Bertinotti parla in TV e fa infuriare i papisti

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Il Presidente della Camera dei Deputati va in TV e dice che su certe cose, secondo lui, il Papa sbaglia. Pioggia di critiche da ambienti clericali.

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ROMA – Il neopresidente della Camera Fausto Bertinotti ieri sera è intervenuto a “Porta a porta” e si permesso di criticare Benedetto XVI sui temi relativi ai Pacs e alle unioni di fatto, anche omosessuali, contro le quali la chiesa cattolica si va pronunciando ripetutamente, con cadenza ormai quasi quotidiana. «Per me» ha detto Bertinotti «le preoccupazioni del Pontefice sono sempre degne di rispetto, anche se non le condivido. Se il Papa dice una cosa reiterandola io cerco di capire quello che non condivido. Il Papa è preoccupato non per la famiglia ma per la modernizzazione che investe il mondo, perché teme che possa aggredire le radici profonde di questa civiltà. La modernizzazione che io chiamo globalizzazione. Questa modernizzazione a me non piace, ma la restaurazione del Papa è sbagliata». Il presidente della Camera dei Deputati ha ricordato di avere più volte criticato lui stesso certi aspetti della globalizzazione ma ha anche aggiunto che «i valori delle unioni civili sono un arricchimento, ripeto, di quei valori che il Pontefice vuole difendere». Bertinotti ha poi ripetuto una cosa che era già nota, ovvero di essere totalmente favorevole a progetti di legge come il PaCS: «Credo che siano una buona soluzione per il nostro Paese e se fossi in un governo monocolore di Rifondazione Comunista li farei subito. Devo però riconoscere che il compromesso raggiunto nel programma dell’Unione è una buona cosa. Devo riconoscere che siamo arretrati dal punto di vista del riconoscimento giuridico, abbiamo introdotto il riconoscimento dei diritti delle persone ma capisco che non è la stessa cosa. Adesso il legislatore deve tradurre questo compromesso. Le mie prerogative personali però sono le stesse che chiedono anche i movimenti gay».
Queste laiche prese di posizione da parte di un’alta carica istituzionale a favore di quella parte di cittadini italiani che hanno una vita affettiva e sessuale non eterosessuale devono avere guastato il sonno di vescovi e cardinali, tant’è che oggi il SIR, il Servizio d’informazione religiosa promosso dalla CEI, ha preso immediatamente posizione criticando aspramente Bertinotti e affermando che «L’ideologia della modernizzazione, come le altre in particolare del XX secolo, è schermo fallace. Proprio guardando al futuro, alla modernità pienamente umanizzata, risalta al contrario il coerente appello di Benedetto XVI, che tantissimi non cattolici e non cristiani seguono ed apprezzano, a favore della famiglia, da tutelare e valorizzare nella sua unicità ed identità istituzionale.» L’agenzia dei vescovi ha poi condannato quei «tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla, con gravissimi costi sociali, oggi e in prospettiva futura. Un futuro da costruire non con le lenti dell’ideologia, ma con la speranza e la concretezza della vita realmente vissuta.» Anche Avvenire, il quotidiano della CEI, naturalmente si unisce al coro di critiche e scrive che «È un vezzo da parte di certi autorevoli laici lontani dalla Chiesa, spiegare alla Chiesa che cosa dovrebbe opportunamente pensare per adattarsi ai tempi. Senza capire che la Chiesa non ha alcuna intenzione di adeguarsi.»
La Repubblica Italiana invece, si augurano tanti cittadini gay e lesbiche, si adeguerà a quei principi di uguaglianza e non discriminazione sui quali si basano sia la Costituzione Italiana che gli indirizzi del Parlamento Europeo. (RT)

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