Caso Marrazzo: aggredita un’altra trans

Fabiola, che vive nello stesso stabile in cui viveva Brenda, è stata aggredita da due italiani che volevano prenderle le chiavi di casa a tutti i costi: “Via da Roma. Prima Brenda, ora io: un incubo”

Ha raccontato di essere stata aggredita da due uomini italiani nello stesso stabile in cui viveva anche Brenda. Il suo nome è Fabiola ed è una delle trans sentite dalla questura nei giorni subito successivi all’incendio in cui è morta, appunto, Brenda. L’aggressione è avvenuta ieri mattina all’alba.

"Sono salita per parcheggiare e mi sono trovata davanti un uomo, alto, che cercava di fermarmi. Ho subito pensato che fosse un cliente e gli dicevo di no, che avevo finito di lavorare. Ma lui insisteva e io ho iniziato ad avere paura – ha raccontato Fabiola -. Ho ingranato la retromarcia per andarmene, ma un´auto si è messa perpendicolare e non mi lasciava passare. Io ero terrorizzata, ho suonato il clacson. Credo che qualcuno si sia affacciato e abbia urlato qualcosa perché l’altro uomo, quello che a piedi aveva cercato di avvicinarmi, è salito sulla station wagon grigia dell´amico e sono andati via".

Terrorizzata, Fabiola decide di non andare a casa sua, ma da un’amica che abita altrove. Alle nove, quando torna in Via dei Due Ponti, trova di nuovo i due aggressori, ad aspettarla. "Quello alto sempre a piedi e l’amico sempre sulla familiare grigia – continua la trans raccontando l’episodio a Repubblica.it -. Prima mi ha chiesto quanto volevo. Io ho ripetuto che non stavo lavorando e sono corsa su per le scale. Ma lui non mi mollava, mi seguiva. E quando in fretta e furia ho cercato di entrare in casa, lui mi è saltato addosso. ‘Dammi le chiavi di casa, mi ripeteva, dammi le chiavi’. Mi ha tirato un cazzotto, io sono caduta. E allora si è accanito si di me con calci e pugni. Poi mi ha strappato i vestiti. Voleva il mazzo di chiavi che tenevo fra le mani, ma io non ho ceduto. Mi sono difesa come potevo. L´ho graffiato in viso, gli ho dato un calcio. E, soprattutto, ho urlato. Chiedevo aiuto. Tanto da essere sentita dalla vicina che è uscita e si è messa ad strillare. Solo allora quell’uomo è andato via". I vicini, che hanno sentito le urla di Fabiola e capito che qualcosa non andava, hanno chiamato il 112, ma quando i carabinieri sono arrivati, la trans era già andata via. Non ha voluto sporgere denuncia, perché, dice, non si fida più di nessuno. "Volevo solo andarmene lontano da qui e poi ormai non mi fido più di nessuno. Ora sono tornata solo per fare la valigia, me ne voglio andare da Roma. Prima Brenda, ora me. Questo è un incubo".

E proprio ieri mattina, come annunciato, le associazioni Libellula e Di’Gay Project hanno incontrato le autorità in questura. "E’ una situazione incandescente – denuncia la presidente di Di’ Gay Project, Imma Battaglia -. Occorre che le forze dell’ordine facciano tutto il possibile per fare luce subito su questa nuova aggressione a via Due Ponti e che sia garantita sicurezza alle trans a prescindere anche dal loro status o meno di clandestinità. Il giro di criminalità coinvolto è tale da creare lo stato di massima allerta".

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Intanto continuano a confluire dettagli e rivelazioni in modo confuso e a volte spiazzante. Ieri sera a Porta a Porta, ad esempio, China, una delle trans amiche di Brenda ha raccontato che l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo aveva dato all’amica morta 30 mila euro che China stessa avrebbe contato personalmente. Circostanza che l’avvocato di Marrazzo, Luca Petrucci, ha definito inverosimile specificando che il giornalista in nessuna circostanza ha mai pagato più di 1000 euro. E poi c’è una telefonata che Brenda ha fatto per cercare il governatore, in vano, tra il 7 e il 17 luglio. La trama, insomma si infittisce e si arricchisce di particolari anche a proposito del famoso computer, i cui faile sarebbero ormai salvi, e della morte di Gianguerrino Cafasso, l’uomo diventato famoso come "il pusher delle transessuali" vittima di un’overdose, a quanto pare confezionata ad hoc, lo scorso settembre.