CHE L’OLANDA CI GUIDI

Unione Europea e unioni gay. In sette paesi su quindici manca un quadro giuridico nazionale a tutela delle coppie omosessuali. Se ne parla a Milano, al convegno che chiude la Pride-week.

MILANO – Gli Stati Uniti d’Europa non esistono ancora ma di "Unioni d’Europa" si può già parlare. Questo il titolo scelto da Arcigay Nazionale per la conferenza che, venerdì 12 giugno, precederà la manifestazione del Gay Pride di Milano del giorno seguente: Unioni d’Europa, ovvero famiglie d’Europa.

In Europa è in corso una vera e propria battaglia per l’affermazione della pari dignità dell’amore omosessuale. Si procede con strategie sofisticate e per singoli scontri. Nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea si proclama solennemente all’Articolo 9 il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia: "Il diritto di sposarsi ed il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio". Va però notato che, seppur demandando ai singoli stati le regole per accedere all’istituto giuridico del matrimonio, la Carta sancisce il principio fondamentale di separazione tra il diritto di formare una famiglia e quello di sposarsi, due diritti distinti che rispecchiano la complessità attuale della società europea in cui la parola "famiglia" non può che essere declinata al plurale.

In un’Europa che si pone sempre di più oggi a garanzia delle libertà degli individui ed a tutela delle loro condizioni personali, salta però all’occhio il fortissimo differenziale che esiste nei diversi stati dell’Unione nella tutela delle convivenze e delle differenti forme familiari. Se in Olanda dal primo aprile 2001 è possibile anche per le coppie omosessuali accedere all’istituto del matrimonio, nei paesi scandinavi vi è un istituto parallelo riservato alle coppie omosessuali, mentre in Francia il PaCS offre un quadro giuridico a tutte le coppie di fatto che non vogliono o, anche volendo, non possono sposarsi, come è il caso delle coppie omosessuali. In sette paesi su quindici però manca un quadro giuridico nazionale a tutela delle coppie omosessuali con gravi conseguenze: da un lato certi cittadini europei hanno più diritti e più protezione di altri, dall’altro il non riconoscimento di legami affettivi sanciti in un paese ma ignorati altrove pone gravi limiti alla libertà circolazione delle persone nel territorio dell’Unione.

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Nella conferenza, alle ore 15:00 al Teatro Parenti di Milano, via Pier Lombardo n. 16, i partecipanti potranno discutere direttamente con i protagonisti di questa battaglia europea: Gianni Vattimo, eurodeputato PSE, alfiere della parità dei diritti delle persone omosessuali nell’Unione Boris Dittrich, parlamentare olandese, padre della legge sul matrimonio gay nei Paesi Bassi Franco Grillini, parlamentare italiano, primo firmatario di una proposta di legge sul matrimonio gay in Italia. gli europarlamentari Monica Frassoni (Verdi) e Benedetto della Vedova (Radicali). Introduce e modera il presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice. Ci saranno anche le relazioni introduttive di Stefano Fabeni, direttore Cersgosig, e Valerio Pocar, docente di Sociologia del Diritto, Università di Milano La Bicocca.

Il Pride di Milano avrà poi la sua giornata conclusiva sabato 22 giugno, con la grande parata: concentramento alle 15 in Porta Venezia, partenza alle 16, saluti dal palco in largo Cairoli alle 20, per un appuntamento che si preannuncia memorabile.

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