Cecenia, due testimoni raccontano le torture subite perché omosessuali

L’attivista Rémy Bonny ha raccolto le testimonianze di due gay catturati, imprigionati e torturati in Cecenia.

In Cecenia è vergognosamente ricominciata la caccia alle persone ritenute omosessuali, con ulteriori aggiornamenti attesi quest’oggi. Nell’attesa l’attivista LGBT Rémy Bonny (@remybonny su Twitter, @remy.bonny su Instagram) ha raccontato le incredibili storie due rfugiati gay ceceni, catturati e torturati dal regime di Ramzan Kadyrov. Testimonianze anonime, ovviamente, da lui raccolte negli ultimi mesi.

La prima vittima è fuggita in Belgio nel 2018, dove ora vive insieme ad un parente che non sa nulla della sua omosessualità. La comunicazione con questo testimone è avvenuta tramite un’app di messaggi criptati. La vittima è stata detenuta ad Argun dal 16/07/2018 al 25/07/2018. 9 giorni pieni, con un arresto diventato realtà mentre era al lavoro.

“Sono stato torturato da un mio parente che lavora per la polizia cecena, sono fuggito pagandogli un sacco di soldi”, ha rivelato il giovane. Il parente del testimone lavora presso la Polizia di Argun, con l’ordine dell’arresto arrivato dal Capo della Polizia, Kataev Ayub. Interrogato da quest’ultimo, il detenuto è stato poi portato in un luogo sconosciuto nel bel mezzo della notte. Arrivato, è stato sbattuto in cella con pochi vestiti e solo pane e acqua. Picchiato, il giovane è stato letteralmente torturato. La vittima è stata catturata e imprigionata perché omosessuale:

“C’era un video in cui ne parlavo nell’appartamento di un amico. Sono stato incastrato dai ragazzi della mia città che conosco da quasi tutta la mia vita”. Rilasciato dopo aver pagato un’ingente somma, il ragazzo è fuggito prima in Russia e successivamente in Belgio.

Il secondo testimone è un testimone indiretto, fuggito nel 2016 perché perseguitato in quanto omosessuale. L’uomo ha fornito informazioni sul suo ex fidanzato, che è stato arrestato dalle autorità cecene nel 2018. L’incontro tra il testimone indiretto e Rémy Bonny è avvenuto a Eindhoven, Paesi Bassi, il 29/12/2018.

Il fidanzato è stato arrestato perché sospettato di omosessualità e di tossicodipendenza. Il giovane è rimasto in galera per 55 giorni. È stato preso in detenzione da Gayrbek Delimkhanov – capo dell’Unità di prevenzione della droga a Grozny. Delimkhanov è un membro della famiglia di Ramzan Kadyrov, leader ceceno che ha sempre negato l’esistenza di veri e propri campi di concentramento per omosessuali.

Durante il periodo di detenzione, la vittima è stata picchiata ed è stata vittima di bullismo ogni santo giorno. I prigionieri, inoltre, dovevano lavorare “come schiavi, gratuitamente”. Altri omosessuali erano detenuti nel centro. Almeno 20 persone condividevano la cella con il fidanzato del testimone indiretto.

Nella giornata di oggi il giornale russo Novaya Gazeta dovrebbe rilasciare ulteriori notizie sulla nuova ondata di arresti che ha travolto la comunità LGBT cecena. Nel totale e colpevole silenzio dell’Europa.