La campagna della Commissione Europea contro la discriminazione LGBT

Il 60% dei cittadini UE pensano che le persone LGBT siano vittime di discriminazioni.

Da alcuni mesi la Commissione Europea è attiva per aiutare le persone LGBT+ vittime di discriminazioni.

Con l’hashtag #EU4LGBTI la Commissione ha avviato una campagna a favore delle persone LGBT+, che come è possibile vedere quasi ogni giorno sono vittime di discriminazioni o aggressioni fisiche e verbali. L’ultimo fatto è avvenuto a Venezia, proprio ieri. Per l’occasione, sono stati presentati diversi video testimonianze, tra cui uno dove viene raccontato il coming out di una ragazza bisessuale, il rapporto con la famiglia e con i colleghi di lavoro di un ragazzo italiano e il cambiamento e gli atti di bullismo di una persona transgender.

I dati rilevati dall’Eurobarometro nel 2015 mostrano che il 60% dei cittadini UE pensa che le persone appartenenti alla comunità LGBT siano vittime di discriminazione, rivolte al loro orientamento sessuale e all’identità di genere. Riguardo ai diritti, il 71% degli stessi cittadini pensa che le persone LGBT+ dovrebbero avere gli stessi degli etero, e il 47% dei cittadini omosessuali ammettono di aver sperimentato episodi di discriminazione, secondo quanto riportato da uno studio eseguito dall‘Agenzia europea per i diritti fondamentali. Sono molte le persone LGBT+ che preferiscono non esternare segni di affetto in certi luoghi, come piazze o mezzi di trasporto pubblici, proprio per evitare di essere molestati.

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Roberto e Andrea: padre e figlio nella stessa azienda

Tra i video presentati dal sito istituzionale della Commissione Europea, un punto importante lo riporta quello di Andrea, ragazzo omosessuale, che lavora nell’azienda del padre, Roberto. Andrea è stato fortunato: dopo lo stupore iniziale, la famiglia intera lo ha accettato, in certi casi anche migliorando il rapporto. A lavoro, invece la situazione è stata diversa. Per sei anni, Andrea non ha mai rivelato la sua omosessualità, perché voleva essere visto solo come un bravo dipendente. Ma soffriva. E soffriva anche il padre, a conoscenza dell’orientamento del figlio, capiva che non stava bene.


Dopo il coming out pubblico attraverso il suo profilo Facebook, ha potuto scoprire che il rapporto con i propri colleghi non è cambiato. Con l’aiuto di un’associazione chiamata Parks, hanno invece avviato un programma di formazione, per far conoscere a tutti i dipendenti il mondo LGBT+, discriminazioni incluse.

Sasi e Oliver

Sasi è invece una ragazza slovacca, che a 14 anni ha fatto coming out dichiarandosi lesbica. Col passare degli anni e dopo alcune storie anche durature con delle ragazze, Sasi inizia a provare attrazione anche per i maschi. Fa così un secondo coming out e si presenta come bisex.