BERLUSCONI: NO A LEGGE SUI PACS

‘Le unioni gay e non possono essere regolate grazie al codice civile, senza indebolire la famiglia’. Così il premier chiarisce la sua posizione sulle coppie di fatto. Replica Arcigay: è disinformato.

ROMA – Il silenzio si rompe a Radio Anch’io, in uno degli ennesimi interventi nelle emittenti pubbliche e private del premier. «Non credo si debba andare verso una legge, perché così facendo si indebolirebbe l’istituto della famiglia che ha da essere la famiglia naturale basata sull’unione tra uomo e donna». Con questa frase Silvio Berlusconi chiarisce il suo pensiero in tema di tutela delle unioni di fatto. Secondo il premier «questo non toglie che quando ci sono unioni tra coppie eterosessuali o omosessuali, queste non possano regolare i loro rapporti tutelandoli con accordi grazie al codice civile». Quanto poi agli annunci sulla volontà di legiferare in materia da parte dell’Unione, Berlusconi si è chiesto come «faranno i tanti cattolici che sono nella Margherita e nella sinistra a restare con chi professa principi opposti a quelli della religione». Per Berlusconi «sicuramente può essere fatto e non c’è bisogno di una legge che indebolisca la famiglia».

«Evidentemente Berlusconi non sa leggere – replica Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario Arcigay – perchè ciò che propone il Pacs è esattamente una modifica del codice civile per garantire alle coppie di fatto, etero od omosessuali, diritti verso terzi (ospedali, tribunali, previdenza ecc.). E’ incomprensibile perchè si polemizzi a tutti i costi sui pacs diversi, distinti e distanti dal matrimonio tradizionale anche perchè la proposta di legge italiana è più moderata, rispetto a quelle già approvate in quasi tutti i paesi europei (Berlusconi si documenti)».

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Per Grillini, «la polemichina da quattro soldi che Berlusconi sta conducendo contro i pacs, su ordine del “politicamente malconcio” Bossi, spacciandosi come alfiere del clericalismo oscurantista rivela, in realtà, la vera natura di una destra che straccia la cultura liberale e i diritti individuali di libertà buttandoli al vento come coriandoli. Non può essere la Chiesa, non può essere un partito, non può essere Berlusconi a decidere qual è la natura delle relazioni meritevoli di tutela giuridica. I cittadini dovrebbero decidere in prima persona, nella loro faticosa vita quotidiana, all’interno delle loro relazioni affettive e d’amore delle loro unioni. E questa è la differenza tra uno Stato totalitario e uno Stato liberale».

Anche Alessandro Zan, responsabile nazionale Pacs di Argigay, replica alle parole del premier: «Come fa Berlusconi a dichiarare che il Pacs indebolirebbe la famiglia quando lui è divorziato? da che pulpito!». Zan ricorda che «l’articolo 29 della nostra Costituzione sancisce che lo Stato non può non tutelare la famiglia fondata sul matrimonio ma non dice che è vietata una norma che garantisca tutele alle coppie di fatto sia omosessuali che eterosessuali e la recente risoluzione del parlamento europeo che invita gli stati membri a eliminare tutte le disparità di trattamento verso le persone omosessuali e a riconoscerne le unioni è praticamente un richiamo all’Italia, ultimo grande paese europeo rimasto senza una legge come il Pacs».

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«Berlusconi – conclude Zan – che attacca l’euro e viola sistematicamente i richiami sul riconoscimento dei diritti civili si pone definitivamente fuori dall’Europa».

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