’ goffo, annunciare che sarebbe stata opera di fantomatici "stranieri", evidentemente profondi conoscitori del mondo gay italiano -.

L’outing è una pratica politica assolutamente legittima in un paese, quale è evidentemente il nostro, nel quale a "vizi privati" non corrispondono mai "pubbliche virtù": che gli omosessuali palesemente schierati contro il riconoscimento di minimi diritti a gay, lesbiche e transessuali finiscano "sputtanati" sui media italiani lo trovo assolutamente legittimo. Certo, questa pratica è figlia della barbarie di questo paese, in cui noi omosessuali ci ritroviamo costretti ad una pratica che altrimenti sarebbe eticamente inammissibile, per provare a sfondare l’isolamento politico nel quale siamo ormai da almeno cinque anni e ottenere qualche straccio di diritto, così come avviene ormai in tutti gli altri paesi della Vecchia Europa.

Le critiche mosse ad Aurelio le trovo altrettanto goffe. Tirare fuori la tutela della privacy quando nessuno – giustamente – alza un dito contro lo "sputtanamento" quotidiano del primo cittadino italiano, leggi Silvio Berlusconi, di cui conosciamo tra un po’ ormai anche la misura delle sue doti, lo trovo davvero sconcertante: del resto, la privacy dei personaggi pubblici è oggettivamente limitata, come ebbe modo di dire lo stesso Garante della Privacy quando proprio Gay.it fece l’outing del "fidanzato d’Italia", tale Beppe Convertini, con una sentenza storica che ci dette ragione nel 2008.

Urlare alla "violenza politica" sulla decisione degli amici stranieri di Aurelio (sic!) in un paese che – purtroppo – vive da anni nella violenza politica, di destra e di sinistra, mi sembra altrettanto grottesco: il mondo gay italiano non vive sulla Luna e bene o male di questa Italia noi abbiamo tutti i pregi e tutti i difetti – il che, di per sé, sarebbe un ottimo motivo per trasferirsi all’estero -.

Mi preoccupano piuttosto le modalità dell’operazione politica di Aurelio. Come saranno resi noti questi nomi? Con quali dichiarazioni e prove a supporto? Saranno semplici illazioni, come tante e quotidianamente ne sente chi vive dentro il mondo lgbt, oppure vedremo foto e leggeremo messaggi privati? Con quale criterio molti gay noti del mondo della politica saranno "sputtanati" o graziati dagli amici di Aurelio? Chi deciderà chi si e chi no?

Un potere così vasto nelle mani di una sola persona e dei suoi fantomatici amici stranieri (doppio sic!), avendo contro gran parte dell’associazionismo lgbt italiano, Arcigay in testa, mi preoccupa, specie conoscendo il curriculum vitae di Aurelio. Vedremo come saprà usare questo potere e in che modo questa operazione sarà condotta: solo allora potremo dire se sarà stata utile e corretta o – come già urla qualcuno evidentemente dalla sentenza troppo pronta – assolutamente distruttiva per un mondo lgbt già sufficientemente isolato.

Alessio De Giorgi

Direttore di Gay.it

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