“Cari” signori del Family Day, se i vostri figli fossero gay?

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In quella piazza c'erano dei bambini, alcuni scopriranno di essere gay. Cosa succederà?

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Sabato si è svolta a Roma una manifestazione presentata come “in difesa dei nostri figli” . Penso poi ai tanti bambini che sono stati portati dai loro genitori a questa manifestazione e mi chiedo come cresceranno: pieni di pregiudizi, cresciuti in famiglie nelle quali si dice loro che solo essere eterosessuali é bello e buono e sano, solo se cresci rigorosamente con un babbo e una mamma non sei “in pericolo”, solo se ti innamori di una persona del sesso opposto sei perbene e a posto, chi non rientra in questo quadretto viene ritratto come un pericolo per la societá, per le famiglie, un essere disturbato, disordinato, contro-natura, da compatire, certamente inferiore, al quale non si possono certo dare pari dignitá e diritti.

La realtá é che anche tra quei bambini, in quelle famiglie, una certa percentuale (tra il 5 e il 10%) crescendo si renderá conto di non essere eterosessuale, ma omosessuale, o bisessuale o transgender. Che futuro avranno questi giovani? Crederete che ne parleranno con genitori che li hanno portati a questo etero-pride o si terranno tutto dentro? Si sentiranno soli, non capiti, malati, saranno a maggiore rischio depressione e questo li potrá esporre ad un maggior rischio ti tendenze suicide. Queste famiglie, che fanno parate in nome della “normalitá” si riempiono tanto la bocca di voler difendere i bambini, ma in realtà fanno loro del male e contribuiscono solo a creare una società divisa, non inclusiva, fomentando discriminazioni e mantenendo in vita vecchi pregiudizi basati sull’ignoranza.

Gli organizzatori si sono adoperati nel sostenere che l’evento non aveva niente contro i gay. Vediamo i fatti. La tempistica di questa manifestazione dice tutto: la parte piú integralista e reazionaria del mondo cattolico (col sostegno di alcuni singoli esponenti di altri religioni) giá nel 2007 aveva fatto organizzare il Family Day quando in parlamento venivano discussi i DiCo, che poi furono accantonati.

Oggi che in parlamento si discutono le unioni civili la strategia è la stessa: si crea allarmismo sociale (“le famiglie sono sotto attacco!”), diffondendo notizie false e distorte sugli studi di genere e LGBT (si veda a questo proposito il chiarimento diffuso a marzo dall’Associazione Italiana di Psicologia ), agitando lo spauracchio di un inesistente “pericolo gender” e col pretesto di voler “difendere la famiglia” (che al contrario anche molte coppie dello stesso sesso vogliono formare) si vuole continuare a negare ogni riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso mantenendo intatte la ormai stranote discriminazioni, rinfocolando – direttamente o indirettamente – emarginazione e vecchi pregiudizi. In questa manifestazione l’omofobia, camuffatta sotto l’ipocrita etichetta del “difendiamo i nostri figli”: ma difenderli da chi? dai pedofili? ma no, dalle coppie dello stesso sesso! I politici sostenitori sono gli stessi, i soliti ben noti nomi di Lupi, Gasparri, Sacconi, Giovanardi, Formigoni, Binetti, Roccella, la créme de la créme della politica più arretrata, clericale, omofoba.

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