Buttiglione su gay e peccato: ‘forse lo penso’

di

"Dicono che non vado bene per il semplice fatto che io potrei pensare che l'omosessualità è moralmente riprovevole. Questo configura un tipo di nuova Inquisizione".

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1116 0

LONDRA – “La sinistra non vuole parlare, preferisce emarginare. Questo è il nuovo, patologico totalitarismo”: lo pensa Rocco Buttiglione, intervistato oggi dal quotidiano britannico Independent, a proposito della vicenda che ha portato al suo ritiro dalla Commissione europea.
Nell’intervista, Buttiglione respinge l’idea che l’intera polemica esplosa su di lui a Bruxelles sia sua responsabilità: “Non ho introdotto io la parola peccato nel dibattito politico – afferma – Peccato è una parola che non appartiene al dibattito politico. Altri l’hanno fatto, a me l’hanno chiesto e io non ho detto che l’omosessualità è un peccato. Ho detto che potrei pensarlo – forse lo penso, forse no – ma che in ogni caso non ha un impatto sulla sfera politica. Il problema non è il peccato ma la discriminazione, e io sono senz’altro contro la discriminazione. Oggi potrei aggiungere che la mia chiesa mi insegna che l’omosessualità è riprovevole dal punto di vista morale, ma questo ricade nella sfera privata dell’individuo e lo stato non dovrebbe mettere naso in questa sfera”.
Per Buttiglione, l’implicazione del trattamento da lui ricevuto è che “chiunque nelle sue convinzioni private pensa che l’omosessualità è moralmente riprovevole debba essere un cittadino di seconda classe in Europa. Questo comprende non solo i cattolici, ma anche la maggior parte dei cristiani ed altre persone. Dicono che non vado bene per il semplice fatto che io potrei pensare che l’omosessualità è moralmente riprovevole. Questo configura un tipo di nuova Inquisizione, nella quale puoi discriminare qualcuno a causa delle sue convinzioni religiose o filosofiche”.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...