Carabiniere omofobo, i due si sono baciati. E quindi?

Nella vicenda dei ragazzi allontanati da un bar di Viareggio da un carabiniere spunta un video dove si vede anche un bacio. Per la stampa locale i due hanno mentito e adesso hanno torto.

I due ragazzi di Viareggio allontanati da un bar da un carabiniere in divisa si sono anche dati un bacio. Un telegiornale della Versilia manda in onda il video a circuito chiuso del locale dove è successo il "fattaccio", la notte tra giovedì e venerdì, e scoppia il putiferio. Un amministratore locale, dichiaratamente gay, grida al vittimismo e dice che a volte sono i gay stessi che se le tirano addosso. I giornali locali che spesso si occupano della vicina Torre del Lago gay parlano di "montatura mediatica".

Ma Mirko Vigni, 24 anni di Pistoia e Fabio Frati, 22 anni di Prato non capiscono. "Come possiamo passare dalla parte del torto solo perché abbiamo taciuto di esserci baciati? – si chiede Mirko (in foto) – Se ci sono stati dei piccoli baci (cosa che comunque non costituisce reato né atto osceno) è stato tralasciato perché veramente non rilevante… ". Tutti i torti sembra non averli, come se il trattamento subìto fosse stato a quel punto più che istigato, addirittura doverso da parte del carabiniere. Quest’ultimo, nel frattempo ha trovato un testimone pronto a smentire la versione dei ragazzi secondo cui il militare si sarebbe rivolto verso di loro con toni molto accesi: "Ma quale omofobia! Gli ha parlato come un padre", ha dichiarato Luca, un brooker finanziario di Pisa, che per depositare spontaneamente la propria testimonianza ha preso addirittura un giorno di ferie. «Secondo me – ha aggiunto – è stata tutta una montatura, visto che appena fuori del bar alla vista dei carabinieri uno dei due ha detto all’altro "lo vedi ora che bomba scoppia".

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I rappresentanti dei locali della Marina e il presidente di Arcigay Nazionale Paolo Patanè si dicono indignati da questo clima inquisitorio verso le vittime e non ci stanno a farli passare dalla parte del torto. "I gay si possono anche accettare… purchè stiano nei posti per gay e non certo nei locali pubblici perbacco! In altri tempi e luoghi, questo si chiamava apartheid", dice Patanè, che nell’accompagnare i ragazzi in Questura si è trovato faccia a faccia proprio col carabiniere. "Le voglio fare una domanda – ha detto il presidente di Arcigay al militare – Avrebbe chiesto di andarsene se a comportarsi nello stesso modo fossero stati un ragazzo e una ragazza?". Nessuna esitazione nella risposta: "No, in quel caso non lo avrei fatto".