Campania: Sirchia risponde sulla adozione gay

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La Regione Campania non puo' inserire nello Statuto norme che prevedono l'accesso di coppie gay alle tecniche di procreazione assistita.

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ROMA – La Regione Campania non puo’ inserire nello Statuto norme che prevedono l’accesso di coppie gay alle tecniche di procreazione assistita. Lo ha detto il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, rispondendo nel corso del Question Time ad una interrogazione di AN. “Le modifiche del titolo V della Costituzione – ha detto il ministro – prevedono che la potesta’ legislativa nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali riservata allo Stato. Pertanto Regioni hanno le sole competenze delle materie concernenti l’organizzazione e la gestione dell’assistenza sanitaria”. L’eventuale proposta di inserire nello Statuto della Regione Campania incentivi e sostegni a favore di coppie indipendentemente dal loro orientamento sessuale, quindi anche coppie gay, “e’ materia che riguarda un principio fondamentale della legislazione nazionale”, di conseguenza non e’ competenza regionale. “Inoltre – ha detto ancora il ministro – il ddl 1514 sulla procreazione assistita non ha ancora concluso il suo iter di approvazione ma si fa presente che tutte le leggi regionali sono valutate dal Governo al fine della eventuale proposizione di ricorso alla Corte Costituzionale. Infine – ha concluso – il codice di deontologia medica stabilisce il divieto assoluto per il medico anche nell’interesse del bene del nascituro di attuare forme di procreazione assistita al di fuori di coppie eterosessuali stabili”.
Inteviene Arcigay interviene rispondendo al ministro Sirchia: “Le Regioni rimangono però di certo competenti – osserva il presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice – in materia di lotta alle discriminazioni e di tutela di tutte le famiglie, anche di quelle omosessuali. Noi chiediamo alla regione Campania di dotarsi, come sta già facendo la regione Toscana, di una normativa contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, e di riconoscere dignità e parità di diritti a tutte le famiglie, anche a quelle gay e lesbiche.”
Secondo Lo Giudice, “rimane in ogni caso del tutto ideologico e privo di fondamento scientifico ritenere che crescere con genitori omosessuali rappresenti un danno per i figli. Tutti gli studi sinora condotti in Europa e in Nord-America, tra i quali quello recente dell’Associazione dei Pediatri Americani (APA), dimostrano il contrario: non esistono differenze significative tra i figli cresciuti da persone e famiglie omosessuali e gli altri. Non si evidenziano differenze di rilievo per quel che riguarda il loro orientamento sessuale, il loro profilo affettivo e ogni altro aspetto del loro sviluppo psicologico”.

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