Candidati gay: associazioni e partiti si azzuffano

Candidature annunciate e poi smentite. Associazioni gay contro i partiti. Litigi, pasticci e corsa al rilancio del “candidato gay”. Il riassunto della giornata.

Questa mattina, da poco annunciata la presenza del presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso nelle liste della Sinistra Arcobaleno – poi smentita dal segretario Riccardo Gottardi – è arrivata la notizia della candidatura di Paola Concia nelle liste del Partito Democratico. La Concia, da anni militante per i diritti lgbt nei DS prima e nel PD oggi, non ha soddisfatto, però, gli esponenti di Arcigay che hanno dichiarato: «allo stato attuale non vi è nelle liste di nessun partito una reale rappresentanza del movimento gay-lesbico italiano».

Eppure Paola Concia nel partito di Veltroni, Titti De Simone e Vladimir Luxuria nella Sinistra Arcobaleno, e Franco Grillini nei Socialisti non possono certo dirsi estranei al mondo del movimento lgbt italiano. Ognuno a modo proprio può "vantare" nel proprio passato militanze di vario tipo. Basterebbe citare l’esperienza di Luxuria – per anni nelle fila del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli – e di Grillini – che è ancora presidente onorario di Arcigay -.

I rappresentanti del Cassero, che fra i circoli Arcigay  è il più grande d’Italia, si dicono addirittura delusi dalla candidatura della Concia: «E’ un’ottima persona – ha detto Emiliano Zaino, presidente del Cassero – ma è espressione del partito e non rappresenta il mondo omosessuale». Possibile che la candidatura di uno dei personaggi più impegnati per i diritti degli omosessuali scontenti tutti?

Proprio tutti no. Almeno l’associazione Di’Gay Project di Imma Battaglia esprime soddisfazione per la neo-candidata in quota PD.

Fatto sta che la candidatura di Mancuso prima – quella smentita, come ricordavamo – e della Concia poi, ha innescato un meccanismo al rilancio del "candidato gay". Sinistra Arcobaleno, per voce del suo candidato premier Fausto Bertinotti, ha annunciato che nei seggi parlamentari del suo schieramento siederà «una significativa presenza di persone espressione di differenti orientamenti sessuali e affettivi». Sarebbero bastate quattro lettere.

Alza il tiro Titti De Simone (PRC): «Siamo gli unici che parlano di uguaglianza sostanziale e che hanno inserito nel programma proposte concrete».

A mettere tutti in disaccordo, come se ce ne fosse stato bisogno, ci ha pensato Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. «A sinistra si accapigliano sull’opportunità o meno di candidare omosessuali. Non credo che il criterio per scegliere i rappresentanti del popolo in Parlamento possa e debba essere l’orientamento sessuale. Ormai a sinistra il "gender" è il nuovo totem laicista di fronte al quale inchinarsi». 

di Daniele Nardini

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