La Cassazione sentenzia: “Dare dell’omosessuale non è un’offesa”

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"È da escludere che il termine 'omosessuale' utilizzato dall'imputato abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo".

Cassazione
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La Cassazione ha finalmente cancellato ogni pregiudizio dal significato della parola “omosessuale”.

Nel presente contesto storico” è da escludere che “il termine ‘omosessuale'” abbia conservato “un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto“.

Il termine, diversamente da altri che mantengono il loro carattere fortemente denigratorio, è entrato nell’uso corrente e attiene alle “preferenze sessuali dell’individuo”. Non è perciò lesivo nei confronti di nessuno, etero o gay che sia.

Lo sancisce la Cassazione con la sentenza 50659, annullando la condanna per diffamazione inflitta a un uomo che aveva usato questo termine rivolgendosi a un eterosessuale nel corso di una querela per motivi legati alla moglie.

La tipicità della condotta di diffamazione“, scrive la Suprema Corte, “consiste nell’offesa alla reputazione: è dunque necessario che i termini dispiegati o il concetto veicolato, nel caso di comunicazione scritta o orale, siano oggettivamente idonei a ledere la reputazione del soggetto. È innanzi tutto da escludere che il termine ‘omosessuale’ utilizzato dall’imputato abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo“, conclude la Cassazione.

Fonte: Repubblica

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