Bologna, il sindaco dice sì al Pride 2012

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Dopo la proposta di Arcigay arriva il sì di Merola. Intanto si diffonde anche a Bologna il progetto del bollino per le attività gay-friendly e da Torino Paola...

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E’ stato in occasione della festa organizzata al Cassero di Bologna per le nozze di Sergio Lo Giudice con il suo compagno Michele Giarratano che il sindaco Virginio Merola ha dato parere favorevol all’idea che fosse proprio Bologna la sede del Pride 2012, non a caso l’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario della nascita del Cassero. "Ben venga un’iniziativa come quella del Gay Pride – ha detto il Primo Cittadino approvando di fatto la proposta del presidente bolgonese di Arcigay Zaino -. Più persone vengono a Bologna e la riconoscono come città accogliente e ospitale, meglio è per questa città". 

E si deve forse al ruolo politico di Lo Giudice, capogruppo del Pd al consiglio comunale bolognese, la presenza alla sua festa di nozze di una folta rappresentanza dell’amministrazione cittadina. Oltre al sindaco che si è detto favorevole ai matrimoni civili perl e coppie gay, erano infatti presenti anche la vicesindaco Silvia Giannini, l’assessore alla Casa Riccardo Malagoli, quello al Commercio Nadia Monti e il coordinatore di giunta Matteo Lepore insieme all’assessore regionale al welfare Teresa Marzocchi.

E proprio in questi giorni che a Bologna si tenta di lanciare un percorso simile a quello che pare avviato già a Padova e a Torino: un bollino che identifichi gli esercizi commerciali gay-friendly ovvero quelli in cui un omosessuale o una coppia gay non debbano sentirsi osservati, a disagio o peggio discriminati.

L’idea è partita da Padova, sede dell’appuntamento gay estivo Padova Pride Village e dove già imperversa la polemica. La prima condanna arriva dalla Curia per bocca di don cesare Contarini che dichiara: "Un’iniziativa propagandistica, utile solo a far arrabbiare chi la pensa diversamente: questa resta la città del Santo, e del caffè Pedrocchi". Ma ad esprimersi contro l’iniziativa il coordinatore provinciale del Pdl Filippo Ascierto adducendo come ragione l’ormai nota posizione secondo la quale il riconoscimento della diversità sarebbe discriminante.

"Con questa iniziativa  – ha dichiarato Ascierto – si escludono da soli dalla società. Se il loro obiettivo è l’uguaglianza con gli eterosessuali un bollino è davvero un controsenso. Essere gay non è un titolo di merito, loro sono proprio come tutti gli altri".

Puntuale a fargli eco e a fare cassa di risonanza a queste dichiarazioni arriva anche l’intervento del sottosegretario con delega alla famiglia Carlo Giovanardi, recentemente ospite del Mardi Gras di Torre del Lago.

"Utilizzare un bollino blu per segnalare i locali aperti a tutte le ‘diversità’ è una cosa senza senza senso – sentenzia Giovanardi -. E’ una forma di autoghettizzazione che non migliora la condizione di chi è discriminato. Non esistono gay o persone normali, bianchi o neri, tutti sono italiani. Segnalare ‘locali amici’ – continua – è come se un bar affiggesse all’ingresso il cartello ‘sono accettate le donne’, oppure ‘qui gli extracomunitari possono entrare’. Tutto ciò è qualcosa ancor più discriminatorio". Dimentica, il sottosegretario, tutti gli episodi di cronaca in cui coppie gay o famiglie omogenitoriali sono state costrette ad abbandonare bar, ristoranti e locali pubblici perché lal oro presenza è stata ritenuta inopportuna.

Intanto la stessa iniziativa parte, su proposta dell’onorevole Paola Concia che lancia l’idea del "bollino del progresso" come marchio che identifichi la "Friendly Italia". Durante il dibattito "Italia libera tutti" organizzato alla Festa nazionale dei Giovani Democratici, ieri, alla presenza di Paola Concia l’assessore alle Pari Opportunità Maria Cristina Spinosa ha dato la disponibilità del Comune ad impegnarsi a lavorare sull’idea che l’onorevole del Pd aveva già lanciato qualche settimana fa. "Non avevo dubbi – ha commentato la stessa Paola Concia -. Fassino è da sempre un fiero sostenitore dei diritti civili e di una società aperta, e la decisione appena comunicataci qui dall’assessore Spinosa lascerà un segno democratico indelebi. E proprio dalla Torino fassiniana vorrei che prendesse vita questo progetto del "bollino dell’inclusione" a cui lavoro già da qualche mese – continua l’onorevole spingendosi oltre la proposta padovana – : un progetto che spero coinvolgerà le amministrazioni più virtuose, ma anche governo, sindacato, Confindustria e associazioni di categoria".

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