Carmen Maura: “Io e Pedro non siamo più amici, non ci parliamo”

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Rottura definitiva tra Pedro e la sua ex musa? L’abbiamo incontrata al Festival di Locarno

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Affabile, comunicativa, grintosa. È esattamente come te l’aspetti, Carmen Maura, ex musa maxima di Almodóvar, con cui ha girato sette film, da quelli ruspanti della movida, che portarono entrambi alla popolarità, fino al malinconico Volver del 2006 premiato a Cannes. Eppure Carmen si rabbuia proprio quando citiamo Pedro, ed è un peccato. L’abbiamo incontrata nel panoramico Hotel Belvedere di Locarno, dove ieri sera ha presentato in un’affollata Piazza Grande la commedia dai risvolti grotteschi La Vanité di Lionel Baier in cui interpreta la volontaria di un’associazione che pratica l’eutanasia per aiutare un architetto a farla finita in un motel. Carmen ci ha concesso un’intervista esclusiva.

È la terza volta che viene al Festival di Locarno, dove nel 2007 vinse un Excellent Award…L’ha trovato cambiato nel corso del tempo?

Ci sono sempre più leopardi! Vedi zampe di leopardo ovunque, persino nelle stanze dell’hotel.

Questo mi diverte molto. È un festival piccolo e molto simpatico.

Ha presentato ieri sera una piccola commedia, delicata e con una certa grazia, La Vanité di Lionel Baier. Che cosa l’ha affascinata del ruolo di Esperanza?

Innanzitutto il regista. Mi ha inviato la sceneggiatura che mi è piaciuta molto. È venuto a trovarmi a Madrid e anche se avevo molto lavoro ed ero stanca, ho detto sì. Voleva assolutamente che lo facessi. Lionel è talmente speciale, è molto dotato e intelligente.

La Vanité affronta un tema molto difficile, l’eutanasia, con insolita leggerezza. Che cosa pensa personalmente di questo argomento?

L’eutanasia dovrebbe essere permessa. In Spagna è proibita ma si fa lo stesso, come in Italia, del resto. Dopo il film di Amenabar Mar adentro se n’è parlato molto da noi. Bisogna guardare in faccia la realtà e avere la libertà di decidere una cosa così quando non c’è soluzione. Ho avuto casi di malattie gravissime in famiglia.

È però anche una commedia sulla forza del desiderio che nel film viene definito “qualcosa di incontrollabile”. Il protagonista è attratto dal prostituto Treplev…

La sua curiosità inizia quando conosce Treplev. Nella scena in cui sale letteralmente su di lui, Ivan (Georgiev, l’attore che interpreta Treplev, n.d.r.) era terrorizzato da che cosa pensasse sua madre che era in sala. Il personaggio di Treplev, “omosessuale di professione”, è molto simpatico. Non c’è morbosità, ha qualcosa di bambinesco.

Lei è adorata dai gay di tutto il mondo ma in particolare da quelli italiani. Ha dichiarato che il punto più alto della sua carriera è stata l’accoglienza al Festival Mix di Milano al Teatro Strehler quando avete ricevuto il premio Queen Of Comedy nel 2006…

È stato talmente bello… Tutto il teatro gridava! Adoro andare in Italia, sto bene da voi. Amo in particolare il Festival di Venezia, è sempre una gran festa. Ho fatto un ruolo in italiano, La Madre (di Antonio Maresca, n.d.r.) ma il regista diceva sempre di “fare più lentamente”. Dovevo contare sempre fino a dieci. Per me il ritmo è un’ossessione: il problema di quel film era il tempo.

Sono passati quasi trent’anni da La legge del desiderio di Almodóvar. Il vostro splendido personaggio della transessuale Tina l’ha consacrata icona gay…

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È il mio personaggio più amato in assoluto. Molti uomini si sono innamorati di lei. È talmente brava e generosa. Eppure rivedermi è sempre uno shock: ero enorme, avevo davvero un uomo dentro di me! Pedro diceva di venire a guardare i giornalieri ma non volevo. Quando siamo andati a New York a presentare il film non mi riconoscevano, pensavano fossi la produttrice. Per quel film mi hanno distrutto i capelli facendo tinte su tinte, avevo tantissimo trucco, le unghie finte mi hanno rovinato le mie. La preparazione del ruolo è stata molto complessa ma l’ho adorato. È stato il mio momento più felice con Pedro.

Era avanguardistica nel film anche l’idea di famiglia allargata…

È vero. La bambina mi diceva: “Mi vergogno di andare in giro per strada così!”. E io le rispondevo: “Ma mi hai visto???”. Ogni volta che ci rincontriamo lo ricordiamo, adesso è un’attrice affermata (Manuela Velasco, n.d.r.).

L’amicizia con Pedro è cambiata nel tempo, com’è il vostro rapporto adesso?

Io non amo molto parlarne perché lui non vuole che parli di lui. Non lo vedo più, non c’è più un’amicizia. Tutti gli attori vogliono lavorare con lui, non è facile.

Ma con Volver c’era stato un riavvicinamento?

Adesso Pedro è molto diverso da quando l’ho conosciuto. Ma non è stato il successo che abbiamo avuto insieme. Parlare di Almodóvar per me è diventato un problema. Non mi piace farlo.

Ci sono stati altri gay nella sua vita con cui si è creato un rapporto speciale?

Amanti no, amici molti! Ho un appartamento nel quartiere gay di Parigi, il Marais, e gli omosessuali mi riconoscono più degli altri. Amo molto i miei fan omosessuali, sono molto fedeli. I miei migliori amici sono gay. Sono relazioni molto facili, non c’è competizione. Quando eravamo negli Stati Uniti, io e Pedro passavamo dalla boutique gay al caffè gay. Bussavano alla porta gridando: “Pedro!!!”. È stato un periodo formidabile per me, eravamo molto amici.

Un altro film gay che ricordiamo con affetto è Reinas sul matrimonio collettivo gay…

È stato molto divertente. Le coppie gay che si sposavano erano tutte vere! C’era Marisa Paredes con cui eravamo molto amiche. Ho adorato fare la direttrice dell’hotel, indossavo un abito di Valentino. Ma la cosa che mi è piaciuto fare di più nella mia carriera è stato uccidere. Ho ucciso molto sul set!

Ha mai interpretato un ruolo lesbico?

Una sola volta, una suora omosessuale in Extramuros (di Miguel Picazo nel 1985, n.d.r.). Era un film storico e tragico, avevo una relazione con una donna. Fece molto scandalo.

Nei suoi personaggi di donne forti e determinate c’è però quasi sempre qualcosa di materno e dolce, forse anche per questo i gay vi amano così tanto…

Sì, è vero. Una volta un giovane mi disse: “Carmen, vi adoro, perché sei come la mamma di tutti quando eravamo piccoli”. Io sono diventata celebre come presentatrice televisiva. Nel giro di 24 ore la popolarità è piombata su di me, è stata una follia.

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