Bush rilancia la crociata contro i matrimoni gay

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In vista delle elezioni di medio termine di novembre il Presidente degli USA cerca di riguadagnare punti tra i conservatori di destra rinfocolando la campagna contro le unioni...

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WASHINGTON – Il Presidente degli Stati Uniti d’America George W. Bush nel corso del suo settimanale messaggio radiofonico del sabato ha rilanciato uno dei suoi cavalli di battaglia: la messa al bando a livello federale dei matrimoni gay, da ottenere tramite una modifica della Costituzione americana che dovrebbe puntualizzare che per matrimonio si intende solo quello tra un uomo e una donna. Nel corso del suo discorso il Presidente ha detto che «una modifica alla Costituzione è necessaria perché delle corti di giustizia di attivisti hanno lasciato la nostra nazione senza alternativa». Secondo Bush «l’esperienza ci ha insegnato che la promessa tra marito e moglie di amarsi e prendersi cura a vicenda promuove il benessere dei bambini e la stabilità della società» e inoltre che «il matrimonio non può essere separato dalle sue radici culturali, religiose e naturali senza indebolirne l’influenza nella società.» Dunque Bush ribadisce tra le righe quel concetto indimostrato e indimostrabile, caro però all’elettorato religioso e conservatore che ne ha determinato la rielezione due anni fa, secondo cui le “innaturali” unioni omosessuali sarebbero una potenziale minaccia alla stabilità della società. Detto ciò il Presidente ha anche mitigato un po’ i toni concedendo che «ogni americano deve essere trattato con tolleranza, rispetto e dignità» e che nel dibattito in corso «tutti hanno il diritto di fare sentire la loro voce».
Il messaggio radiofonico su certi argomenti avviene in un momento in cui la popolarità del Presidente e dell’intera amministrazione è bassissima anche tra gli stessi elettori repubblicani visto che la guerra in Iraq ha rimosso un dittatore ma ha scatenato una sanguinosa guerra civile aprendo le porte a fanatici terroristi religiosi e reso ancora più instabile il medio oriente, il che ha fatto schizzare il alto il prezzo del petrolio, senza dimenticare che il debito USA è ai massimi storici. Rinfocolare un tema come quello dell’opposizione ai matrimoni gay sarebbe solo un modo per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai suddetti problemi e riattivare strumentalmente la base dei credenti conservatori. Per quanto riguarda le posizioni dei movimenti che si battono per i pari diritti delle persone LGBT, lesbiche gay bisessuali e transgender, queste sono riassumibili da quanto dichiarato da Matt Foreman della National Gay and Lesbian Task Force che a proposito del messaggio radiofonico di Bush ha detto che si tratta «solo di un altro esempio dei tentativi con i quali il Presidente cerca di compiacere la destra religiosa. Questi chiedono che parli della modifica federale sul matrimonio e lui obbedisce. Se questo fosse solo un gioco politico sarebbe una cosa. Ma questo danneggia anche famiglie reali al solo scopo di segnare qualche punto politico.» Per Foreman l’attacco del Presidente al sistema giudiziario e ai giudici “attivisti” è un insulto alle fondamenta della repubblica americana e i passaggi che parlano di pari rispetto e dignità solo il massimo dell’ipocrisia in quanto «lui sa che le forze di estremisti religiosi che insistono nel voler proporre questo argomento al Senato degli Stati Uniti hanno fatto un gran lavoro volto a denigrare, demonizzare e diffamare le persone gay.»
Molti tra coloro che si oppongono all’idea di una modifica della Costituzione sul tema dei matrimoni gay pensano che su questo argomento ogni Stato della federazione dovrebbe decidere in modo autonomo, senza imposizioni da parte del governo centrale. Il tentativo di Bush di far passare quanto prima questa modifica costituzionale potrebbe anche avere a che fare col fatto che più tempo passa e meno americani si oppongono all’idea del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Secondo recenti dati del Pew Research Center il 51% degli americani vi si oppone, un drastico calo rispetto al 63% che erano nel febbraio 2004. (RT)

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