Cassazione: è reato insultare qualcuno dandogli del “gay”

La Suprema Corte ha stabilito che usare l’orientamento sessuale come offesa nei confronti di qualcuno è reato. I giudici suppliscono alla mancanza di una legge contro l’omofobia.

La giustizia dei tribunali è arrivata prima della politica in tema di omofobia, proprio come si spera che accada il prossimo 23 marzo quando la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità di vietarel e nozze tra persone dello stesso sesso. La Corte di Cassazione ha stabilito, con la sentenza numero 1939, che dire "gay" a qualcuno con intento denigratorio, anche se ci si dichiara laici e senza pregiudizi, è reato. Con questa sentenza la Cassazione ha confermato la multa di 400 euro comminata ad un vigile urbano 60enne di Ancona che nel 2002 aveva dato del gay ad un suo collega con il quale c’era una forte rivalità per l’ottenimento della qualifica di comandante. Nella lettera l’autore faceva esplicito riferimento ad una presunta vacanza in montagna del collega con un marinaio e del fatto che l’uomo era anche stato allontanato da un club sportivo frequentato da minorenni, con l’ennesima odiosissima allusione ad un’analogia tra omosessualità e pedofilia.

La Suprema Corte ha stabilito che l’espressione è da censurare perché ha un intento denigratorio ed esprime riprovazione per l’orientamento omosessuale."Il tribunale di Ancona – scrivono i giudici della Cassazione -, in sede di rinvio, ha svolto correttamente la sua funzione inquadrando per un verso il termine ‘gay’ utilizzato nella lettera agli episodi ricordati (vacanza col marinaio e allontanamento dal club), e valutando le ulteriori accuse presenti nella missiva ritenuta offensiva, come denigratorie con giudizio di merito logicamente motivato". La stessa Cassazione aveva respinto il primo ricorso perché aveva giudicato "contraddittorie" le motivazioni "perché la stessa declaratoria di apertura culturale ed agnosticismo nei confronti dell’omosessualità denota chiaramente la riprovazione dell’imputato per le tendenze omosessuali del contraddittore, e la valenza offensiva che attribuiva al termine ‘gay’ ed alla peculiare diversità che evidentemente a suo avviso esprimeva".

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L’avvocato Michele Brunetti, legale del vigile parte lesa nella causa di Ancona, ha dichiarato che il suo cliente, che naturalmente si è detto soddisfatto per la sentenza della Cassazione, si è sentito offeso "perché lui non è affatto omosessuale. Certamente va in vacanza con amici e non si e’ mai sposato ma non ho mai avuto l’impressione che abbia quella tendenza".

"E’ molto importante la sentenza della Cassazione che condanna come ingiuria dare del gay a qualcuno. E’ importante sia sul piano del diritto che su quello culturale – afferma Imma Battaglia, presidente di Gay Project -. Ancora troppo spesso dare del gay è considerato un modo per offendere qualcuno. Fa parte degli usi e dei costumi di molti ed è bene che si inizi a cambiare registro. In più se si pensa, come nel caso preso in esame dalla Cassazione, che spesso si allude all’equazione tra gay e pedofilia questa sentenza va nella giusta direzione. Ora mi auguro che si possa finalmente pensare e parlare di gay senza mirare ad offendere qualcuno. Inoltre mi auguro che questa sentenza sia di buon auspicio per un’altra decisione che aspettiamo per il 23 marzo da parte della Corte Costituzionale sulla questione dei matrimoni gay".

"La sentenza della Cassazione è sacrosanta, ingiuriare un omosessuale è una reato esattamente come ingiuriare qualsiasi altro cittadino – ha dichiarato Franco Grillini, presidente di Gaynet -. L’uso della parola ‘gay’ come ingiuria è inaccettabile per non parlare di tutte le offese che verso gli omosessuali si adottano persino nelle trasmissioni televisive senza freni. Il reato di ingiuria (di calunnia e di diffamazione aggiungiamo noi) esiste da tempo nel nostro codice penale, fa parte di quei reati ‘d’onore’ che il Parlamento non ha mai voluto riconoscere come omofobia legiferando coerentemente. Ancora una volta la giurisdizione svolge un ruolo di supplenza a un parlamento sordo ad ogni richiesta della comunità lgbt".

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"Non possiamo non plaudire ad un giudice che ha ritenuto opportuno sanzionare una persona che ha usato in modo spregiativo l’orientamento sessuale di un’altra – ha dichiarato all’Adnkronos Andrea Berardicurti delle segreteria politica del Circolo Mario Mieli -. La sentenza è giusta e sancisce anche in Italia che non è possibile offendere in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere senza pagare nessuna conseguenza". "Come Circolo Mario Mieli riteniamo che questa sentenza vada nel solco dell’affermazione dei diritti civili delle persone omosessuali, lesbiche e trans  – sottolinea Berardicurti – che da anni richiedono tutela". E non poteva mancare anche la condanna, da parte del Circolo Mario Mieli, del parallelismo tra gay e pedofilia. "La maggioranza degli scandali non arriva certo dalla comunità omosessuale  – spiega ancora Berardicurti – ma in altri ambiti, come quello famigliare e delle comunità religiose. Quella di un omosessuale è una scelta difficile, complicata, anche pericolosa in una città come Roma che è per percentuale di omicidi gay la prima in Europa e forse nel mondo".