Brunei, ragazzo gay fugge in Canada dopo l’introduzione della sharia

Anche prima della modifica al codice penale, vivere da omosessuale in Brunei era impossibile.

Shahiran è un uomo di 40 anni, gay. Ha raccontato a Vanity Fair cosa significa essere omosessuale in Brunei, paese dal quale è letteralmente scappato. Ora si trova a Vancouver, come rifugiato, e solo ultimamente ha deciso di fare coming out con la famiglia. Si è trasferito a ottobre dello scorso anno, molto prima che il paese decidesse di ispirarsi alla sharia per punire gli atti di sodomia e furto (anche se la proposta era stata già presentata nel 2014). Infatti, vivere da omosessuale in Brunei è impossibile. E dal 3 aprile una persona LGBT rischia anche la vita.

Shahiran spiega ad Alessia Arcolaci di Vanity Fair che la comunità LGBT del Brunei vive costantemente nella paura. Ogni incontro, relazione e amicizia con un’altra persone omosessuale deve essere mantenuta segreta. Organizzare un appuntamento è quasi impossibile, perché non si deve parlarne con nessuno, né con la famiglia, né con gli amici. Bisogna guardarsi anche dai vicini, che potrebbero avere qualche sospetto. 

La comunità LGBT del Brunei vive sempre nella paura

Ogni membro della comunità LGBT vive nella paura. I social e le app di incontri esistono, si possono scaricare e utilizzare con un normale smartphone, ma nessuno ha una propria foto pubblica, spiega Shahiran. Tutti mettono foto di alberi, di panorami o di animali, ma c’è troppo timore nel mettere una foto del volto, il rischio di essere scoperto è troppo alto. E le conseguenze tragiche.

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Dopo una relazione di una decina di anni nel Regno Unito, dove era andato a studiare, Shahiran ha dovuto fare i conti con il suo orientamento sessuale in Brunei. Se in Europa non ha mai avuto problemi, nel suo paese d’origine la situazione si è capovolta. Ma nonostante questo era riuscito a conoscere un ragazzo e a portare avanti una relazione, in segreto. La storia è finita di comune accordo, dopo che le rispettive famiglie avevano notato che stavano troppo tempo assieme. E i vicini si stavano insospettendo. 

Il coming out di Shahiran

Quando si è trasferito a Vancouver, ha deciso di dire la verità ai familiari, tenuta all’oscuro della sua omosessualità. Durante una telefonata alla famiglia, il padre gli aveva detto nuovamente di trovarsi una fidanzata. Stanco di mentire e di non poter condividere parte della sua vita con loro, ha deciso di uscire allo scoperto, dichiarandosi gay.

La reazione della famiglia non è stata delle migliori, a partire dalla madre che nonostante lo sospettava, non ne ha mai parlato direttamente. Una reazione prevista, spiega ancora Shahiran, che fa comunque sempre male. Riguardo al Brunei, afferma infine che non è un problema solo per la comunità LGBT, ma di tutta la popolazione. Ad esempio una sua amica si stava frequentando con un ragazzo non musulmano. Si sono lasciati per via delle diverse religioni, ma non per loro volontà: ancora una volta, i vicini stavano avendo dei sospetti che tra i due ci fosse una relazione.