Carabiniere omofobo, i punti controversi

La dichiarazione del carabiniere confermano che con una coppia eterosessuale non si sarebbe comportato allo stesso modo. Considerazioni sparse del direttore di Gay.it Alessio De Giorgi.

DENUNCIARE O NO? Non è mai facile per chi ha una responsabilità di

qualunque tipo, fosse solo mediatica, dentro la comunità gay, capire se ci siano le condizioni per rendere o no pubblica una vicenda di omofobia, grande o piccola che sia. Sabato questa valutazione l’abbiamo fatta in diversi: io, Paolo Patanè, Regina Satariano e l’amico Fabio Canino, che era lì per altre ragioni. Abbiamo ciascuno la nostra storia, ma credo che siamo tutte persone rispettabili, di una certa età, non impulsive, ed alcuni di noi si sono pure resi protagonisti di qualche polemica con chi, in altre parti d’Italia, ha ingigantito episodi di omofobia. Noi sapevamo che due ragazzi conosciuti e stimati erano stati ripresi da un carabiniere la notte prima: non una persona qualunque, quindi, ma un uomo in divisa. Ed è stato questo il motivo per cui alla fine, a malincuore, abbiamo tutti insieme deciso di rendere pubblica la vicenda. Perché a malincuore? Perché denunciare una vicenda di omofobia è sempre una sconfitta, da qualunque parte la si guardi. E mette infinita tristezza.

IL BACIO. Il video lo abbiamo visto tutti: i due chiacchierano al tavolino, poi Mirko si alza, abbraccia Fabio, si carezzano, si danno qualche bacio. Mirko e Fabio hanno taciuto a noi e alla stampa di esseri dati un bacio. Hanno sbagliato a tacere questo elemento, è vero: gliel’ho detto il giorno dopo quando dopo aver visto le telecamere era chiaro che un bacio era stato dato, anche se né lungo né appassionato. Un bacio sulla guancia: innocente come loro due, anche perché i due non stanno insieme e Fabio è fidanzato. Certo, hanno lasciato un nervo scoperto omettendo questo dettaglio e hanno regalato un’arma ai loro detrattori: ma questo elemento davvero li rende colpevoli? Li rende non più credibili? Su ogni punto? E li rende meno credibili del testimone a favore del carabiniere? No, ovviamente.

"MI FATE SCHIFO". Nell’incontro avvenuto prima della conferenza stampa, nella conferenza stampa, poi nelle successive dichiarazioni alle televisioni ed infine nell’incontro col Maggiore dei Carabinieri, comandante della Compagnia di Viareggio, i due MAI hanno detto che il carabiniere li avrebbe così apostrofati. Ed infatti solo un giornalista, quello del Tirreno, non si sa come ha riportato questa frase. Sarà che è arrivato con tre quarti d’ora di ritardo alla conferenza stampa e che ha quindi dovuto ricostruire un po’ da solo la vicenda? Possibile che anche questo – la presunta discrepanza tra il racconto del testimone e quello di Mirko e Fabio – debba diventare un elemento di "colpevolezza" dei due, che avrebbero quindi esasperato la reazione del carabiniere che sarebbe stata – ed è stata – non offensiva (ma comunque discriminatoria ed inaccettabile)?

UNA STRANA COINCIDENZA. Sia il testimone che l’appuntato, nel colloquio casuale avvenuto con me, Regina, Paolo e i due ragazzi venerdì pomeriggio concordano stranamente su un punto: Mirko era seduto sulle gambe di Mirko. Falso: basta vedere il video, Mirko è in piedi e seduto sul tavolino. Che strana coincidenza che entrambi abbiano la stessa versione dei fatti. Anche qui, è proprio strano che entrambi si soffermino su un elemento che dovrebbe essere un dettaglio ma che invece nella testa di chi ha problemi ad accettare l’affettività tra due maschi diventi un elemento di offesa al pudore, quasi che stare seduti uno sulle gambe dell’altro, in una posizione che ne ricorda una sessuale, sia grave ed offensivo quanto un bacio.

IL BUON PADRE DI FAMIGLIA. Il testimone dice che il carabiniere si

sarebbe comportato come buon padre di famiglia nel riprendere i due: ma quale buon padre di famiglia decide di intervenire su ciò che trova inopportuno (un abbraccio, qualche carezza e un bacio non appassionato) stando seduto al tavolino e immagino (essendo lontano) parlando ad alta voce? Nel video si vede che lui quanto meno alza un braccio, probabilmente puntando il dito (così ci dicono Mirko e Fabio): un buon padre di famiglia si comporta così, umiliando i due ragazzi di fronte agli astanti? O, se proprio ritiene di dover intervenire, si alza, si avvicina al tavolino dei due e chiede loro, magari con un sorriso, di non esagerare?

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IL VIDEO. Il video che è stato trasmesso dura meno di un minuto, mentre Mirko e Fabio mi dicono che sono rimasti lì almeno dieci minuti. Quando l’avvocato di Mirko e Fabio lo vedrà, magari quel video ci dirà dell’altro… ad esempio ci dirà se il testimone è entrato nel bar, se ha salutato qualcuno degli astanti, quanto è rimasto, o se è sempre stato fuori dal bar senza entrarvi ma passando il tempo a vedere chi entrava e chi usciva e ad ascoltare i loro discorsi…

MICROFONO DIREZIONALE? C’è un particolare che è il classico venticello calunnioso che infatti solo i giornalisti più faziosi (anzi, una giornalista sola, la più faziosa) hanno riportato: Mirko e Fabio, entrando nel bar, si sarebbero detti che ora avrebbero fatto un bello scherzo ai carabinieri. Se confermato, sarebbe gravissimo: ci sarebbe stata una sorta di premeditazione di loro due (o dei loro due titolari, cioè mia e di Regina Satariano) a "incastrare" i carabinieri. Prima considerazione: basta sentir parlare Mirko e soprattutto Fabio due minuti per rendersi conto che loro di un gesto simile non sarebbero minimamente capaci. Seconda considerazione: ma se avessero dovuto davvero incastrare i carabinieri, si sarebbero limitati a qualche abbraccio, a qualche carezza ed ad un bacio? Terza considerazione: ma il testimone di cosa è dotato? Di un microfono direzionale? Perché sentir dire una frase del genere e esserne così certi da riportarla alla stampa bisognerebbe averlo, visto che mentre l’avrebbero pronunciata, i due entravano nel bar.

QUESTA NON DIRLA ALLA STAMPA. Ad un cineoperatore che lo

intervistava, fuori dalle telecamere il testimone ha detto che gli era stato detto (da chi?) di non riportare alla stampa quell’accenno alla premeditazione, forse perché non aveva riscontro oggettivo e sarebbe stata recepita come illazione. In realtà più che di illazione, qui si tratta del classico elemento di calunnia bella e buona, che come diceva Rossini è un venticello che si insinua, magari aiutato da qualche giornalista amico che lo pubblica, mentre tutti gli altri – evidentemente più seri – non lo riportano, proprio perché privo del minimo riscontro oggettivo.

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QUESTA O QUELLA PER ME NON PARI SONO. Io, Regina, Paolo Patanè ed i due ragazzi stavamo comodamente aspettando venerdì pomeriggio che il Comandante di Viareggio ci ricevesse quando ad un certo punto è entrato in caserma un cinquantenne alto, di origine napoletana, con un casco in mano. Capiamo subito che è lui: l’appuntato. Dopo aver ripetuto che lui è intervenuto perché i due stavano seduti l’uno sulle gambe dell’altro e si stavano baciando, Paolo gli ha formulato una semplicissima domanda: ma se lui si fosse trovato in un bar, una mattina, e due ragazzi di sesso diverso si fossero baciati e una persona tra gli astanti avesse chiesto di intervenire "a tutela della moralità", lui sarebbe intervenuto? No, ha risposto candidamente l’appuntato. Se questa non la vogliamo chiamare discriminazione, cosa è la discriminazione? Spiegatemelo.

ESISTE UNA REGISTRAZIONE? Esiste una registrazione che proverebbe la veridicità di tale dichiarazione? Ieri una giornalista faziosa lo ha scritto, accennando che sarebbe una cosa illegale. Ma nessuna legge vieta di registrare le conversazioni private e recentemente la Cassazione ha ribadito che le registrazioni tra presenti, operate da uno dei partecipanti alla conversazione, non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico ma costituiscono una particolare forma di documentazione: è un reato solo diffonderle specie se fatte in una zona militare (la Caserma). Ma è proprio necessario questa registrazione? Possibile che la parola mia e di altre quattro persone non sia sufficiente? E comunque, l’appuntato non ha per ora negato di aver detto quella frase a tutti noi.

L’AUTO DEL TESTIMONE. Oggi, precisa come un orologio svizzero, arriva pure l’atto di vandalismo ai danni dell’auto del testimone che è stata imbrattata con delle uova. Strano, veramente strano. A lui va ovviamente tutta la nostra solidarietà per il vile ed incomprensibile gesto che, se confermato, sarebbe gravissimo.

UN TABU’. C’è un dato oggettivo in tutta questa vicenda, così come in

tutte le vicende di omofobia di questa estate bollente: l’affettività tra due maschi da ancora noia, molta noia, perché banalmente in questo paese l’omofobia è lontana da essere sconfitta. Questa è una delle tante verità sicure di questa vicenda. Un bacio né appassionato né lungo tra due ragazzi ventenni sicuramente ha fatto scattare l’ira dei presenti e ha indotto un uomo in divisa a intervenire, inducendoli in qualche modo a lasciare il bar. E questo è un dato oggettivo, provato dallo stesso video delle telecamere di sorveglianza del bar. Questo è grave: perché a farlo non è stato un barista o un passante, ma un rappresentante dello Stato.

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IL FRONTE INTERNO. L’altro dato oggettivo che traspare in questa vicenda è la reazione di una piccola parte della comunità gay che ha gridato allo scandalo. Basta leggere qualche forum per rendersi conto che è bastata la calunnia sulla premeditazione dei due ragazzi per far passare per dei carnefici le due vittime, che pure hanno il medesimo loro orientamento sessuale. I due sarebbero dei vigliacchi che pur di andare in televisione avrebbero fatto carte false, e così i loro titolari e lo stesso Paolo Patanè. Questo forse è l’aspetto personalmente più triste di tutta la vicenda. Dimostra inequivocabilmente quanto culturalmente povero è il nostro paese, quanta strada ancora dobbiamo fare, che livello di consapevolezza dei propri diritti c’è tra tutti noi e infine quanta omofobia interiorizzata ci sia ancora tra noi omosessuali.

E ORA? A quarantun anni suonati ho imparato anche ad aspettare. Che si calmino le acque, che emergano tutte le testimonianze, che siano visionati i video. A quel punto la verità non potrà che emergere. Sarò stupido, ma rimango fiducioso.

L’ARMA DEI CARABINIERI E IL MONDO GAY. In ogni caso, questa vicenda emerge la necessità di rivedere il rapporto tra movimento gay e Arma dei Carabinieri e, più in generale, le forze di polizia. Quando avevo un incarico in Regione Toscana nella lotta contro le discriminazioni, contattai più volte il Ministero dell’Interno per farli partecipare ad una bella iniziativa della Rete degli Enti Locali contro le Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere. Trovai un muro di gomma, nonostante governasse il centro sinistra. Ora Arcigay ha incontrato i vertici della Polizia che hanno finalmente dato vita ad un osservatorio, ma è necessario che vengano messe in atto azioni positive che portino tutti gli uomini in divisa ad avere pieno rispetto dei diversi orientamenti sessuali. Sia chiaro: chi ha avuto a che fare con le forze dell’ordine ha trovato spesso comprensione, pari trattamento, nessuna discriminazione ma, più raramente, ha trovato anche muri, ottusità, fastidio o anche odio più o meno celato. I carabinieri sono loro stessi nostri primi alleati quando proteggono i nostri locali, quando scardinano la criminalità che a volte ci gira intorno, quando combattono la violenza omofobica: non ci possiamo in alcun modo permettere di perdere questa alleanza. Ma le mele marce sono ovunque, e un corpo dello Stato non può avere al proprio interno uomini che così platealmente confondono moralità con legalità. E’ per questo che, usciti dalla Caserma dal colloquio con un intelligente e comprensivo Comandante dei Carabinieri di Viareggio, per noi il caso sarebbe stato pressoché chiuso. Ma così non è stato, purtroppo.