Castro ammette: mia responsabilità la repressione dei gay

L’ex presidente dell’isola caraibica ammette le sue reponsabilità nelle persecuzioni a danno degli omosessuali dopo la rivoluzione del 1959. È stata «una grande ingiustizia».

L’ex presidente Fidel Castro ha ammesso la propria responsabilità nella persecuzione contro gli omosessuali a Cuba subito dopo il trionfo della Rivoluzione, nel 1959. «Se qualcuno è responsabile, sono io». È stata «una grande ingiustizia», ha detto Castro, 84 anni, in un’intervista alla direttrice del quotidiano messicano La Jornada, Carmen Lira, pubblicata oggi dai media cubani.

Castro ha aggiunto che «in quei momenti non mi potevo occupare di questo caso. Ero immerso nella crisi di ottobre (la "crisi dei missili" tra gli Usa, l’Urss e Cuba nel 1962), nella guerra e nelle questioni politiche». Secondo Castro, l’omofobia nei confronti degli omosessuali, i quali sono stati mandati nei campi di lavoro militare-agricola, «è avvenuto come reazione spontanea nelle file rivoluzionarie, che seguivano le tradizioni» del Paese, dove negri e gay erano discriminati.

A condizionare il giudizio di Castro potrebbe essere stata la nipote Mariela Castro Espin, figlia del fratello Raul, fortemente impegnata da anni nella tutela della minoranza lgbt. Mariela, che dirige il Centro cubano di educazione sessuale (Cenesex), dichiarò lo scorso novembre che il parlamento cubano studierà la possibilità di legalizzare le unioni civili tra persone dello stesso sesso e di legittimare le adozioni per coppie gay e lesbiche.

Ti suggeriamo anche  Cuba rinuncia ai matrimoni gay nonostante il favore della maggioranza nel Paese