Candidati gay al PD: chi ha vinto e chi no

Mentre si aspettano i risultati definitivi dalle regioni, sono già noti i nomi di chi parteciperà all’assemblea nazionale. 5 Gay e 1 lesbica dovranno difendere i diritti delle persone lgbt.

Erano 31 i candidati LGBT alle primarie del Partito Democratico. E il giorno dopo l’inaspettata affluenza alle urne del popolo della nascente formazione politica si fanno i conti anche degli eletti che rappresentano la comunità LGBT. Sei sono coloro che faranno parte dell’assemblea nazionale: Carmela Antonino, Sergio Lo Giudice, Andrea Benedino, Alessio De Giorgi, Matteo Cavalieri, il più giovane che ha commentato: “i dati definitivi saranno diffusi oggi, al 99% dovrei essere letto, sono soddisfatto, nel nel mio collegio abbiamo raggiunto quasi il numero di voti delle primarie per Prodi del 2005. Il cammino è appena incominciato, speriamo sia in salita. I temi che ci stanno a cuore saranno comunque posti all’ordine del giorno”. “Entro in questo partito per contribuire a farne un partito laico che sappia migliorare il livello di libertà  da ogni dominio ed eliminare le cause delle discriminazioni – ha dichiarato Sergio Lo Giudice -. Il tempo mi dirà se ho fatto bene, ma oggi sono convinto che questo è il luogo da cui si può riformare in meglio questo paese”.

Mentre scriviamo si stanno ancora contando voti e schede in molti seggi, per cui non si hanno ancora i dati definitivi degli eletti alle assemblee regionali.

Tra i non eletti spiccano i nomi di Enrico Pizza, Anna Paola Concia, portavoce nazionale insieme a Benedino di GayLeft, e Vanni Piccolo.

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“I numeri seppure non ultimi che al momento abbiamo – dice

Andrea Benedino – delineano dei chiaroscuri. Ci sono state delle esclusioni eccellenti, sicuramente favorite dal tipo di competizione a liste bloccate che ci ha costretti a condurre la battaglia prima di tutto per essere inclusi nelle liste stesse”. “Questo ci porta ad essere ancora più combattivi e determinati anche perché sappiamo che possiamo contare su tanti degli eletti, ad esempio, nella lista ‘Sinistra per Veltroni’, che sicuramente appoggeranno le nostre battaglie – continua il neo eletto -. Resto convinto che questo sia il luogo vero dove portare avanti le nostre istanze perché da ieri il baricentro della sinistra e della politica italiana è certamente il Partito Democratico”. 

Non sono mancate, e in realtà non si sono ancora del tutto spente, le polemiche all’interno della comunità con chi riteneva inopportuno schierarsi con il Pd. “Sparare sulla nostra debolezza è come sparare sulla Croce Rossa – commenta Benedino -. Sappiamo di essere deboli, ma chiedo loro di distinguere tra noi che portiamo avanti le battaglie e i partiti in cui lo facciamo. Adesso quello che dovremo fare è incalzare Veltroni a trasformare in fatti le posizioni che ha già apertamente preso in tema di laicità e diritti”.