Calciatore con Hiv: per Aiuti non c’è rischio

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"In 15 anni di attivita' mi sono capitati molti sportivi che sono risultati sieropositivi". L'immunologo nega che ci sai rischio per gli altri giocatori.

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ROMA – Rischio di contagio minimo, quasi vicino allo zero, anche se in campo c’e’ un giocatore sieropositivo. Gli atleti della serie A possono continuare a giocare tranquilli. Lo conferma Ferdinando Aiuti, immunologo dell’universita’ ‘La Sapienza’ di Roma, commentando la dichiarazione resa in un’aula del Tribunale di Torino dal capo dello staff medico della Juventus che rivelato la presenza di un giocatore sieropositivo in una squadra della massima serie.
Per Aiuti non e’ una novita’. “Nella mia pratica professionale – spiega l’esperto all’ADNKRONOS SALUTE – nel corso di 15 anni, mi sono capitati molti sportivi, anche calciatori di serie A, che sono risultati sieropositivi. Ma non c’e’ nessuna ‘controindicazione’ per la loro professione. E’ bene che continuino a giocare”.
I rischi per i colleghi sono bassissimi. “Si dovrebbe verificare un contatto lungo con il sangue del calciatore sieropositivo – precisa Aiuti – come uno schizzo di sangue negli occhi. E’ un evento raro e non quantificabile. Fino ad oggi, infatti, non abbiamo ritenuto opportuno lo screening su questi atleti. Sarebbe una precauzione eccessiva”.
Allo sportivo il compito di essere ‘responsabile’, per esempio, in caso di incidente con fuoriuscita di sangue, avvertire chi lo soccorre in modo che possa proteggersi con i guanti. Per il resto e’ indispensabile che “questa malattia ‘si normalizzi’ – conclude Aiuti – sia contro la discriminazione sia per le tentazioni di introdurre leggi speciali. Deve essere considerata una malattia come tutte le altre, non ha bisogno di particolari norme. Prendiamo esempio da Magic Johnson: si e’ dichiarato sieropositivo e ha giocato fino a 40 anni.”

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