CHI CAVALCHERÀ IL PEGASO?

Venerdi si aprirà il XII Congresso Nazionale dell’Arcigay. Due candidati una sola poltrona, quella della presidenza. Noi li abbiamo intervistati. Ecco cosa ci hanno detto

Leggi l’intervista a Aurelio Mancuso

Leggi l’intervista a Ezio Menzione

È un periodo di fuoco per il movimento GLBT italiano: il Family Day , la Families Night e il Family Gay , il prossimo Gay Pride , il Congresso sulla Famiglia di Firenze e le dichiarazioni della ministra Bindi, le proposte di legge sulle coppie di fatto in discussione al Senato e i veti del Vaticano.

In questo clima si apre l’11 maggio prossimo a Milano il XII Congresso Nazionale dell’Arcigay. Tre giorni per discutere, questa volta più che mai, di parità di diritti e dignità, di coppie e famiglia, di omofobia e pregiudizi. Ma anche tre giorni cruciali per il futuro, dato che in quell’occasione si rinnoveranno i vertici dell’ormai decennale associazione, la maggiore rappresentante delle istanze degli omosessuali italiani.

E certamente non mancheranno riferimenti alla decisione di Franco Grillini di abbandonare i Ds, dopo la creazione del tanto discusso Partito Democratico, per pensare alla fondazione di una nuova organizzazione politica specificatamente GLBT. Formazione trasversale, a quanto pare, dato che dovrebbe aderire anche l’ex forzista Alessandro Cecchi Paone.

Politica e società, insomma, a dominare l’appuntamento milanese.

Sono due i candidati alla presidenza nazionale di Arcigay: l’avvocato Ezio Menzione e il giornalista Aurelio Mancuso, supportati da due diverse mozioni, intitolate rispettivamente Diritti in movimento e Visibili cambiamenti.

I 198 delegati, che rappresentano i 180.000 tesserati dell’associazione, dovranno scegliere tra i due pensando a temi fondamentali.

«Sarà un congresso importante che dovrà saper parlare all’Italia. – dichiara Sergio Lo Giudice, presidente uscente – Gay, lesbiche, bisessuali e transgender in questi anni sono protagonisti di una rivoluzione dei costumi e della mentalità. Anche se rimane un fenomeno diffuso di invisibilità LGBT, le vite e le esperienze di molti e molte di noi sono definitivamente uscite dall’armadio di una cupa clandestinità e si presentano al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica come testimonianze di innovazione». Non fa bilanci della sua presidenza che sta per finire, Lo Giudice, ma pensa piuttosto al futuro e rivolge un velato, ma neanche tanto, invito al suo successore. «Riempiamo quella tessera di contenuti partecipando in prima persona alle attività dei nostri comitati provinciali. – conclude il quasi ex presidente – Per essere, ognuno ed ognuna di noi, protagonisti di una nuova stagione di diritti e seminatori di libertà».

Una chiara richiesta di dialogo con i tesserati di ogni circolo, ma non solo. Non resta che leggere come i due candidati vedono il futuro dell’associazione.

Caterina Coppola

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