Cassero ad Arcigay: “Improprio l’incontro a porte chiuse con Barilla”

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E' polemica tra lo storico circolo bolognese e la direzione nazionale che ha partecipato all'incontro delle associazioni con Barilla: "Una questione generalista ridotta a personalista".

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Vincenzo Branà

Vincenzo Branà

La polemica che, ci tiene a precisare Vincenzo Branà (il secondo da sinistra nella foto accanto al titolo), non porterà ad una rottura interna, si consuma tutta via etere, sulle frequenze di Radi Città del capo, emittente bolognese alla quale il presidente del Cassero affida le sue critiche per come è stata gestita la vicenda Barilla , nello specifico l’incontro a porte chiuse con l’AD del colosso della pasta.

“Non capisco perché questo momento di chiarimento non poteva essere pubblico – attacca il presidente dello storico circolo Arcigay -. Perché si tratta di un caso che ha interessato milioni di persone che è precipitato in una stanza chiusa con poche notizie all’esterno e questo a tutela di uno dei più grandi imprenditori del tessuto nazionale”.

Il caso Barilla, infatti, ha assunto presto una valenza internazionale sia perché il brand è noto a livello globale, sia perché le campagne di boicottaggio sono partite anche da oltreoceano. Per questo, secondo Branà, è stato “improprio che le associazioni abbiano ricomposto” una reazione che è andata ben oltre quello che le associazioni stesse potevano scatenare e gestire.

Vincenzo Branà (a sinistra) con Flavio Romani al Bologna Pride 2013

Vincenzo Branà (a sinistra) con Flavio Romani al Bologna Pride 2013

La questione, poi, va spostata su un piano più ampio, perché, spiega il presidente del Cassero, il problema non è Barilla e il suo scivolone, ma i linguaggi in genere usati dal mondo della pubblicità di cui gli spot della pasta più famosa del mondo sono solo un esempio. “Si è ridotta una questione generalista – sottolinea Branà – in una personalistica”.

Adesso, conclude, “mi aspetto che la discussione torni su questi termini” ovvero che si torni a parlare in senso più ampio degli stereotipi e dei linguaggi che la pubblicità, non solo televisiva, continua a riproporre da decenni.

Intanto, da oltreoceano, Rich Ferraro responsabile delle comunicazioni per la GLAAD suggerisce a Barilla un altro modo per rendere più credibili le sue scuse: finanziare le associazioni lgbt italiane. “Credo che il contraccolpo subito dimostri che l’omofobia fa male agli affari – continua Ferraro – perché viviamo in un mondo dove le persone lgbt sono rispettate e accettate. Diversamente da quanto accadeva 5 anni fa”.

Di seguito l’audio completo dell’intervista rilasciata da Branà a Radio Città del Capo.

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