CACCIA AL PRETE GAY

Lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti vuol in realtà colpire tutti i prelati sospettati di omosessualità? C’è chi parla di caccia alle streghe, ed è polemica in Vaticano e tra i cattolici

NEW YORK – E’ notizia di domenica sera che altri quattro preti – in questo caso appartenenti allla diocesi di Joliet nell’Illinois – sono stati rimossi dal loro incarico per abusi sessuali su minori. In tre casi i fatti risalgono a oltre venticinque anni fa. Sempre ieri l’arcivescovo di Boston, Bernard Law, ha lanciato un appello chiedendo ai fedeli massicce sottoscrizioni mentre la diocesi sta pensando di ipotecare numerose proprieta’ per finanziare i risarcimenti dovuti alle oltre 150 vittime dello scandalo di pedofilia all’interno della diocesi della cittadina americana.

"Trovo assurdo che la Chiesa cattolica debba chiedere un aiuto finanziario ai suoi parrocchiani – ha dichiarato stupita una signora all’uscita della messa domenicale a St. Patrick, la cattedrale di New York -per trovare i soldi necessari al risarcimento delle vittime. Devono cercare nelle loro tasche non in quelle degli altri, tantomeno tra i parrocchiani, molti dei quali amici e parenti delle vittime stesse. Casomai dovrebberlo chiederli al Vaticano, anche se dubito che da Roma arriveranno".

Ma questa tegola caduta sopra la Chiesa Cattolica Americana che si sta allargando a macchia d’olio con una serie impressionante di colpi di scena, sta andando ben oltre il problema – gia’ gravissimo – degli abusi sui minori. Molte delle vittime, infatti, non erano bambini, ma adolescenti e da qui, in alcuni casi, l’accusa di pedofilia ha lasciato spazio a vere e proprie accuse sull’omosessualita’ di alcuni prelati. Come nel caso di Monsignor Eugene Clark che sostituendo sul pulpito di St. Patrick due settimane fa il Cardinale Edward Egan aveva dichiarato che "L’omosessualita’ e’ un disordine e come tale la Chiesa deve stare attenta a chi ordina prete". Affermazione gravissima che aveva portato la "Gay & lesbian alliance against defamation" a indire una dimostrazione pacifica davanti alla cattedrale newyorkese per domenica 28 aprile alla quale hanno partecipato oltre 150 membri della comunita’ gay della citta’ Americana. Un’affermazione – quella di Monsignor Clark – in netto contrasto con l’idea dei vescovi americani per cui la tendenza omosessuale non costituisce in alcun modo ostacolo all’ordinazione a prete del candidato: "Deve essere appurata non la tendenza delle pulsioni sessuali – avevano dichiarato al riguardo -, ma la capacita’ del soggetto a governarle". E proprio riguardo alla dichiarazione di Monsignro Clark e’ scesa in campo anche l’associazione psichiatri americani dichiarando ancora una volta dal 1973 – anno in cui affermo’ per prima che l’omosessualita’ non deve essere inclusa nei casi diagnosticabili come disordini mentali – che l’omosessualita’ non deve in alcun modo essere considerate una malattia. In Vaticano i pareri sono, invece, del tutto contrari, in quanto il portatore di tendenze gay non deve essere ammesso all’ordinazione. Al vertice tenutosi in Vaticano era presente anche il Cardinale Ratzinger che nel 1986 aveva firmato un documento sulla cura pastorale delle persone omosessuali. A lui, sicuramente, si e’ ispirato nella sua omelia Monsignor Clark, in quanto Ratzinger invita a considerare la stessa inclinazione omosessuale come oggettivamente disordinata, seppure inconsapevole. Nella stessa occasione molti cardinali di Curia avevano indicato come questi abusi denunciati negli Stati Uniti non fossero diretti solo su bambini ma anche su adolescenti, ponendo l’attenzione ancora una volta, quindi, sulla questione dell’omosessualita’ e non sulla pedofilia. Un dramma dal quale la Chiesa Cattolica non ne sarebbe uscita fino a che negli Stati Uniti sarebbero stati ordinati preti gay. Da qui l’annuncio di inviati papali nei seminari americani per verificare il rispetto dei requisiti di ammissione al sacerdozio fissati dalla Santa Sede. Di ieri il commento piu’ forte riguardo all’ordinazione di preti gay, quello del Cardinale Anthony J. Belvilacqua di Philadelphia: "Una persona omosessuale non puo’ essere un candidato al ruolo di prete, anche se in vita sua non ha mai commesso un atto omosessuale".

Proprio riguardo al discorso dell’omosessualita’ tra i preti, l’autorevole quotidiano "The New York Times", venerdi’ 3 maggio ha pubblicato i risultati di un sondaggio basato su 1.172 interviste fatte ad adulti per telefono tra il 28 aprile e il primo maggio, tra cui 433 di fede cattolica romana. Da questo sondaggio e’ risultato che il 28 per cento degli americani sono sicuri che gli abusi sui minori sono dovuti principalmente all’obbligo di celibato, e che 7 intervistati su 10 sarebbero d’accordo sul matrimonio dei preti. Ma il dato sicuramente piu’ importante e degno di rilievo e’ che la maggioranza dei cattolici non crede in alcuno caso che ci sia una connessione tra la presenza di preti gay nella Chiesa e gli abusi sessuali su minori. Un risultato che abbiamo riscontrato facilmente anche noi chiedendo alla gente per strada che cosa ne pensasse: " Non avrei alcun dubbio – ha dichiarato una giovane con un bambino in braccio – nel lasciare mio figlio a lezioni di catechismo tenute da un prete gay. E’ come sei i genitori di una bambina non volessero mandare la loro figlia a lezione da un prete eterosessuale per paura che la possa molestare. La pedofilia non deve essere confusa con l’omosessualita’. La pedofilia e’ una perversione, una malattia". Dello stesso avviso un signore intervistato sempre a New York durante la parata Ebraica che si e’ tenuta domenica lungo la Fifth Avenue: "Non riesco a capire come mai il discorso sulla pedofilia si sia trasferito su quello dell’omosessualita’. Sono due casi ben distinti, ed e’ gravissimo confonderli. Mi meraviglio che alcuni esponenti americani della Chiesa Cattolica siano caduti in quello che io spero sia soltanto un errore involontario". Molto dura Mary Luise Cervone, presidente di Didgnity/Usa, la piu’ grande organizzazione degli Stati Uniti di gay e lesbiche cattoliche: "La Chiesa accusando i preti omosessuali sta portando via l’attenzione dalla sua crisi morale vera. Una crisi dovuta a segreti, cospirazioni e bugie. Preti, vescovi e cardinali che stanno sporcando la vera istituzione del cattolicesimo". Le fa eco Matt Foreman, ex-direttore esecutivo dell’Empire State Pride Agenda: "Come cattolico credevo che la Chiesa di cui faccio parte diffondesse amore, non odio e l’accettare tutti indistintamente, mentre alcuni suoi membri stanno condannando e distruggendo questi pilastri sulla quale, invece, dovrebbe basarsi".

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di Sebastiano Giannoni – da New York