Burundi, è caccia ai gay: due ragazzi arrestati perché ballavano assieme

Il Paese africano è stato uno dei 13 ad aver contro l’abolizione della pena di morte per i gay.

Il Burundi ha annunciato una caccia ufficiale indirizzata alla comunità LGBT.

Le ultime notizie emerse riportano di membri della comunità LGBT, compresi i giovanissimi, imprigionati e forzati a pagare per la libertà: ad annunciarlo la stessa polizia lo scorso 6 ottobre. Quelli che non possono permetterselo vengono picchiati e torturati. Abbracciato tra il Ruanda, il Congo e la Tanzania, il Burundi è stato uno dei 13 Paesi che hanno votato contro il bando voluto dalle Nazioni Unite alla pena di morte per i gay.

Bakari Ubena, un giornalista specializzato in diritti umani, ha raccontato: “L’unica ragione della caccia? Il loro orientamento sessuale: il governo dice che l’omosessualità è contro la cultura del Burundi”. E rivela che anche le associazioni LGBT sono state chiuse dalla polizia.

Jean-Daniel Ndikumana, un avvocato gay che ora lavora in Belgio ma originario del Burundi, ha condannato gli arresti e rivelato un episodio risalente al 4 ottobre quando la polizia avrebbe ammanettato sette persone a Kamenge (comune del Burundi di 65.000 abitanti), di cui due sotto i 18 anni. I due sarebbero stati rintracciati dopo la diffusione di un video su Facebook in cui ballano assieme.

 

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Il presidente Pierre Nkurunziza ha rafforzato sin dal 2009 le pene contro l’omosessualità nel Codice Penale nazionale e l’associazione Human Rights Watch sta parlando di “una spirale di violenza politica e di abusi di ogni sorta”.

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