Bermuda, la legge che cancellava il matrimonio egualitario è incostituzionale

L’arcipelago del Commonwealth era stata la prima nazione ad aver cancellato le nozze dello stesso sesso.

La Corte Suprema delle Bermuda ribalta la decisione del governo sul matrimonio egualitario: vietarlo è contro la Costituzione.

L’arcipelago delle Bermuda, stato sovrano facente parte del Commonwealth britannico, potrebbe presto riavere il matrimonio egualitario. Il massimo tribunale del Paese ha infatti bollato come incostituzionale la legge con cui era stato abrogato a un anno dalla sua introduzione.

Le Bermuda erano state la prima nazione al mondo a fare questo passo indietro, se si esclude quanto avvenuto in Slovenia, dove fu un referendum popolare a cancellare il progetto di legge in discussione sul matrimonio egualitario, portando il Parlamento ad optare per l’introduzione delle unioni civili.

Secondo quanto riporta la Royal Gazette, il presidente della corte delle Bermuda Ian Kawaley ha motivato la sentenza dichiarando che “Le parti del Domestic Partnership Act convertite in legge quest’anno erano incostituzionali perché contrarie ai dettami della Carta fondamentale che tutelano la libertà di coscienza e di credo”.

La decisione entrerà in vigore solo tra sei settimane, periodo durante il quale il governo delle Bermuda potrà fare ricorso affinché il matrimonio egualitario venga nuovamente cancellato. L’esecutivo ha già annunciato che procederà in questo senso.

bermuda matrimonio egualitario
Una protesta contro la cancellazione del matrimonio egualitario nelle Bermuda.

“Coloro che credono fermamente che le nozze tra persone dello stesso sesso non debbano avere luogo per motivi religiosi o culturali hanno tutto il diritto di pensarla così e le loro idee sono protette dalla legge – ha aggiunto il giudice Kawaley – Ma al contrario, non possono chiedere che la legge tolga diritti ad altre persone che credono nel matrimonio egualitario la stessa tutela perché hanno il pensiero contrario”.

Sul caso delle Bermuda era anche intervenuto il governo inglese, con la premier Theresa May che, pur rifiutandosi di ricorrere contro la legge dell’ex dominion britannico, aveva espresso profondo rammarico per la decisione di togliere il matrimonio egualitario.

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