Bolle fa coming out. Poi smentisce. I Vip non si dichiarano

Il primo ballerino e il primo stilista. Roberto Bolle e Valentino scelgono Francia e America per confessare ciò che in Italia non confesserebbero. Perché i vip hanno paura del coming out in patria?

Coming out alla francese – Qui lo dico e qui lo nego: «Sono gay, sono felice e vivo serenamente la mia omosessualità, ma se

me lo chiedono in Italia…». Si tratta di un peccato di ingenuità madornale, oppure l’Etoile della Scala, il Maestro della danza, uno dei simboli dell’Italia nel mondo, Roberto Bolle, pensava davvero che in patria nessuno si sarebbe mai accorto di un’intervista rilasciata ad un giornale d’Oltralpe? La rivista in questione è Numéro Homme, raffinata e patinata quanto basta per renderla un rifugio rassicurante per certe inattese rivelazioni. Del resto a Gay.it l’entourage di Bolle, non più tardi di qualche ora fa, ha fatto sapere di non poter assecondare la richiesta di una breve intervista "a causa dei numerosissimi impegni del Maestro".

Ok, spesso il mancato coming out di un personaggio pubblico è in realtà il segreto di Pulcinella: tutti lo sanno ma nessuno ne parla, ne scrive o, meglio ancora, ne chiede candidamente conto all’intervistato di turno come ha fatto l’intraprendente giornalista francese. Quale famosa penna italiana, con disarmante naturalezza e senza morbosa ricerca del pettegolezzo, chiederebbe ad un nostro stilista, cantante od attore: "Hai accettato la tua omosessualità?". La domanda è retorica, la risposta ovviamente è: nessuno!

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Ha ragione Bolle allora, il clima in Italia è così pesante, ed il potere della Chiesa Cattolica talmente «pervasivo da costringere alla discrezione» operatori del settore, media e diretti interessati.

Il precedente – Non più tardi di qualche mese fa si verificò un caso analogo, lo scenario è sì quello italiano della Mostra

Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ma il film in questione è diretto e prodotto da un artista americano, Matt Tyrnauer. Si tratta di Valentino: The Last Emperor. Il giorno dell’anteprima per la stampa tra i colleghi serpeggiava un clima di generale diffidenza: nessuno sapeva cosa aspettarsi, ed in molti erano certi di assistere ad una trionfante e gratuita autocelebrazione. A fine proiezione invece regnava un senso di sorpresa e disorientamento: Valentino veniva ripreso dal regista insieme al suo compagno di una vita. Alcuni giornalisti uscendo dalla sala si chiedevano: «Ma Valentino ha fatto coming out con questo film o sono io che non avevo mai letto delle sue dichiarazioni in merito?». Già, come il giornalista francese che ha intervistato Bolle, anche il video maker americano, aveva semplicemente fatto il suo dovere, con arte, gusto, stile e tatto.

E quel che poteva diventare lo "scoop" della Mostra, divenne invece "semplicemente" un film capace di raccontare, nelle parole di Natalia Aspesi, «una storia di complicità, complementarità, sopportazione, comprensione, rispetto e autoironia che fa del lungo legame (quasi 50 anni) di Valentino (e Giancarlo, ndr) Giammetti, l´esempio più ammirevole di come dovrebbero essere un matrimonio felice e un´autentica, libera, fortunata storia d´amore».

Bolle nella danza, Valentino nella moda, ognuno icona e punto di riferimento nel proprio ambito professionale, simboli dell’Italia nel mondo, della nostra cultura e tradizionale eleganza, sono anche i rappresentanti di quella nostrana malcelata capacità di nascondersi alla bisogna. L’abitudine di rimanere nell’ombra è tutta "Made in Italy".

di Daniel N. Casagrande