“Brutto frocio dacci il telefono”: in tre rapinano un gay per sfregio

Picchiato e rapinato in casa sua per il semplice fatto di essere gay. E’ quello che è successo ad un 30enne romano la notte di Capodanno. Ora i responsabili sono stati identificati e denunciati.

Sono serviti due mesi di indagini per individuare e arrestare i responsabili di un incredibile episodio di violenza omofoba verificatosi a Roma ai danni di un impiegato omosessuale. “Brutto frocio dacci il telefono e le chiavi della macchina” è stata la frase che un 30enne gay romano si è sentito urlare contro da tre giovani arrivati in casa sua per rapinarlo. Ed è proprio quella frase che ha fatto capire subito agli inquirenti che la rapina fosse più uno sfregio contro una persona dichiaratamente omosessuale che un classico episodio di microcriminalità. E infatti, i tre, facilmente identificati grazie ai loro connotati e alla prestanza fisica dovuta al fatto che giocano in squadre di basket della Capitale, hanno poi confessato agli inquirenti: “Si siamo stati noi ad aggredire quel giovane, eravamo ubriachi, ci dava fastidio il fatto che fosse gay e l’abbiamo voluto punire”. Il fatto risale a Capodanno, quando la vittima conosce, durante una festa per l’arrivo del nuovo anno, gli altri tre.

Come riferisce il Messaggero, nel corso della festa tra i quattro sembra nascere un certo feeling tale da portare la vittima ad invitare in casa sua quelli che non sa ancora saranno i suoi rapinatori. Ma è arrivati nell’appartamento dell’impiegato romano che scatta la violenza. “Ad un certo punto – ha raccontato la vittima – quei giovani mi hanno apostrofato chiamandomi “brutto frocio”, a quel punto ho avuto paura”. I tre cestisti hanno iniziato poi a picchiarlo e, minacciandolo, gli hanno chiesto il telefono e le chiavi dell’auto.

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Il 30enne ha subito denunciato l’accaduto ed è stato grazie alla descrizione, ad una impronte ritrovata in casa sua e al riconoscimento tramite foto dei suoi aggressori che la polizia ha potuto identificarli. I tre sono stati denunciati a piede libero perché secondo il giudice non sussiste il pericolo di fuga. I rapinatori hanno confessato anche di avere aggredito e derubato l’uomo come sfregio per il fatto che è gay.