Censimento 2011: coppie gay a rischio scomparsa

In Autunno partirà il decennale appuntamento dell’Istat col censimento generale della popolazione italiana. Un’occasione unica per contare quante coppie gay ci sono nel nostro paese. Ecco perché.

Tra qualche mese l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica che ha il ruolo di rilevare i fenomeni sociali del paese, inzierà le operazioni per il decennale censimento della popolazione italiana. Operativo dall’autunno del 2010, i questionari sono però già in fase di preparazione da parte dei ricercatori dell’istituto per decidere quali domande sottoporre ai cittadini. L’occasione per conoscere davvero quante coppie gay ci sono in Italia è unica. Come ci spiega l’economista Carlo D’Ippoliti, ricercatore della Facoltà di Statistica all’Università La Sapienza di Roma.

D’Ippoliti, è uscito con un articolo sul sito economico "La Voce" intitolato I gay che non contano dove spiega l’importanza del censimento 2011 per le coppie gay italiane. La può spiegare anche a noi in termini meno tecnici?

In quell’articolo parto da una considerazione molto semplice: nel censimento del 2001, le risposte date da persone dello stesso sesso che dichiaravano di essere conviventi vennero modificate, per dirla in modo banale, trasformandole in persone senza relazioni di parentela, cioè senza alcun vincolo affettivo. Invece è importante rilevare il dato delle coppie gay e lesbiche conviventi perché gli economisti possano fare ricerca e anche per smascherare luoghi comuni che generano politiche discriminatorie.

Mi può fare un esempio?

Ad esempio, conoscere le condizioni di vita delle coppie gay in una data città è utile a quel comune per farle accedere alle graduatorie dell’edilizia pubblica o per politiche di assistenza sociale.

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C’è un’emergenza sociale delle coppie gay rispetto all’edilizia pubblica?

Non si può dire finché non ci sono dei dati, appunto.  Sapere quante coppie gay ci sono, in sostanza, non è un vezzo intellettuale o una ricerca inutile. Serve per conoscere un fenomeno sociale su cui non ci sono mai stati dati certi, e il censimento 2011 è un’occasione che si ripeterà solo tra altri dieci anni.

Quando si svolgerà il censimento?

Informalmente si può dire che le decisioni sul questionario saranno prese entro febbraio, marzo. Ci vorranno poi dei mesi per la macchina organizzativa: reclutare e formare gli operatori, distribuire i questionari ai comuni ecc. La fase vera e propria di compilazione dei questionari avverrà nell’autunno del 2010 mentre i dati non arriveranno prima del 2011 inoltrato se non addirittura nel 2012.

L’Europa dà qualche indicazione?

Sì, esiste un regolamento del Parlamento Europeo che risale al luglio 2008. Specifica le domande di base che devono essere presenti e al tempo stesso lascia ampia libertà agli Stati di decidere cosa includere e cosa omettere. Fra le informazioni minime, ad esempio, c’è il riferimento al sesso mentre manca qualsiasi riferimento al genere. Questo comporta che ogni Stato censirà a modo proprio le persone transessuali.

Dichiarare di essere convivente di una persona dello stesso sesso viola il diritto alla privacy. Come si supera questo limite?

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La legge italiana sulla privacy vieta di raccogliere dati sull’orientamento sessuale. Ma se due persone dello stesso sesso dichiarano di essere convivienti per motivi affettivi è come se dicessero di essere gay o lesbiche. Per questo serve un’autorizzazione specifica da parte del Garante della privacy o con un intervento legislativo. Altrimenti si creerebbe il paradosso per cui l’Istat o evita di chiedere a chiunque se convive oppure lo chiede solo agli eterosessuali, un’assurdità.

Quindi non verranno censiti tutti i gay e le lesbiche italiani?

No. Non è una raccolta sull’universo lgbt ma una prima informazione, quella sul numero di coppie lgbt conviventi. Il censimento non risolve tutti i mali, e infatti è importante che ci siano anche altri progetti mirati. Di recente, ad esempio, si è concluso un concorso per tre ricercatori che portino avanti un’"Indagine sulle discriminazioni per genere, orientamento sessuale, origine etnica" su condizioni e qualità della vita di gay e lesbiche.

Non pensa che se fossero in pochi a dichiarare di essere conviventi il risultato potrebbe essere falsato?

Come ricercatore non posso avere una speranza a priori sui risultati dell’analisi. Lo spirito dell’iniziativa è quella di conoscere per capire. Se si scoprisse che emergenza non c’è non potrei che essene felice. Sempre meglio dei pregiudizi alimentati dalla mancanza di informazioni.

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di Daniele Nardini