Chiesa e politica: le reazioni al ‘Dico No’ su coppie gay

Il vero obiettivo del rigetto si ogni legge sulle coppie di fatto è l’avversione totale e ideologica della CEI contro ogni legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso. Le reazioni.

CITTA’ DEL VATICANO – Chi si aspettava una nota della Conferenza Episcopale Italiana che tranciasse definitivamente le gambe a ogni progetto di legge che prendesse a cuore i bisogni e i diritti delle coppie omosessuali che vivono in questo paese è stato accontento. Nell’annunciata Nota sui Dico diffusa oggi i vescovi italiani ribadiscono che “La legalizzazione delle unioni di fatto è inaccettabile sul piano di principio e pericolosa sul piano sociale ed educativo” e che “un problema ancor più grave” sarebbe “la legalizzazione delle unioni di persone delle o stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile.”

Gongolano i Popolari Udeur di Clemente Mastella: “Oggi non ci sentiamo soli” affermano. “Chi è contrario e accusa la Chiesa di ingerenza, o è in malafede o non vuole percepire gli insegnamenti della Chiesa cattolica come vincolanti”. “Ma noi ribadiamo – prosegue la nota dei Popolari Udeur – che non si può essere ‘cattolici a tempo determinato’. Dunque ribadiamo che voteremo no ai Dico, perché, pur riconoscendo i diritti degli individui, riteniamo che vada valorizzata prima di tutto la famiglia, come definita nella Costituzione.”

Per il coordinatore dell’esecutivo della Margherita Antonello Soro “La nota pastorale della Cei richiede a tutti i cattolici impegnati in politica un supplemento di riflessione e di attenzione” e non ritiene che il ddl sui Dico possa cadere la scure del vincolante documento dell’episcopato italiano: ‘Noi – spiega – non abbiamo inteso legalizzare le coppie di fatto quanto piuttosto dare una tutela ai soggetti più deboli presenti nelle coppie di fatto.” Per Soro “Quello legislativo è l’ambito per eccellenza della mediazione, mentre l’ambito dei valori non è negoziabile. Per il cattolico sono ambiti che non sono tenuti separati. Ma più l’ambito dei valori viene richiamato alla nostra attenzione e più noi abbiamo l’ambizione di fare una cosa importante, nel rispetto del nostro mandato parlamentare.”

Per Angelo Sanza di Forza Italia “è un dovere morale” rifarsi alla nota, la cui Nota rappresenterebbe la “la necessità apostolica di richiamare e indirizzare il politico cattolico. È nostro dovere morale di parlamentari cattolici e di testimoni della fede nelle istituzioni dare piena adesione e assumere atteggiamenti conseguenti.” Sanza si augura quindi che verrà debitamente usato il disegno di legge del suo collega di partito Alfredo Biondi: “Sarebbe auspicabile – conclude – che dalla Commissione del Senato arrivasse un segnale positivo in tale direzione.”

Il presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ritiene che “La Cei dovrebbe evitare di alzare steccati ideologici e tutti dovrebbero ricordare che lo Stato laico è una garanzia per tutti i cittadini e il Parlamento ha il dovere di estendere i diritti a chi oggi ne è escluso. Non servono una norma che non intacca la famiglia tradizionale, ma da un riconoscimento giuridico che esiste negli altri paesi europei. La politica italiana non commetta l’errore di essere più arretrata della società civile che intende rappresentare. Un conto – conclude il leader del Sole che ride – è dare giustamente il sostegno alle famiglie, sul quale siamo tutti d’accordo, un altro è voler impedire il riconoscimento di diritti a persone che non ne hanno.”

Per la presidente del gruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro “Far originare i diritti dei conviventi dalla situazione di fatto piuttosto che da un negozio giuridico forse aiuterebbe a rasserenare il clima…”

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“Vorrei precisare – sottolinea Finocchiaro – che quanti ritengono che vadano riconosciuti i diritti nascenti dalla convivenza non fanno certo riferimento all’articolo 29 della Costituzione, che tutela esclusivamente la famiglia fondata sul matrimonio, ma più precisamente agli articoli 2 e 3 della Costituzione che tutelano, rispettivamente, ‘i diritti inviolabili’ dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità e il principio di pari dignità sociale e di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzioni di sesso e di condizioni personali e sociali.” Per la capogruppo dell’Ulivo al Senato “il Parlamento di uno Stato laico ha in ogni caso il dovere di procedere alla ricerca di un testo condiviso sulle unioni civili. Se non lo facesse abdicherebbe al proprio ruolo in favore di una regolazione della materia operata, di volta in volta, dalla giurisprudenza sempre più spesso chiamata a pronunciarsi su questo tema sociale.”

Titti de Simone, deputata di Rifondazione comunista-Sinistra Europea, ritiene che “Con la nota sulle coppie di fatto diffusa oggi, la Cei, ha completato il pacchetto di ‘consegne’ per le truppe vaticane che il 12 aprile sfileranno a Roma per il ‘family day’. I ‘generali’ comandano, i soldati rispondono e poco importa se gli ordini poco hanno a che fare con giustizia, solidarietà e tolleranza.” Per De Simone la Nota rappresenta l’ennesima “vera e propria intercessione politica che mette in serio pericolo l’indipendenza della politica e l’autonomia dello Stato. In un momento in cui il fondamentalismo religioso mette a ferro e fuoco il mondo intero, le autorità vaticane urlano il loro odio e il loro razzismo per l’omosessualità richiamando all’ordine anche i propri ‘rappresentanti’ in Parlamento. Quanto sta accadendo ha dell’incredibile e non presenta precedenti in nessun paese occidentale.”

Il deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Turco a Radio Radicale auspica “che le gerarchie vaticane non facciano solamente la faccia feroce, alzando la voce, senza trarne delle conseguenze.Credo che il 99% dei deputati sia perlomeno battezzato e quindi a tutti gli effetti si tratta di parlamentari cattolici” per cui “le gerarchie vaticane, la Cei, traggano le conseguenze della propria politica, prendano i provvedimenti che sono propri del diritto canonico ed ecclesiastico nei confronti di coloro che non rispettano il magistero della Chiesa”. E conclude: “Noi dobbiamo continuare a denunciare che, anche in questo caso, siamo in presenza di una ingerenza”.

Per il senatore Natale D’Amico dell’Ulivo, e portavoce del Gruppo Italiano dell’Internazionale Liberale, “l’atteggiamento della Cei è lo stesso atteggiamento in base al quale la Curia romana provò ad imporre ad Alcide De Gasperi l’inserimento nella Costituzione repubblicana della subordinazione della donna all’uomo all’interno del matrimonio. La civiltà Europea fondata sull’umanesimo e sull’illuminismo – conclude D’Amico – ha fatto giustizia di questo principio così come farà giustizia delle discriminazioni basate sugli orientamenti sessuali e sugli irragionevoli veti posti a tipologie di convivenza diverse da quelle basate sul matrimonio.”

Gloria Buffo, dei Ds, afferma: “Che la Chiesa italiana lanci un anatema contro le coppie di fatto e consideri “pericoloso” legalizzarle, è molto triste. Ma quando la Chiesa arriva a chiedere ai politici di votare in nome della fede e della fedeltà alla gerarchia ecclesiastica, è molto grave.” Buffo convinta che sia “un passo indietro gigantesco in termini di laicità, a cui ci aspettiamo che rispondano i politici interpellati con una parola chiara e in equivoca: la libertà e i diritti degli italiani, la dignità di tante unioni e famiglia diverse tra loro, vengono prima dei richiami dei vescovi”.

Dei Dico dopo la nota dei vescovi si parlerà domani (29 marzo) a Sky Tg24 Pomeriggio, nell’approfondimento condotto da Massimo Leoni. Ospiti della puntata, in onda alle 14.35, Alfredo Biondi di Forza Italia, il segretario dei Radicali, Rita Bernardini, Emanuela Baio Dossi, senatrice dell’Ulivo e il direttore di Tempi, Luigi Amicone. (Roberto Taddeucci)

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