Calabria Pride: “Il nostro tacco, orgoglioso contro l’omofobia”

Come nasce il primo Pride calabrese nel racconto di un attivista, aspettando corteo finale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo scritto da Ivan Orrico, attivista calabrese che sta lavorando all’organizzazione del primo Pride nella storia della regione.

C’è fermento in Calabria in vista del primo Pride regionale. Un’effervescenza particolare, a tratti inaspettata. Quando un anno fa, in un assolato pomeriggio di metà estate, ci siamo ritrovati seduti attorno ai tavolini di un caffè a immaginare un Pride che suggellasse il nuovo corso nella politica associativa regionale, nessuno di noi credeva davvero che saremmo arrivati a tanto. Da allora però di strada ne abbiamo fatta: i tre comitati Arcigay (Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria) hanno messo in campo una sinergia mai vista finora nella storia del movimento lgbt regionale. Sulla scia dell’entusiasmo per un evento che, a ragione, può definirsi storico, si è imparato a lavorare insieme, colmando le distante grazie al web. Molte riunioni sono state svolte tramite Skype e grazie all’uso dei social network. Quando possibile ci si è visti di persona, in incontri durati fino a tarda notte, con discussioni torrenziali, scambi d’idee e furiose litigate. Come quando abbiamo dovuto scegliere il logo, una Calabria stilizzata che ricorda un tacco.

Alcuni temevano per l’impatto comunicativo, preferendo immagini più “sobrie”, altri, come me, hanno rivendicato l’uso di un simbolo che si richiama direttamente a Stonewall, a quel tacco lanciato contro la polizia da Sylvia Rivera e a tutta la mitologia legata a quell’evento. Il logo è il tacco che lanciamo contro ogni forma di omofobia, col coraggio di manifestare per la prima volta nella nostra terra. Siamo partiti da zero. Sapevamo che sarebbe stato una percorso in salita, e infatti non ci sbagliavamo. Un evento come il Pride ha bisogno di tempo, dedizione costante e soprattutto risorse economiche. Alcuni enti pubblici hanno riconosciuto il valore culturale della manifestazione, patrocinando moralmente il Calabria Pride, ma, salvo il Consiglio Regionale, per il resto ci si è dovuti arrangiare attraverso l’autofinanziamento.

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Queste ultime settimane prima della parata sono costellate di eventi, dagli apertivi alle serate in disco. Con la poliedricità dell’attivista di provincia mi sono ritrovato a svolgere le mansioni più disparate: sono stato cameriere, ma anche performer e, talvolta, membro dell’ufficio stampa. Una full immersion che stanca, ma appassiona. La campagna Facebook “io ci sono” nel frattempo continua a raccogliere consensi. Nelle ultime settimane siamo stati circondati dall’appoggio e dall’affetto di molte persone, a dimostrazione di come i tempi fossero maturi per una manifestazione del genere in Calabria.

Questo Pride ci sta arricchendo come attivisti e come persone omosessuali. I piccoli cambiamenti che vediamo in molti di noi sono gli stessi che si propagano verso l’esterno. Passo dopo passo acquistiamo visibilità, consapevolezza e quindi forza. E’ un’atmosfera positiva che ci emoziona, ci rende increduli: “Sai quando lo racconteremo ai nostri figli?” ci ripetiamo.

Il 3 giugno a Cosenza si è aperto questo mese della fierezza lgbt calabra con “Independence Gay”, il party ufficiale e nei prossimi giorni tanti saranno gli eventi che porteranno alla parata. Il 15 in mattinata ci si focalizzerà sul tema del rapporto tra genitori e figli di fronte al coming out e nel pomeriggio si dibattera di “omosessualità e fede”, con la presentazione del libro “L’amore autentico” di Lidia Borghi. Sarà poi la volta del focus su “‘ndrangheta, schiavitù e omosessualità”. Le mafie da sempre alimentano una sottocultura omofobica, ecco perché il Pride ha davvero una valenza particolare in terra di ‘ndrangheta.

Infine avremo la giornata del 17 luglio, in cui si dibatterà di migrazioni, e del 18 con una tavola rotonda, in collaborazione con l’UNAR, sulla formazione, da noi ritenuta la chiave di volta per un’emancipazione culturale della Calabria, da realizzare attraverso azioni mirate nelle scuole.

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A chiusura delle cinque giornate reggine ci sarà la parata del 19: ‘a passiata (la passeggiata, ndr), come l’abbiamo definita, riappropriandoci di un’espressione dialettale. Sfileremo tutti e tutte per le strade di Reggio, rivendicando il diritto di essere lesbiche, gay, bisessuali, transessuali senza essere costretti ad andar via per poter vivere degnamente le nostre vite. Perché oltre ad essere parte del popolo lgbt siamo anche calabresi. Fieri di far parte di quella minoranza operosa che agisce ogni giorno per cambiare il destino di questa terra.