Bullismo: un bullo omofobo è un “deficiente”?

C’è un ennesimo atto di bullismo omofobo all’origine del caso che ha spinto una professoressa a fare scrivere per cento volte “Sono un deficiente” a un suo alunno.

PALERMO – Continuano ad emergere casi di bullismo a sfondo omofobo e la cosa un po’ grottesca è che se qualche insegnante cerca di intervenire per fermarli finisce per rischiare il carcere. Rischia infatti due mesi di reclusione la professoressa 56enne che In Sicilia che ha fatto scrivere per cento volte su un quaderno a un alunno “Sono un deficiente”. I nomi delle persone coinvolte, tra cui uno scolaro minorenne, non sono stati resi pubblici.

In una scuola di Palermo uno studente (gia’ segnalato in precedenza da altri professori come disturbatore e aggressivo) ha preso di mira un suo compagno di scuola, un ragazzo di 12 anni. Lo prende pesantemente in giro, gli dice che è “gay” (ma il termine usato è ben altro…), una femminuccia e gli impedisce di usare il bagno dei maschi, dicendogli di andare a quello delle femmine, in questo spalleggiato da altri compagni piu’ grandi. La maestra interviene e decide di voler mandare, come spiega poi davanti al giudice, “un segnale forte”. Gli fa scrivere per cento volte “sono un deficiente" sul quaderno. «Dopo tanti anni di servizio e madre di ragazzi adesso grandi – ha spiegato l’insegnante al pubblico ministero – ho solo cercato di tutelare la vittima di un’ingiustizia, ragionando con tutti gli alunni sull’arroganza di quel comportamento e sul concetto di deficienza… Gliel’ho detto all’avvocato che la terribile storia di Torino (il giovane Matteo, che si è suicidato, ndr) mi ha dato amara conferma di quel che andava fatto. Comunque vada, mi assumo le responsabilità per la scelta fatta. Perché anche nella mia storia, da una parte, c’è il ragazzino che fa combriccola con altri più grandi e, dall’altra, un bimbo indifeso, succube di chi si arroga il diritto di sbatterti addosso ogni marchio». Di fronte al giudice la professoressa aggiunge che il ragazzino vittima delle angherie «tornò in classe piangendo e disperato. Un altro protagonista dell´episodio si scusò, mentre lui rimase impassibile. Ho voluto dare un messaggio forte, facendo capire che era una cosa che poteva accadere a tutti. E che un gesto del genere manifestava mancanza di solidarietà, consenso e affetto nei confronti del compagno». Il padre del bulletto aspira a ottenere un lauto risarcimento danni per il figlio che, a suo dire, sarebbe rimasto addirittura “traumatizzato”, e chiede 25mila euro. La sentenza è attesa per il 27 giugno.