Bersani: “Sì alle unioni gay ma niente matrimoni”

Il leader del Partito Democratico fa sapere di essere d’accordo ad una regolamentazione delle coppie di fatto purché la soluzione non sia il matrimonio. Critiche da gay e lesbiche del PD.

Giusto regolare le unioni anche tra i gay, ma non come "matrimoni". Il segretario del Partito Democratico dice la sua sulla sentenza che era attesa ieri della Corte Costituzionale in merito ai matrimoni gay. Durante un’intervista di Enrico Mentana a MentanaCondicio, su Corriere.it, Bersani ha detto che «Uno Stato che non regola le convivenze stabili viene meno a un suo compito». Ma «la Consulta ci chiarirà sul fondamento Costituzionale della terminologia», «per noi il matrimonio è una cosa, e diciamo che altre forme di convivenza hanno regolazione diversa. Io sono per regolare altre convivenza con forme non sovrapponibili a quella del matrimonio».

Le parole del leader del PD non sono piaciute ai gay del suo partito. Il gruppo 3D – Democratici per Pari Diritti e Pari Dignità, ad esempio, che nel partito rappresenta proprio l’ala lgbt, ha consigliato a Bersani di «aspettare l’importante sentenza della Corte Costituzionale che sta esaminando la questione del matrimonio gay. Bersani, inoltre, ospite del Congresso nazionale di Arcigay aveva annunciato l’apertura di un dibattito sul tema nel Partito Democratico. Oggi assistiamo, al contrario, a una presa di posizione netta e ben definita. Per questo chiediamo a Bersani e a tutto il gruppo dirigente del Pd di aprire finalmente degli spazi di confronto per discutere sui diritti delle persone lesbiche e gay: sono certo che la maggioranza dei nostri iscritti sia a favore del matrimonio gay».

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Lo stesso concetto è stato espresso dall’onorevole Paola Concia che giudica le parole del leader come inopportune «mentre la Corte Costituzionale era ancora riunita in camera di consiglio e non aveva ancora emesso il pronunciamento sui matrimoni tra persone dello stesso sesso». «Essendo un uomo accorto, sai bene che quello che hai detto a proposito della regolamentazione delle unioni  tra persone dello stesso sesso è una tua opinione, rispettabilissima perché sei il nostro segretario: ma sai anche bene che il PD è un partito plurale e che prima di decidere una posizione sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, dovrà fare una discussione democratica, che coinvolga tutti».

Contraria al Bersani-pensiero anche Cristiana Alicata, che per il PD si candida alla Regione Lazio nella provincia di Roma. «Dispiace che un partito progressista europeo sottilizzi ancora sulle parole. Abbiamo tre candidati, Nichi Vendola, Mercedes Bresso ed Emma Bonino che hanno dimostrato di essere professionali, laici, credibili e affidabili e lui risponde in modo titubante temendo di deludere qualcuno». «Non è possibile che il mondo lgbt sia già arrivato alle famiglie omogenitoriali e la politica stia ancora a sottilizzare sui termini da usare perché alcuni fanno ancora paura o perché qualcuno potrebbe risentirsi.»

Critico il presidente di Arcigay Paolo Patanè: «Siamo delusi ed irritati per le parole del segretario PD che temo confonda il matrimonio civile con quello religioso. È ancora più evidente che il tema dell’eguaglianza tra le persone, che è alla base della rivendicazione del matrimonio omosessuale come di un diritto già esistente e da attivare subito, non può essere sacrificato agli umori di qualunque posizione politica di parte, ma è una questione di civiltà e giustizia che pretendiamo sottratta alle dispute ideologiche ed a meschini calcoli elettorali. Arcigay constata come sia singolare che un leader della Sinistra italiana sul tema del matrimonio omosessuale dica cose che oramai sono estranee non soltanto al patrimonio culturale e politico della sinistra europea, ma di gran parte della destra di tutti i Paesi dell’Unione. Dobbiamo dunque concludere – si chiede Patanè – che il PD è a destra della destra in Europa