Breve storia del matrimonio gay

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Nell'America pre-Colombo i nativi uomini potevano sposarsi. In Italia nel 1578 alcuni "portoghesi" si sposavano in chiesa. Fino alle lotte dei giorni nostri. Per un diritto antico.

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Il matrimonio gay non è una moda passeggera. Nel corso della storia sono numerosi, e alle volte davvero stravaganti, i tentativi di coppie dello stesso sesso di ‘istituzionalizzare’ il proprio rapporto.

L’aspirazione al matrimonio ha sempre caratterizzato la sottocultura omosessuale.
Una lettura avventata delle fonti storiche fa risalire addirittura all’epopea di Gilgamesh, probabilmente la più antica opera letteraria giunta ai moderni, la prima unione omosessuale.
Nel testo è arduo però, intravedere un sottofondo matrimoniale nel rapporto omoerotico tra Enkidu e Gilgamesh.
Altri individuano una sorta di ‘stadio embrionale’ del matrimonio gay nel rapporto pederastico caratteristico nella Grecia antica. La relazione tra giovane e adulto (erastes e eromenos) in effetti comportava specifiche responsabilità sociali e religiose per i contraenti proprio come un matrimonio. Non esistono però, testimonianze di vere e proprie di cerimonie matrimoniali.
Molto celebre poi, nell’Antica Roma, il matrimonio tra Nerone e un liberto, Sporo. Tale unione è però interpretata in decine di modi e decisamente controversa.
L’epoca successiva, permeata dall’influenza cristiana che promosse il matrimonio a scopo riproduttivo, secondo John Boswell diede impulso e benedì le unioni omosessuali. Nel testo Same sex unions in pre-modern Europe lo storico raccoglie testimonianze solo avvicinabili in un’interpretazione estensiva, al matrimonio gay. Non a torto il suo lavoro è tacciato di revisionismo.
Nel 1300, poi, la celebre Huon de Bordeaux, una chanson de geste, racconta il matrimonio tra due donne. Ide, la protagonista, vestita da uomo si impiega come guerriero per chiedere la mano della figlia dell’imperatore. Dopo il matrimonio però viene scoperta e l’imperatore la condanna al rogo per sodomia. La vicenda mostra che già all’epoca erano conosciuti sia il travestitismo sia l’intimità tra persone dello stesso sesso ma ci dice ancora poco sul matrimonio gay.
Ma allora da quando possiamo parlare di matrimonio gay?
Probabilmente dalla scoperta dell’America, quando gli europei incominciano a riportare, nei diari di viaggio, l’osservazione di numerosi matrimoni tra individui dello stesso sesso tra i nativi americani.
Così il diario di viaggio del 1540 di Castañeda de Nagera, membro e cronista di una spedizione nel Messico, accenna a ‘curiosi’ usi e costumi di Culican: “v’erano tra loro uomini che indossavano abiti da donna, si sposavano con altri uomini, e servivano loro da spose”. Gli spagnoli insieme ai missionari cattolici incominciarono così  una lotta sanguinosa per l’estirpazione di tali pratiche.
Anche in Europa qualcosa incomincia a muoversi…
È nel 1574, durante un  processo per sodomia a Valencia, che viene espresso in maniera incontrovertibile il desiderio di un uomo di sposare un uomo.
In particolare tale Joan, servo di un curato, “desiderava più che cento ducati” che Bartolomé Juárez, schiavo di un torcitore di seta, “gli fosse moglie”. E cento ducati erano un capitale…

Montaigne, poi, in un diario di viaggio, Journal de voyage en Italie par la Suisse et l’Allemagne, registra, nello stesso periodo, ben due episodi correlati con il matrimonio gay.
Il primo a Vitry in Francia narra la triste avventura di una donna travestita da uomo impiccata perché aveva sposato un’altra donna.
Il secondo episodio è più articolato. A Roma, nel 1578 alcuni “portoghesi” si riunivano nella chiesa di San Giovanni a Porta Latina e…
«Si sposavano tra maschi alla messa, con le stesse cerimonie che noi usiamo per il nostro matrimonio, facevano comunione insieme, leggevano lo stesso nostro Vangelo nuziale e poi dormivano ed abitavano insieme.

Poiché il matrimonio rende legittima l’unione tra maschi e femmine, a quegli astuti personaggi era parso che anche la loro unione sarebbe divenuta legittima se consacrata dalle cerimonie e dai riti della Chiesa».
Benché il ragionamento di quei signori potesse sembrare ineccepibile, concludeva lo scrittore, «furono bruciati otto o nove portoghesi di codesta bella setta».
Ancora, nel 1705 a Parigi, in alcuni luoghi di incontro per sodomiti si celebravano riti matrimoniali simbolici, come riportano gli archivi di polizia.
Intanto il tentativo dei missionari spagnoli di estirpare il vizio tra gli indios sembrava avere poco successo come attesta una relazione del 1787, di Francisco Palou, che descrive la scoperta di un matrimonio gay fra gli indiani della costa della California.
Due uomini, uno dei quali travestito, convivevano: “I padri furono avvertiti che in una delle case dei neofiti si erano messi due pagani, uno con il loro abito naturale e l’altro in abito da donna, chiamandolo con il nome di joya  (che dicono sia chiamato così nella loro lingua natale), il padre missionario si recò alla casa con il capo scorta e un soldato per vedere quel che cercavano, e li scoprirono nell’atto del peccato nefando. Li punirono, sebbene non con la pena che meritavano, e vituperarono il fatto tanto enorme, e il pagano rispose che quella joya era  sua moglie e, essendo stati ripresi, non sono tornati a vedersi nella missione né nella vicinanze, né nelle altre missioni si è vista gente tanto esecrabile”.

Proseguendo in ordine cronologico abbiamo a disposizione numerose testimonianze secondo cui ad inizio ’800, in Inghilterra, in alcune molly houses, luoghi di incontro per omosessuali, ci si sposava.
C’erano stanze – dice Maria Grazia di Rienzodette “da matrimonio” o “cappelle”, dove due uomini potevano convolare a nozze; spesso ciò consisteva semplicemente nel fare sesso insieme, a volte alla presenza degli altri avventori in una sala grande della casa. Ad officiare i matrimoni al “Cigno Bianco” nella “Cappella” che, se si eccettua la presenza di numerosi letti, era del tutto simile ad una chiesa cristiana, c’era un vero e proprio reverendo gay, John Church”.
Nello stesso periodo  i primi esploratori europei riportarono dall’Africa interessanti osservazioni sull’usanza piuttosto diffusa del matrimonio tra donne. Non si trattava di vero e proprio matrimonio lesbico ma la loro ragione sembra essere più “la trasmissione dei beni di una donna che non può avere figli [v. Daniela Danna, Matrimonio africano, in “Babilonia”, luglio-agosto 1992, pp. 16-17]”.
La prima testimonianza italiana, insieme al matrimonio dei portoghesi sopraccitato, di un rito matrimoniale è del 1897.
Proprio quell’anno Abele De Blasio, un criminologo discepolo di Lombroso, nel 1897 pubblicava, in un testo un capitolo omofobo  dal titolo O spusarizio masculino (il matrimonio fra due uomini):

Il luogo del sacrifizio è quasi sempre qualche lurida locanda, dove in giorno ed in ora stabilita si fa trovare l’amante, qualche sonatore di organetto e chitarra ed una schiera di ricchioni, che fan corona alla timida… fanciulla [De Blasio usa il femminile co intento denigratorio ma sta parlando di un femminello, ndr.]. Dopo un balletto erotico, il più provetto della… materia augura alla felice coppia la buona notte; ma la sposina [si legga lo sposo, ndr.], prima di lasciar partire gl’invitati, distribuisce loro i tradizionali tarallucci e vino.  Il giorno dopo, ‘o ricchione anziano, accompagnato da un caffettiere ambulante, porta agli sposi due piccole di latte e caffè e poi fa nel talamo un’accurata rivista per accertarsi se il sacrifizio fu compiuto in tutta regola”.

Il matrimonio simbolico e cioè quell’unione, effettuate con riti alle volte disparati, che assume significato solo per la coppia contraente, il gruppo di amici e parenti ma che risultano prive di contenuti giuridici ed è praticate con intento dimostrativo, rivendicativo e politico divenne però più comune nel nostro paese solo a partire dagli anni settanta.
Già nel 1975 due cronisti del borghese si unirono in false nozze gay per incastrare Don Bisceglia, fondatore di Arcigay che, unendoli in matrimonio, venne sospeso a divinis. Ma quante altre coppie all’epoca avranno contratto un matrimonio grazie al sacerdote consenziente?
Tra i primi tentativi pubblici è annoverato, poi, quella del 2 settembre 1976 a Roma nella sede di un piccolo gruppo di militanti, l’Ompo (Orgamo del movimento politico degli omosessuali) ove Massimo Consoli celebrò, una sorta di matrimonio laico per alcune coppie di persone dello stesso sesso. Al tentativo di Consoli seguirono alcune iniziative pubbliche simili. Il resto è storia recente.
Nel 1983 finì sulle prime pagine dei giornali il finto matrimonio, che aveva intenti dissacratori, tra femminelle napoletani. Nel 1986 una lettrice del mensile gay Babilonia [v. Patrizia, Viva il matrimonio, in “Babilonia”, n. 42, dicembre 1986, pp. 58-59.] si sposò a  Parigi: “Nell’ottobre 1985 vi scrissi e venni anche in sede per delle informazioni sul “matrimonio tra gay”. Voi mi deste l’indirizzo di Doucé a Parigi, mi misi subito in contatto. Il 30 agosto alle ore 16.30 mi sono sposata con la mia compagna secondo il rito evangelico. E’ stata una cerimonia molto carina, molto simile a quella etero in Italia poi, Parigi, come cornice perfetta”.

Ancora nell’estate del 1988, a Riccione, fu celebrato un matrimonio gay con tanto di pranzo di nozze; la manifestazione aveva lo scopo di stimolare l’approvazione di una proposta di legge riguardante i diritti delle coppie di fatto che veniva discussa proprio in quel periodo in Parlamento.
Di più forte impatto politico l’iniziativa  di Paolo Hutter, consigliere comunale gay a Milano per l’allora PDS, che il unì il 27 giugno 1992 dieci coppie gay e lesbiche in piazza della Scala:
Issati su un palco di Piazza della scala con un migliaio di testimoni, i festeggiati si dicono sì davanti al consigliere comunale pidiessino Paolo Hutter. Il cuore della cerimonia consiste nel pronunciare una formuletta che dichiara possibile ciò che per la legge Italiana non lo è: l’unione civile tra due persone dello stesso sesso che si amano. Sarebbe tutto qui, con la sola aggiunta di riso confetti e palloncini, se non si indignassero a nome delle rispettive istituzioni offese il prefetto, il sindaco e qualche vescovo” [v. Gianni Rossi Barilli, Storia del movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p. 211.].
Negli ultimi tempi, tra i tentativi simbolici di unire coppie gay, sembra in voga il ‘vero’ matrimonio gay celebrato da sacerdoti consenzienti. L’ex sacerdote Franco Barbero, ad esempio, sposano coppie di gay e lesbiche.

Infine restano due date importanti in questa storia.
Nell’aprile 2002 in Olanda Mario Ottocento e Antonio Garullo di Latina si sono uniti in matrimonio nella stessa sala in cui nel 1937 si sposarono la Regina Giuliana d’Olanda e il suo attuale consorte.
Un avvenimento che ha dato notevole risonanza alle unioni gay è stato il Pacs, il 21 ottobre 2002, tra Alessio De Giorgi e Christian Pierre Panicucci (che è anche cittadino francese paese che si è dotato di Pacs nell’ottobre 1999), animatori della comunità virtuale Gay.it e impegnati da anni nel movimento omosessuale italiano presso il Consolato francese a Roma.
Per ora però, almeno in Italia, la maggioranza delle coppie gay non ha accesso al matrimonio. “E vissero felici e contenti” di loro non si può proprio dire. La storia, qui tracciata per grandi linee,  del loro concreto desiderio però meriterebbe un lieto fine.
Sto cercando coppie gay e lesbiche discriminate per raccontare, anche in forma anonima, la loro esperienza. Vi prego di contattarmi. Stefano Bolognini.
Foto:
accanto al titolo: Un finto matrimonio (pubblico) fra due “femminelli”, fotografato a Napoli nel 1983 – da http://digilander.libero.it/giovannidallorto/
foto 1: Gilgamesh e Enkidu, sigillo cilindrico da Ur III, con Enkidu rappresentato in forma di scimmia – da http://www.unf.edu/
foto 2: Michel Eyquem de Montaigne, 1533-1592 – da http://www.lib.utexas.edu/
foto 3: Chiesa di San Giovanni di Porta Latina – da http://www.italydaily.it/
foto 4: John Church – da http://digilander.libero.it/giovannidallorto/
foto 5: Il finto matrimonio gay di Riccione – da http://www.clubclassic.net/
foto 6: Antonio Garullo e Mario Ottocento, sposi in Olanda – da https://www.gay.it

di Stefano Bolognini

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