Caro amico eterosessuale, e se fossi tu a non poterti sposare?

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E tu a non potessi sposarti? Se l'idea di una famiglia ti fosse stata negata da sempre?

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Non si deve essere gay o lesbiche o bisessuali o trans o intersex per battersi in favore dei diritti civili. È uno slogan molto usato dalla comunità lgbt in tutto il mondo ed è certamente vero. Un po’ come non si deve essere per forza cani per battersi per i diritti degli animali, o africani per pretendere il rispetto delle persone che arrivano dall’Africa. E questo lo sanno anche molti eterosessuali che ormai da anni partecipano ai pride, per dirne una. Ma per vincere la battaglia per l’uguaglianza, che passa dall’estensione del matrimonio anche alle coppie gay e lesbiche, serve il supporto di tutti gli etero convinti che il grado di civiltà di un paese si misuri anche su come questo tratta i propri cittadini, tutti i cittadini.

A tal proposito vi proponiamo la lettera aperta che Angelo Pezzana, attivista per i diritti delle persone lgbt da molto tempo e tra i fondatori del Fuori!, ha pubblicato sul suo profilo Facebook in cui chiede ad un generico amico eterosessuale di immaginare come sarebbe se a lui fosse vietato di sposarsi e crearsi una famiglia. Ecco il testo.

Caro Amico eterosessuale,

scusami se inizio con una definizione un po’ demodée, ma poi ne capirai l’utilità. Vorrei chiederti di immaginare di vivere in un paese in cui tu non abbia il diritto di sposarti con una persona di sesso diverso dal tuo, lo so, devi faticare un po’, ma prova lo stesso. Essendoti innamorato di una donna, vi sarebbe piaciuto programmare una vita insieme, avere dei figli, perché no? Ma tutto questo non vi viene permesso, potete amarvi (con discrezione, però niente esibizionismi), anche abitare insieme (sempre che troviate un padrone di casa che non faccia obiezioni..) ma niente figli, meno che mai adottati, niente. La famiglia giusta è quella omogenitoriale. Dirai subito che il paragone è assurdo, è fantascienza ! Ovvio, hai ragione, ma ti ho chiesto di provare a immaginarlo per poi poterti chiedere di pensare come saresti cresciuto. Intanto avresti escluso dal tuo futuro ogni possibilità di crearti una famiglia, soprattutto se sei nato parecchi anni fa, quando l’urgenza più grande era la conquista della visibilità, altro che pensare al tuo buon diritto di formare una famiglia tua.

Avresti amato donne, certo, ma quasi sempre erano amori clandestini, da vivere nascosti, quindi fragili, quelli che duravano erano rari. Intanto gli anni passavano, crescevi, diventavi grande, poi adulto, finalmente vecchio, in molti, moltissimi casi senza una compagna con cui dividere la tua vita. Avrai avuto relazioni, ma invece di preservarle, le avevi lasciate cadere, in attesa di un’altra che ti paresse più soddisfacente. Fino al giorno in cui ti sei reso conto che avevi oltrepassato l’età dell’innamoramento e ti rimaneva solo più quella del sesso quando capita.

Sarebbe stata questa, più o meno, la tua vita se fossi vissuto in un paese dove esistevano solo leggi che discriminavano gli eterosessuali.

Non è un bel quadro quello che ti ho descritto, ma reale.

Sperando che tu ci abbia un po’ riflettuto, ti rivolgo adesso la stessa domanda, ambientandola in una paese specifico, l’Italia, dove la storia che ti ho raccontato rimane la stessa, basta che tu sostituisca eterosessuale con omosessuale e sei salvo. Lo sei tu, ma non quei 10/15 milioni di italiani che etero non sono. Il numero è esagerato ? Non credo, nel 1948 il Rapporto Kinsey aveva rivelato che in America erano omosessuali il 5/10 % degli americani. Tenendo presente che in quegli anni era quasi impossibile dichiararsi, molti erano quelli che si nascondevano o, se moderatamente coraggiosi, dicevano essere bisessuali, beh, se quel sondaggio, venisse fatto oggi, vedresti come quei numeri che ti ho dato io potrebbero non essere veri ma per difetto. Un milione più o meno, non cambia però il risultato.

Allora, caro Amico etero, prova a metterti nei miei panni, non credi che incazzarsi sia il minimo che uno può provare? Le minoranze, da sole, non ce l’hanno mai fatta, numericamente, a vincere. Abbiamo sempre avuto bisogno delle maggioranze illuminate per arrivare a conquistare i nostri diritti, qualcuno che capisca quanto i panni che siamo stati obbligati a vestire non ci vadano più bene, che li vogliamo cambiare con altri eguali ai vostri. In altre parole: stessi diritti, stessi doveri. Ci dai una mano?

Credimi, tuo

Angelo Pezzana

di Angelo Pezzana

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