C’E’ POCO DA ESSER GAY

Dal rapporto annuale di Amnesty International, la lista dei paesi che non rispettano i diritti degli omosessuali, e li perseguitano. In Asia, Africa e Sud America, ma anche in Jugoslavia e Austria.

La coscienza umana dissolta nell’oblìo di una iniquità senza fine. Celata da torture, massacri, repressioni di Stato, morte. Una voce dell’umano sentire ce ne fa partecipi nel Rapporto-denuncia per stimolare tutti ad un improbabile cambiamento. L’organizzazione internazionale Amnesty International, che da sempre denuncia e lotta contro qualsiasi forma di violazione dei diritti umani, ha presentato a Londra il "Rapporto Annuale 2002": la violenza nel pianeta Terra descritta stato per stato (152 paesi) con le sue brutture fattesi leggi ed i suoi carnefici.

L’organizzazione umanitaria Premio Nobel per la Pace nel 1977 e con uno status consultivo presso le Nazioni Unite, ha raccolto attraverso i suoi delegati, testimonianze, analizzato casi specifici descrivendo l’inimmaginabile ferocia umana. Segnala i paesi abolizionisti o mantenitori della pena di morte. Le difficoltà incontrate in alcuni stati-canaglia, a documentare repressioni e torture, ci fanno capire che quanto non documentato è ancora più terribile. Amnesty International vuole, in questo modo, richiamare ogni stato a cancellare e perseguitare ogni abuso e forme coese di negazione dei diritti.

Di seguito eccovi gli stati denunciati nel "Rapporto" rei di aver violato e represso i diritti di gay e lesbiche. E una presa di coscienza e posizione si rende necessaria: evitare di fare il turista (e quindi finanziare) quei paesi ostili agli omosessuali. A volte alcuni stati ritenuti "paradisi" per avventure amorose con ragazzi, hanno al loro interno una repressione rivolta ai gay e lesbiche del posto, davvero feroce. Solo la saggia discrezione dei ragazzi a cui vi accompagnate, salveranno voi e soprattutto loro, da una nuova avventura meno piacevole come il carcere o l’espulsione. Provate ad abbracciare o baciare un ragazzo a Cuba o in Messico, tanto per fare un esempio. Restano interrogativi senza risposta molti paesi dove la guerra civile o le feroci dittature non hanno permesso ai delegati Amnesty un monitoraggio, paesi in cui si verificano vessazioni e minacce verso gay e lesbiche.

Ti suggeriamo anche  Predicatore omofobo vince causa da 1 milione di dollari: gli era stato vietato di protestare a un Pride

Spesso i controlli dei governi imposti alla stampa e alle organizzazioni della società civile, hanno ostacolato la libertà di espressione e il controllo indipendente dei diritti umani. Realtà che dimentichiamo e che ci sembrano appartenere ad un Medioevo lontano. Si rimane basiti a leggere, invece, il primo paese coinvolto nella repressione verso gay e lesbiche.

AUSTRIA

Almeno due gay sono stati incarcerati. Sono stati considerati prigionieri per motivi di opinione. Nell’opinione pubblica si è intensificato il dibattito sull’articolo 209 del codice penale, che fissa a 14 anni l’età minima richiesta per rapporti consenzienti tra persone etero o lesbiche, mentre stabilisce a 18 anni quella per i rapporti tra gay. Gli omosessuali condannati per questo articolo rischiano fino a 5 anni di carcere. Ad agosto il tribunale di Vienna-Neustadt ha condannato a 15 mesi di carcere un uomo per aver avuto rapporti sessuali consenzienti con un partner di 17 anni. A febbraio un gay è stato arrestato con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali consenzienti con un quindicenne.

ECUADOR

Torture e maltrattamenti, inclusi decessi in detenzione, restano motivo di preoccupazione. Decine di persone sono rimaste uccise in circostanze che suggeriscono si tratti di esecuzioni extragiudiziali. Frequenti le minacce nei confronti dei difensori dei diritti umani. L’impunità rimane istituzionalizzata. Ci sono seri timori per le persecuzioni e la violenza subìta da lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Amnesty International ha documentato casi di intimidazioni e minacce di morte, torture e maltrattamenti e di una tentata esecuzione extragiudiziale, come pure detenzione arbitraria di persone che erano state arrestate a causa della loro sessualità.

Ti suggeriamo anche  Francesco, parla il ragazzo napoletano cacciato di casa perché gay: 'ora sono felice, finalmente un arcobaleno dopo la tempesta'

GIAPPONE-IRAN

Shayda, un attivista gay iraniano, è stato rinchiuso nel centro di detenzione per immigrati di Tokyo per 19 mesi. Dopo aver fatto richiesta per il riconoscimento dello status di rifugiato nell’aprile 2000, era stato arrestato a causa del suo visto scaduto. Successivamente la sua domanda è stat respinta dal ministro della Giustizia nonostante il pericolo che avrebbe corso se fosse stato espulso in Iran, dove l’omosessualità è punibile con la morte. A dicembre gli è stato concesso un "rilascio provvisorio".
Sembra che la squadra della vigilanza privata addetta al servizio di prevenzione degli sbarchi dell’aeroporto internazionale Narita abbia abusato delle persone che venivano fermate.

KUWAIT

La scrittrice kuwatiana Alia Shu’aib è stata accusata di oltraggio al pudore per aver tentato di pubblicare una sua ricerca accademica sull’orientamento sessuale. A dicembre, al termine del processo, è stata ritenuta non colpevole.

LIBERIA

La situazione dei diritti umani è peggiorata notevolmente nel corso dell’anno mentre proseguiva il conflitto armato. Centinaia di ragazze hanno continuato a essere sottoposte a violenze sessuali, tra cui stupri. Venivano anche violentate e costrette alla schiavitù sessuale dai soldati nei centri di detenzione o in case private. A giugno una ragazza di 17 anni è stata catturata nel distretto di Vahun, detenuta e stuprata per 10 giorni da un gruppo di uomini. Quando è stata rilasciata è stata minaccia di morte se avesse parlato.

Ti suggeriamo anche  La dottoressa omofoba Silvana De Mari: "Combatto l'omosessualità per amore dei gay"

EGITTO

Rimando alla lettura di diversi articoli pubblicati da questo portale sulla vicenda di 52 omosessuali arrestati al Cairo. Esiste anche un Rapporto che si può richiedere alle sedi di Amnesty International: "Torture and imprisonment for actual or perceived sexual orientation" (Index: MDE 12/033/2001)

NAMIBIA

A marzo, parlando agli studenti dell’università della Namibia a Windhock, il presidente Nujoma ha detto che la polizia deve arrestare, incarcerare ed espellere gli omosessuali. Questo si è verificato dopo che il governo avrebbe stabilito di deportare i gay e le lesbiche straniere. L’omosessualità non è un reato previsto dalla legislazione. A maggio gli agenti della forza speciale di campo paramilitare hanno arrestato e aggredito cittadini sospettati di essere gay. Il governo ha poi annunciato un’azione disciplinare contro gli agenti coinvolti nei maltrattamenti.

JUGOSLAVIA

La polizia si sarebbe rifiutata di proteggere in maniera adeguata e di assicurare alla giustizia gli autori delle violenze scoppiate a luglio, quando 40 civili e otto poliziotti sono rimasti feriti durante l’attacco sferrato da centinaia di sostenitori di alcuni gruppi nazionalisti contro lesbiche e gay, giornalisti e semplici passanti per impedire la prima parata del Gay Pride nella Repubblica federale jugoslava.

di Mario Cirrito