I vecchi hanno sempre torto
e la democrazia… è finita?

La democrazia, il suffragio universale e i vecchi che lanciano bombe distruttive i cui disastri avverranno quando loro saranno già morti.

Sono un millenial. E, per ragioni anagrafiche e socio-economiche, appartengo alla prima generazione nativa europea. Il passaggio alla moneta unica è avvenuto quando ero piccolo, ricordo di aver acquistato caramelle con il vecchio conio, ma non ho diretta esperienza di un vero passaggio tra quello che c’era prima e quello che c’è stato dopo, in fatto di Europa. Ho sempre viaggiato di qua e di là con la Carta d’Identità, Schengen l’ho sempre considerata una conquista messa nel cassetto, acquisita, scontata.
Io e i miei coetanei non ci siamo mai sentiti Italiani, non ce n’è mai fregato un cazzo. A parte, certo, alcune folkloristiche frange revisioniste o poco scolarizzate, che ancora sembravano lasciarsi affascinare dall’estetizzazione di Roma Caput Mundi, come altre generazioni, decenni prima.

Siamo nati europei e inconsapevoli, ma talmente intrisi di Europa, di viaggi studio, di weekend a Parigi e a Londra, di gruppi su Wapp dove uno stava a Milano uno a Rio e uno a Lisbona, che alla fine eravamo e siamo europeisti convinti. Senza saperlo. Siamo la generazione che ha sublimato la politica del voto nella politica dell’inclusività.

Siamo tutti convinti che insieme sia meglio che separati.

Abbiamo studiato e masticato pop-culture occidentale da quando siamo nati. Non potremmo essere altro che questo.
Quando certa sinistra progressista nei salotti tv ciarlava di ipotetici Stati Uniti d’Europa, ci sembrava si fossero persi qualcosa, noi eravamo già negli Stati Uniti d’Europa.

Si potevano mettere in discussione decisioni specifiche, qualcuno faceva la voce grossa, si dimenticava del passato, ma il palcoscenico di tutto questo era la nostra vita.

Ci eravamo così dentro da non accorgercene. Certo, il sigillo sulla mozzarella di bufala poteva portare a lotte sanguinarie, ma ogni famiglia infelice, si sa, è infelice a modo suo.
Per noi era così, è così. Di nuovo: non potrebbe essere altrimenti.

Ti suggeriamo anche  Perugia Pride 2018, è 'gaia invasione' - la campagna ufficiale

Eppure siamo anche la generazione che nella situazione economica mondiale si è dovuta ciucciare il peggio. Affacciati al mondo del lavoro non c’era più trippa per nessuno, i nostri genitori stavano apposto, si erano arricchiti più dei nostri nonni, avevano creato buchi enormi nelle casse dello stato a causa di gestioni a metà tra il lassista e il criminale e noi ci siamo dovuti attaccare al (cazzo) tram con delle partite IVA suicide o vivere di buoni pasto.

Forse le cose hanno iniziato a cambiare anche per questo. Il vecchio sistema sembrava inquinato da troppi vizi di forma, e anche di sostanza. Se era andato tutto a puttane, la colpa era della classe politica e della classe dirigente.
Si è ricominciato a pensare a un’idea di democrazia diretta come rivoluzione evangelica che ridesse potere al popolo. Ai cittadini. Uno vale uno. Tutte le sovrastrutture nazionali e internazionali non erano altro che un modo del potere per reincarnarsi in se stesso.
E noi che avevamo fatto il liceo statale imbrattando le Smemoranda con il logo dell’anarchia, che era anche fatto bene che sembrava quasi Albe Steiner, pensavamo che la democrazia diretta, anche senza vederla come un’arma per sconfiggere la dietrologia, fosse comunque una cosa buona.

Ci veniva in mente la rivoluzione francese, il popolo sovrano, tutte cose rispettabili.
I nostri amici, nella vita e nei social network, sembravano persone di buon senso. Ed eravamo anche convinti di avere una visione del mondo sufficientemente ampia e approfondita per asserire che nel mondo ci fosse sufficiente consapevolezza per esercitare questa benedetta democrazia diretta dopo 70 anni di repubblica.
E in poco, pochissimo tempo, questo senso di rivalsa è montato. In tutti i paesi gruppi di (molto poco) spaventati guerrieri si sono formati e hanno iniziato a rivendicare il valore delle proprie idee individuali come più lucide, pure e sincere rispetto a quelle che i partiti avevano sempre portato avanti.

Ti suggeriamo anche  David Lidington: il probabile successore di Theresa May con ideali anti-LGBT

Disintermediare è diventato il verbo più importante di questa rivoluzione, da Airbnb al movimento 5 stelle. Vaffanculo a tutto. Alla burocrazia, al senato, all’Europa. Ce la caviamo da soli, abbiamo gli strumenti. Un fideismo cieco nei confronti della tecnologia. Della rete.

Poi in Gran Bretagna quel sentimento l’hanno preso sul serio, o forse l’hanno solo messo alla prova. Senza rendersi conto che tutto nasceva proprio come una scommessa interna alla vecchia politica che si voleva asfaltare. Una sbruffonata di David Cameron che cercava di erodere la destra facendo la voce grossa e gambizzando Johnson e Farage.

Invece contro ogni aspettativa plausibile la boutade ha avuto la meglio, ha vinto.

E adesso siamo qui tutti a chiederci perché e per come.
E forse il problema sta proprio nella consapevolezza del tempo e del contemporaneo.

La frammentazione totale delle idee, l’attribuire valore alle idee di ognuno, in un azzeramento della piramide gestionale dello stato, e l’accesso per tutti a mezzi di informazione o di polarizzazione delle informazioni che si basano su algoritmi che si nutrono del bias di conferma, senza che i fruitori ne abbiano consapevolezza, ha portato a una marcia indietro della storia.

In un mondo occidentale in cui i vecchi diventano sempre di più, e in cui la tecnologia li rende virtualmente immortali, ma sempre più lontani dalle stringhe profonde che reggono la nostra società, il rigurgito di idee antistoriche sembra diventare l’unico output possibile. Noi siamo informati ma pochi, loro sono rincoglioniti ma tanti.

In una società così clusterizzata e complessa, la democrazia e il suffragio universale sono ancora lo strumento adatto per gestire il contratto sociale?
Basta dare un occhio ai dati per vedere che con la Brexit ci troviamo di fronte a una situazione paradossale e, mi si permetta, comica.
I vecchi hanno votato per un referendum che non influirà sulla loro vita, se non per un limitatissimo periodo di tempo. Hanno votato contro gli interessi diretti dei propri discendenti, che invece si sono espressi ampiamente per rimanere nell’Europa in cui sono nati e cresciuti.
E sempre i vecchi hanno votato sull’onda di una xenofobia percepita, ma per nulla esperita. Chi vive in zone con forte immigrazione ha votato Remain, chi in zone dove l’immigrazione è scarsa o nulla ha votato Leave. Questo non è forse comico? Certo lo sarebbe e sarebbe anche divertente, se non influisse da domani e sempre di più  i rapporti che abbiamo con i nostri amici nei gruppi di Wapp. E invece lo farà.

Ti suggeriamo anche  Corte dell'Unione Europea, sentenza storica: il matrimonio egualitario è valido in tutti i paesi membri

Le dinamiche e le variabili di cui la democrazia oggi non tiene conto sono sempre più determinanti e interconnesse. Forse è ora di chiedersi quanto uno strumento così grossolano non vada rivisto, per evitare disastri a catena che inficeranno la vita di persone non ancora attive nella società e i cui mandanti, una volta che la bomba sarà esplosa, saranno già morti.

Citando un illustre irlandese: in art, as in politics, les grands-pères ont toujours tort. O anche: i vecchi hanno sempre torto.

5 commenti su “I vecchi hanno sempre torto
e la democrazia… è finita?

  1. Qualcuno informi questo millennial che in Italia è esattamente il contrario di quello che dice e cioè che lui e i suoi coetanei under 40 sono contro l’Europa mentre dai 40 in su siamo in maggioranza pro Europa. Ma dove vive questo? Non in Italia! !

  2. Jacopo non so come dirtelo: ti darei la presidenza del Mondo. Non c’è una sola virgola su cui non sia d’accordo. Un’analisi lucida, profonda e straordinariamente vera.

  3. Ma taci, ignorante!! Meriti un anno di reclusione nei quartieri spagnoli a Napoli, 6 mesi a Tor Bella Monaca a Roma e altri 6 allo Zen di Palermo… A Doncaster (125 mila ab.) e zone limitrofi, Inghilterra profonda del nord, i laburisti hanno ottenuto il 51% alle politiche. Uno dei due deputati laburisti eletti è Ed Miliband (52,5%), leader stranoto del ‘socialisnmo’ britannico. La città è laburista da una vita e, toh, il Brexit ha vinto là con il 69% dei voti. Sì, il 69% di contrari a restare nell’Europa diventata Palazzo Pretorio. Un calcio in culo monumentale per il partito laburista. Gli stranieri sono il 9%, inferiore alla media nazionale del 13%! Ingiustificabili, vero?…Hahaha I poveri non si accollano la povertà altrui per forza, solo perchè parrucconi privilegiati e improvvisatori mediatici possano scrivere cazzate a piacimento e fare gli splendidi morali alla faccia di chi vive una vita tosta senza sconti. Per chi sa lo spagnolo, un bell’articolo sul voto a Doncaster: http://internacional.elpais.com/internacional/2016/06/24/actualidad/1466795579_794262.html

  4. Dopo aver scritto questa immensa sequenza di stupidaggini, ti sei informato sulla distribuzione demografica del voto? E hai notato che il 64% dei giovani-intrisi-di-Europa è rimasto a casa lasciando che fossero gli over 65 a decidere al posto loro?

  5. Era necessario reclutare su gay.it l’ennesimo figlio di papà? Il solito fighetto che si spaparanza all’università coi soldi degli altri e che andrà a fare un lavoro che sarà il frutto delle conoscenze del papi? E che ora si incazza perché i vecchi (dalla sua foto immagino che siano vecchi quelli dai 30 in su) gli rompono le uova nel paniere dorato della globalizzazione del cazzeggio. I “millenian” figli dei poracci non hanno amici a Rio, e la concorrenza del’immigrazione la sentono veramente. Ma un queste cose i fighetti non le comprendono. Come disse la marchesa irlandese: se non hanno pane, mangino brioches.

Lascia un commento