La bestemmia perfetta: l’ideologia blasfema dell’integralismo cattolico sul terremoto

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Il peccato contro lo Spirito è l'unico che non sarà perdonato. Ecco come il cattolicesimo contemporaneo nega se stesso.

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Il cattolicesimo più fervente e militante in queste ore drammatiche che seguono la devastazione sismica in Centro Italia, ha dato prova di una violenza disumana, nonché di una profonda, grave, povertà spirituale. Vi ci sarete sicuramente già imbattuti: prima il gruppo Militia Christi con un tweet ha definito il terremoto che ha devastato le province di Rieti e Ascoli, di fatto, una punizione “per i nostri peccati e per l’ABOMINIO delle unioni civili, invitando alla “conversione”. Poi la pagina Facebook de I cenacoli di Maria, dedicata alle apparizioni di Medjugorje, ha inteso lo scatenarsi delle forze devastanti della natura come l’esito delle pratiche innaturali e peccaminose della modernità (utero in affitto, matrimonio omosessuale, ateismo, ecc.).

 

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Ebbene, come definire questo disprezzo che sale sul pulpito e indossa se l’aureola se non peccato contro lo Spirito, ovvero l’ “unico che non sarà perdonato”? Peccato che va contro lo Spirito ovvero contro l’essenza inafferrabile di quel che gli uomini chiamano, hanno chiamato il divino e “che soffia dove vuole” e non certo dove decidono i gruppi di preghiera o le “milizie cristiane”. Con le parole di Cristo: “In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano di lui: “È posseduto da uno spirito immondo”, per questo non è in grado di perdonare (Mc 3,28-30)

Come qualificare l’ideologia dei gruppi cattolici che cercano di far passare per fede e devozione ciò che è solo una delle possibili facce del desiderio di affermazione? Di far valere interessi di gruppo, del proprio schieramento attraverso la superstizione e la manipolazione delle cose del cielo? Ideologia, ovvero distorsione del pensiero che, per raggiungere i propri scopi, è disposta a tutto, anche a maledire, ad allungare le mani sulle vite strappate, sulle morti innocenti. A bestemmiare.

Se diabolico è ciò che non sa rinunciare a sé per far spazio all’altroil peccato di superbia al suo estremo – tutto ciò non merita, per l’appunto, questa definizione? Questo ottundimento del sentire, questo tentativo certo non nuovo, anzi ricorrente e ciclico nella storia della Chiesa, di spiegare e peggio giustificare la casuale brutalità della natura con un piano superiore di cui ci si sente, per giunta, gli interpreti più autentici, i custodi – ecco questa è la vera bestemmia, la bestemmia perfetta.

La mente va per un attimo agli ebrei, alla tradizione ebraica che, da un certo momento in poi, si è opposta alla parola “olocausto” – che significa “sacrificio”, specie dal valore propiziatorio – quando utilizzata per riferirsi all’abominio nazista delle deportazioni. Spiegare lo sterminio degli ebrei, la shoah  (termine che significa semplicemente “disastro”), nei termini della religione è stato ritenuto inaccettabile, blasfemo, poiché sembrava introdurre l’idea che Dio apprezzasse, o peggio richiedesse, il compimento di tutto quel male.

Non si può che rimanere turbati e disgustati da queste manifestazioni che si spacciano per ispirate dal divino. Costoro violano i pilastri più basilari dello stesso cristianesimo, uno per tutti, il secondo comandamento Non nominare il nome di Dio invano. Lo nominano eccome Dio, anzi lo strumentalizzano, cercano di appropriarsene. Per i proprio fini terreni, di difesa di certi monopoli culturali, di certe visioni del mondo, di certe posizioni di potere.

Al dolore e alla paura del terremoto s’è aggiunto, quindi, in questi giorni quindi, il volto sinistro, agghiacciante della fede senza umanità di questi gruppo integralisti, un volto dal profilo inquietante, quello dell’uomo disposto a divorare l’altro uomo, anche se è vittima, se ha perso tutto, se ha perso la vita. Il volto di chi sotto sotto gode della tragedia e delle vita dilaniate, gode ovvero apprezza la presunta testimonianza di coerenza del suo delirio: avete peccato, siete stati puniti.

Ci sono forme religiose e spirituali ben più mature e raffinate di queste. Forme che fanno uno, dieci, cento passi indietro, rispetto all’assurda convinzione di poter parlare in nome di Dio, come un oracolo antico, come una pizia. Dio, per chi ci crede o lo ritiene almeno una possibilità aperta, non può che vivere di silenzi, di assenze, di contraddizioni. 

Chi pensa di poter parlare a suo nome fa un’operazione politica, ideologica. Non spirituale. Sostituisce al Dio misterioso e ignoto – l’unico che può di fatto darsi – un Dio parlante, legiferante, addirittura vendicativo. Una proiezione esterna, un’incarnazione del proprio bisogno interno, bisogno Proprio come hanno fatto Militia Christi e quelli dei Cenacoli di Maria.

Una mossa, la loro, imbarazzante e ridicola dal punto di vista di chi ha un po’ di confidenza con le questioni teologiche ma che resta comunque una mossa molto grave, perché in grado suggestionare chi si affida a queste forme umane troppo umane di spiritualità. Lasciare vuoto il posto di Dio, custodirne il mistero è, per chi non è indifferente a ciò che gli uomini chiamano il divino, un compito infinito. La sola via possibile per conciliare sentire personale e pluralismo culturale.

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